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Intervista al Vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio: “Così puntiamo sull’agroalimentare”

(Agen Food) – Roma, 19 mag. – di Olga Iembo – Dall’aumento dei prezzi ancora fortemente connotati da instabilità, alle necessità legate alla transizione ecologica, dalle strategie per favorire il ricambio generazionale in agricoltura e allevamento alla lotta all’italian sounding, e molto altro, sono tante le sfide che l’Italia si trova a dover affrontare, preservando ed esaltando il comparto agroalimentare che rappresenta un’eccellenza nel mondo e su cui le Istituzioni dichiarano ripetutamente di voler puntare.

Chiamato a operare in prima linea Gian Marco Centinaio, senatore in quota Lega e vicepresidente vicario del Senato, già sottosegretario di Stato al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, dicastero di cui era in precedenza stato ministro.
“Un settore strategico che, a causa della pandemia, ha attraversato anni difficili e a cui va data la giusta centralità” ha avuto modo di dire Centinaio riferendosi all’agroalimentare, settore rispetto al quale ha risposto alle domande di Agen Food.

Senatore, il 17 gennaio, a Strasburgo, il Commissario all’Agricoltura ha fornito dati allarmanti: l’inflazione dei prezzi dei prodotti alimentari in Europa pari al 18,3% (da novembre 2021 a novembre 2022), rispetto ad un tasso complessivo di aumento dei prezzi dell’11%; redditi degli agricoltori aumentati del 13%, costi di produzione aumentati del 30% mentre l’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli è stato del 24%. Nei diversi Stati membri, oltretutto, è concreto il rischio di speculazione. Come reagire di fronte a tutto questo per sostenere gli operatori del settore e gli stessi consumatori?

“I dati più recenti prevedono fortunatamente una riduzione dell’inflazione nell’immediato futuro. Su queste dinamiche incidono numerosi fattori e purtroppo su alcuni di questi non ci sono grandi margini per poter intervenire nell’immediato. Penso agli effetti della guerra in Ucraina sull’aumento dei costi di produzione e sul minor afflusso sul mercato di cereali e altri prodotti, ma anche all’instabilità meteorologica, che vede alternare fasi di siccità a piogge intense con effetti disastrosi, come in questi giorni. Su altri elementi, invece, è possibile fare di più, ad esempio per migliorare l’accesso al credito reso complicato dall’aumento dei tassi di interesse imposto dalla BCE, oppure sostenendo gli investimenti sulle infrastrutture di approvvigionamento idrico, come il governo sotto l’impulso del ministro Salvini ha iniziato a fare. Infine, penso sia importante un maggiore coinvolgimento dei produttori agricoli nelle dinamiche di formazione dei prezzi, così da bilanciare costi di produzione, introiti degli stessi produttori e prezzi al dettaglio”.

Il 10 maggio, nella nuova riunione plenaria dell’Europarlamento si è dibattuto sul ruolo degli agricoltori nella transizione verde, e la commissaria europea per la finanza sostenibile ha detto “abbiamo bisogno degli agricoltori non solo per produrre cibo, ma anche per affrontare le sfide dell’agenda per la sostenibilità”. Dall’Italia si è mostrata preoccupazione per il fatto che ciò comporti ulteriori obblighi burocratici e pesi economici per i nostri agricoltori. E la delegazione della Lega ha protestato anche contro il nuovo piano d’azione di Bruxelles a tutela delle aree marine, a sostegno dei pescatori e denunciando la possibile perdita di 2088 aziende che andrebbero in fallimento. La sua posizione?

“Condivido la priorità che la Commissione Europea sta assegnando alla transizione ecologica. Condivido meno il furore ideologico che talvolta sembra utilizzare nell’affrontare la questione, in particolare ad opera del vicepresidente socialista Timmermans. Noi abbiamo il dovere di tenere insieme tre tipi diversi di sostenibilità: ambientale, sociale ed economica. La difesa dell’ambiente non può ricadere né sulle spalle di famiglie e lavoratori, né su quelle delle imprese, molte delle quali stanno dimostrando grande sensibilità su questo tema con appositi investimenti. Alla Commissione Europea chiediamo quindi di procedere sulla strada green, ma di farlo guardando con realismo alla situazione di partenza (ad esempio, sull’utilizzo della plastica per gli imballaggi o sull’efficientamento energetico delle abitazioni) e con lungimiranza all’approdo da raggiungere. È giusto ridurre le emissioni nel settore dei trasporti, ma starei attento a consegnare alla Cina il futuro dell’automotive italiano ed europeo e aprirei piuttosto a soluzioni diverse dall’elettrico, compresi i biocarburanti. Gli stessi criteri, realismo e lungimiranza, possono guidare una soluzione sulla pesca a strascico. Sappiamo bene che questo metodo può essere particolarmente invasivo per l’ambiente marino, ma esistono già norme restrittive che regolano questa attività e imporre ulteriori limiti colpirebbe in maniera spropositata il settore della pesca”.

In agricoltura, nell’allevamento, nella pesca si avverte un problema in tema di ricambio generazionale. Lei ha avuto modo di dire che: “La prima sfida è far sapere ai giovani che l’agricoltura è un’attività rivolta al futuro, che può essere fatta in modo sempre più moderno e specializzato grazie alla ricerca scientifica e tecnologica. La seconda, invece, è quella di riuscire a integrare sempre di più produzione agroalimentare e turismo”. Quali soluzioni immagina?

