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Dieci anni di Eataly Monaco: così l’Italia si racconta attraverso il cibo
(Agen Food) – Roma, 28 nov. – di Giulia Ippolito – La cucina italiana sta vivendo un momento storico: la candidatura ufficiale della “Cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale” alla lista dei patrimoni immateriali dell’UNESCO – sostenuta da istituzioni, università e associazioni del settore – ne riconosce il valore culturale, sociale ed economico. Non solo un insieme di ricette, dunque, ma un sistema complesso fatto di tradizioni, biodiversità, artigianalità e convivialità.
In questo scenario, a livello internazionale, un ruolo fondamentale è svolto da realtà come Eataly, da sempre impegnata nella promozione e nella valorizzazione della cultura gastronomica italiana nel mondo. E il caso di Eataly Monaco, che il 25 novembre 2025 ha festeggiato i suoi primi dieci anni di attività, rappresenta un osservatorio privilegiato per capire come è cambiata la percezione della cucina italiana all’estero.

Il primo store europeo del Gruppo, inaugurato nel 2015 nello storico edificio di Schrannenhalle, nel cuore del Viktualienmarkt, è oggi un punto di riferimento per la comunità locale. Per celebrare l’anniversario, Eataly ha organizzato una giornata ricca di eventi: degustazioni, dimostrazioni artigianali, promozioni e persino un grande taglio della torta aperto a tutta la città. Un modo per ribadire la propria missione: portare gusto, accoglienza e cultura tipicamente italiani nel cuore della Baviera.
Hanno risposto alle domande di Agen Food Andrea Conz, Store Manager, e Dario Salerno, Executive Chef di Eataly Monaco, per capire come si è evoluta l’immagine dell’Italia culinaria.
Andrea Conz, Store Manager Eataly Monaco
Eataly Monaco ha celebrato il suo decimo anniversario. Come è cambiato l’approccio del pubblico di Monaco nei confronti della cucina italiana in questi dieci anni?
“Sono stati dieci anni in cui noi di Eataly abbiamo imparato a capire il cliente di Monaco e, viceversa, i monacensi hanno capito chi siamo e cosa facciamo. Sicuramente nel 2015 c’era un’idea di cucina italiana fatta di ‘carbonara con la panna’ e ‘pennette all’arrabbiata’. Oggi possiamo dire che tutta la città è andata oltre quello stereotipo, forse anche grazie a noi”.
Eataly si propone come luogo di incontro e scambio culturale. Come vede la cucina italiana come mezzo per costruire ponti tra culture diverse? Come coinvolgete la comunità?
“Monaco viene spesso definita ‘la città più a nord d’Italia’ – scherzando, naturalmente – ma rende l’idea: siamo circa cinquantamila italiani in una città di un milione e mezzo di abitanti. La cultura italiana è già molto presente, anche per la vicinanza geografica. La cucina, più di ogni altra cosa, aiuta a superare gli stereotipi reciproci: una tavola apparecchiata, le pietanze da condividere e un buon bicchiere di vino creano un luogo forte per conoscersi. Noi organizziamo quotidianamente corsi di cucina conviviali, feste gastronomiche e del vino, con l’obiettivo di trasmettere il senso di convivialità della gastronomia italiana”.
A Monaco quali prodotti artigianali italiani riscontrano maggior successo?

“In questo periodo certamente pandori e panettoni, con una selezione tra le più ricche della città, inclusa la linea Eataly Icons. Durante il resto dell’anno il prodotto più amato è il pane, sfornato ogni giorno nel laboratorio a vista; seguono salumi e formaggi, con eccellenze quasi introvabili anche in Italia, come la Robiola di Roccaverano. Molto apprezzata anche la pasta secca, con oltre 100 referenze”.
Dario Salerno, Executive Chef Eataly Monaco
La globalizzazione ha cambiato il modo in cui la cucina italiana viene percepita nel mondo. Come si mantiene l’autenticità senza cedere a compromessi?
“Con un continuo e attento lavoro di ricerca e confronto con i produttori, tenendo sempre alta la bandiera della qualità e non cedendo alle mode alimentari che non rappresentano il nostro Paese. La nostra forza è essere un ecosistema del gusto italiano che esporta valori, cultura e tradizioni attraverso una formula unica, quella di Eataly”.
La cucina italiana è candidata a diventare patrimonio UNESCO. Che valore ha questa iniziativa e quale ruolo gioca Eataly?
“Eataly racconta da sempre la ricchezza della tradizione enogastronomica italiana, anche all’estero. Per questo abbiamo sostenuto convintamente la candidatura della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’Umanità. Oltre al lavoro quotidiano, abbiamo partecipato a progetti culturali come ‘I Racconti delle Radici’, realizzato con il Ministero degli Esteri e La Cucina Italiana, dedicato alla storia del cibo degli italiani durante la Grande Emigrazione. Anche qui a Monaco, con la nostra Scuola, abbiamo cucinato ricette simboliche come gli Spaghetti with meatballs o gli Ñoquis del 29. È la dimostrazione che il cibo è tradizione, cultura e unione tra le persone, valori che ci impegniamo sempre a valorizzare”.
