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Alla 60ª Sagra del Vino di Carosino debutta il Premio dedicato alle eccellenze del Primitivo.
(Agen Food) – Roma 09 lug. – di Massimiliano Ciinque – In occasione della 60ª edizione della Sagra del Vino di Carosino, che si svolgerà dal 10 al 12 agosto, il Comune di Carosino, insieme ad Epsos agenzia di comunicazione, alle associazioni del territorio e ai partner che sostengono la manifestazione, ha voluto istituire il Premio Sagra del Vino per celebrare ancora una volta il profondo legame che unisce la comunità carosinese al vino Primitivo e per rendere omaggio a quel rapporto autentico e identitario che da generazioni lega i carosinesi all’uva, alla vendemmia e alla propria storia.
L’idea fondativa della Sagra del Vino è stata proprio quella di valorizzare il prodotto locale, far conoscere nuovi produttori e diffondere la cultura della viticoltura, comprese le tecniche più innovative dell’epoca. Ma, soprattutto, rappresentava l’inizio di una sfida culturale: affermare che il Primitivo non fosse un vino di serie B rispetto a nomi ben più blasonati come Chianti, Barolo o Amarone, bensì un vino di assoluto valore, capace di raccontare un territorio e di rappresentare l’identità stessa della Puglia.
Nel corso degli anni, l’enologia pugliese ed in particolare del Primitivo, è stata protagonista di un ottovolante, ma a partire dagli anni Duemila si è assistito a una costante e ripida salita. La qualità è cresciuta, il Primitivo ha conquistato nuovi mercati e Carosino ha scritto una pagina importante della propria storia vitivinicola quando, attraverso la sua Cantina Sociale, ha dato vita al primo vino DOC del paese: il Don Gaetano.
Oggi, nonostante sul territorio siano rimaste non molte realtà imprenditoriali strutturate accanto a numerosi piccoli produttori custodi di tradizioni antiche, si avverte con forza la volontà di riportare Carosino al centro della scena enologica pugliese, riaffermando il legame profondo che unisce questa comunità al vino, quel “nettare degli dei” che da generazioni ha accompagnato il lavoro, la cultura e l’identità del paese.
L’istituzione del Premio è volta a quel richiamo del passato, dove nella piazza della fontana che sgorga il vino, ogni produttore pugliese ha dato da bere il risultato del suo lavoro tra i campi. Ed oggi, come allora, si vuol dare un valore a chi vive i vigneti, a chi sotto il sole, a dispetto di un clima che non aiuta più, ci mette tutta la forza, l’amore e la volontà per portare dentro la bottiglia il vino che darà gioia e connessione con il territorio ad ogni sorso.
Sono queste le ragioni che hanno spinto il sindaco Onofrio Di Cillo a istituire il Premio della Sagra del Vino di Carosino, un riconoscimento nato con uno spirito preciso: riportare il vino al centro della festa e la festa al servizio del vino. Una scelta significativa anche per un altro motivo: la partecipazione sarà completamente gratuita, affinché ogni produttore, grande o piccolo, possa misurarsi esclusivamente sul valore del proprio lavoro.
Il concorso assegnerà il titolo di Miglior Vino della 60ª Sagra del Vino di Carosino, oltre alle medaglie d’oro, d’argento e di bronzo. A decretare i vincitori sarà una giuria di assoluto prestigio, composta da professionisti che, con competenza e sensibilità, rappresentano alcune delle più autorevoli realtà del panorama enologico internazionale.
A presiederla sarà Enzo Scivetti, responsabile italiano del concorso Grenaches du Monde, giudice internazionale del Concours Mondial de Bruxelles e docente con una lunga esperienza nel settore. Al suo fianco siederanno Zvonko Herceg, presidente dell’Associazione Sommelier della Macedonia; Franco Santini, giornalista enogastronomico del Corriere Vinicolo; Giuseppe Gentile, giudice internazionale e wine manager; e Francesco Galeone, maestro assaggiatore e delegato ONAV di Verona.
La presenza di Zvonko Herceg offrirà inoltre l’occasione per un appuntamento di grande interesse culturale: una masterclass dedicata alla Kratošija, l’antico vitigno balcanico geneticamente imparentato con il Primitivo. Un viaggio attraverso la storia della vite che unisce le due sponde dell’Adriatico e racconta come il vino, prima ancora di essere un prodotto, sia un patrimonio di popoli, di tradizioni e di incontri.
Perché il vino non appartiene a un solo territorio: appartiene a chi lo coltiva con pazienza, a chi lo custodisce con rispetto e a chi sa condividerlo. In fondo, il vino è davvero di tutti e per tutti.
