(Agen Food) – Roma, 04 feb. – L’Italia è un esempio da seguire nella sostenibilità alimentare, ma possiamo e dobbiamo fare di più, superando sfide come trasformazioni demografiche e deficit strutturali. Questo il messaggio di Competere, think tank europeo che riunisce le voci dei maggiori player europei nel campo dell’alimentazione attraverso l’unica piattaforma di discussione scientifica sulla sustainable nutrition.

Secondo l’ultimo rapporto “Il caso Italia” di Waste Watcher International, tra gli otto Paesi presi in considerazione – Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Spagna, Germania, Cina e Russia, oltre all’Italia – siamo i più virtuosi. Tedeschi, canadesi e cinesi sprecano infatti il doppio di noi, gli americani addirittura il triplo. Guardando ai dati assoluti può sembrare un’affermazione azzardata: si è stimato che ogni italiano sprechi circa 31 chili di cibo all’anno, 593 grammi a settimana, per un valore complessivo di 7,4 miliardi di euro – 10,4 miliardi se includiamo lo spreco di filiera. Numeri che risuonano spietati mentre ci avviciniamo alla IX Giornata contro lo spreco alimentare, che si terrà domani, sabato 5 febbraio, ma che se presi nel contesto del quadro europeo e mondiale rivelano un’Italia particolarmente sensibile al consumo responsabile.

La nostra attenzione al tema della sostenibilità alimentare è già da anni evidente nei dati relativi alle attività di raccolta differenziata e riciclo, che permettono di mitigare i danni economici e ambientali dello spreco alimentare trasformando i rifiuti organici in fertilizzanti e biogas. Secondo il Rapporto Rifiuti Urbani dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), nel 2020 il 43% di tutti i rifiuti urbani avviati al riciclaggio erano di tipo organico, di gran lunga la porzione più ampia.

Già nel 2019 eravamo terzi in Europa per frazione di rifiuti organici trattati – oltre 6 milioni di tonnellate, numero in crescita costante dal 2010 e riconfermato nel 2020 nonostante lo stravolgimento della vita quotidiana causato dalla pandemia. In questo l’Emilia-Romagna è la Regione di gran lunga più virtuosa.

Tuttavia, lo spreco di cibo e la mancanza di una corretta raccolta differenziata provoca diverse distorsioni – si pensi alle numerose emergenze rifiuti nelle città – inaccettabili in un sistema alimentare globale che tende alla sostenibilità ambientale, economica e sociale. L’obiettivo, quindi, è duplice:

Azzerare gli sprechi alimentari: l’iniziativa parte dalle mura domestiche e dalle buone pratiche già in uso tra gli italiani, come la pianificazione del menu settimanale in base alle scadenze dei prodotti in frigorifero e l’acquisto di formati adatti all’unità familiare. Il calo demografico e la riformulazione dei nuclei familiari sono infatti un fattore importante nella gestione del cibo: diverse catene di grande distribuzione organizzata, soprattutto nelle regioni settentrionali più colpite dal calo demografico, hanno infatti aumentato l’offerta di porzioni alimentari di dimensioni adatte a micro-unità familiari di una o due persone.

Portare il tasso di riciclo in ogni luogo d’Italia pari, se non superiore, a quello dell’Emilia-Romagna, la Regione più virtuosa: diffondere e attuare la pratica della raccolta differenziata richiede un intervento strutturale, a partire dalla creazione di nuovi impianti di smaltimento di vario tipo (compostaggio e trattamenti aerobici e anaerobici che producono rispettivamente fertilizzanti e biogas) laddove siano scarsi. Su questo, le disparità all’interno del Paese sono fonte di pericolosi squilibri di capacità: il Sud conta infatti 62 impianti di compostaggio e 7 di digestione anaerobica a fronte dei 173 e 47 rispettivamente che si trovano al Nord, provocando un deficit regionale nella capacità di assorbimento dei rifiuti pari fino al 700% in Campania (CIC, 2019). Si deve poi insistere sulla sensibilizzazione al tema, non solo tramite sistemi di incentivi e sanzioni, ma anche con campagne che evidenzino i danni ambientali ed economici dello spreco indifferenziato, una strategia già supportata, sempre secondo Waste Watcher, da più dell’80% degli italiani.

“Lo scenario dello spreco alimentare in Italia ci pone come esempio virtuoso a livello globale, frutto anche di una secolare cultura del cibo unica al mondo. Tuttavia, ogni grammo sprecato è un grammo di troppo, per questo dobbiamo continuare a lavorare verso una dinamica sostenibile che potrà portare benefici per l’ambiente, le comunità e intere filiere che ruotano attorno all’alimentazione. Trasformazioni sociali e squilibri strutturali sono solo alcune delle sfide che abbiamo di fronte, alle quali saremo in grado di rispondere nella misura in cui sapremo promuovere una cultura della sostenibilità diffusa, pervasiva e sostanziale” – ha affermato Pietro Paganini, Presidente di Competere.

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