“Esistono già incentivi economici che stanno funzionando bene per favorire l’imprenditorialità giovanile in questo settore e per l’acquisto di terreni da parte dei giovani. Ma quello che serve prima di ogni altra cosa, secondo me, è una rivoluzione culturale rispetto all’immagine dell’agricoltura. Molti giovani non conoscono le trasformazioni che stanno interessando questo settore e che dobbiamo ancor di più accelerare, grazie alla ricerca scientifica e tecnologica. Oggi il lavoro nei campi è solo parte di un’attività più ampia, che ha bisogno di veri e propri imprenditori in grado di gestire e guidare le aziende e l’evoluzione in corso. Gli stessi introiti non sono legati esclusivamente ai raccolti, ma possono essere integrati con attività legate al turismo o alla produzione energetica, in linea con la transizione green. Le condizioni di lavoro, insomma, sono molto cambiate e possono essere più stimolanti per i nostri giovani. Ovviamente, anche la formazione si deve adattare a questi processi”.

Senatore, è nota la sua posizione battagliera contro l’Italian sounding. Il falso Made in Italy, come emerso in questi giorni a Tuttofood, muove un giro d’affari del valore di 120 miliardi e ci fa perdere circa 300.000 posti di lavoro. E poi, ancora, etichette con alert sanitari, cibi “alternativi” e cibi “sintetici”. È possibile parlare di un “Made in” sotto attacco? E come reagire? La riforma delle indicazioni geografiche dell’UE va avanti?

“È sotto gli occhi di tutti la battaglia in corso in Europa attorno al settore agroalimentare, mascherata da presunti tentativi di tutelare la salute dei consumatori. Questa battaglia invece è di natura puramente commerciale, per provare a favorire alcuni prodotti e alcune aree produttive a scapito di altre. L’Italia ha sempre contrastato con decisione questi tentativi e ha dimostrato una straordinaria compattezza tra tutte le forze politiche, così da garantire continuità tra i diversi governi, e comunità d’intenti tra i rappresentanti delle Istituzioni regionali, nazionali ed europee. Inoltre, è essenziale – ed è quello che il governo sta facendo – costruire alleanze con altri Paesi produttori di eccellenze agroalimentari, come la Francia, la Spagna, la Grecia, la stessa Germania. Certo, si tratta di alleanze variabili sui diversi temi, ma la sensibilità in merito alle produzioni di qualità sta aumentando un po’ ovunque. Siamo riusciti finora a fermare l’introduzione del Nutriscore, ci stiamo battendo contro le etichette allarmistiche irlandesi sul vino, stiamo proteggendo produzioni DOP e IGP da pessime imitazioni. Il disegno di legge sul Made in Italy allo studio del governo sarà un ulteriore intervento in tal senso. Il comune denominatore della nostra azione è sempre lo stesso: le etichette devono informare in maniera completa e corretta i consumatori, dal nome, la provenienza e la qualità del prodotto ai suoi ingredienti, fino ai valori nutrizionali o al grado alcolico e agli effetti sulla salute. Sugli alimenti coltivati in laboratorio, ad esempio, oltre ai divieti introdotti recentemente, esistono già in Italia norme che impediscono di indicare un prodotto con un nome riservato ad altri: la bistecca è fatta di carne, non può essere né vegetale né sintetica. Ho chiesto al governo di intensificare i controlli sull’applicazione di queste norme”.

L’agricoltura deve affrontare la necessità di dotarsi di piante capaci di resistere alle malattie, allo stress idrico o con migliori contenuti nutrizionali, e inoltre di accrescere la produttività limitando però l’impatto ambientale. Registriamo il suo intervento anche rispetto a questo tema, quando in merito alle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) ha avuto modo di dire: “A differenza di chi ritiene ancora che l’agricoltura sia un settore ‘antico’, noi sappiamo bene che scienza e tecnologia sono essenziali per la crescita e la capacità competitiva di questa attività centrale per la nostra economia”, nonché di ricordare l’importanza degli investimenti per la ricerca. Ci parli del suo disegno di legge.

“Il disegno di legge di cui sono primo firmatario vuole consentire la sperimentazione nei campi, non più solo in laboratorio, delle tecniche di editing genomico, che consentono di produrre piante e frutti più resistenti alle malattie e agli effetti del cambiamento climatico. A differenza di altre proposte in tal senso presentate in Parlamento, da ultimo in un emendamento al decreto-legge ‘Siccità’, noi chiediamo anche di assegnare a queste attività di ricerca un finanziamento di 9 milioni di euro, perché senza investimenti non si va da nessuna parte. Vogliamo che l’Italia sia all’avanguardia in Europa in questo campo e si metta al passo con i Paesi più avanzati. Sono ormai superati i tempi in cui un intervento sul DNA delle piante era visto comprensibilmente con scetticismo, se non con terrore. Queste nuove tecniche non hanno nulla a che vedere con gli OGM e si limitano ad accelerare evoluzioni che sono già avviate in natura o che avverrebbero in tempi più lunghi. Sono meccanismi che i nostri ricercatori hanno già verificato in laboratorio su riso, viti, meli, frumento, pomodori e altre piante. La sperimentazione nell’ambiente è un passaggio obbligato per verificarne la sicurezza in vista di un’eventuale commercializzazione tra alcuni anni”.

Redazione Agenfood

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Agen Food è la nuova agenzia di stampa, formata da professionisti nel campo dell’informazione e della comunicazione, incentrata esclusivamente su temi relativi al food, all’industria agroalimentare e al suo indotto, all’enogastronomia e al connesso mondo del turismo.

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