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Paganini autore di “iFood: come sottrarsi all’ideologia alimentare?”: “Serve più educazione per scegliere liberamente il cibo”

Tempo lettura: 7 minuti

(Agen Food) – Roma, 15 dic. – di Olga Iembo – Il primo dicembre è uscito “iFood: come sottrarsi all’ideologia alimentare?”, il nuovo libro di Pietro Paganini che una settimana dopo lo ha presentato alla Camera dei Deputati.

Edito da Guerini e Associati, il testo “è un inno alla libertà di scelta e al senso critico dei consumatori” spiega l’autore, analista e divulgatore socioeconomico e geo-politico con esperienza nel contesto globale, fondatore e curiosity officer di Competere.eu, un istituto impegnato nelle politiche di innovazione e sostenibilità, professore aggiunto in Business Administration presso la Fox School of Business alla Temple University di Philadelphia, e già fondatore dell’Istituto Italiano per la Privacy e la Valorizzazione dei Dati e Direttore generale della Fondazione Luigi Einaudi.

L’idea centrale è quella di “combattere quell’ideologia alimentare globale che vuole imporre un regime alimentare ‘salutare’ e ‘sostenibile’” attraverso strumenti che però, rileva Paganini, non vanno affatto nel senso di un’educazione utile ad accrescere conoscenze scientifiche e senso critico in modo che il consumatore possa compiere scelte davvero libere e consapevoli. L’autore parla, piuttosto, di una serie di “trappole” ed azioni fuorvianti che non sarebbero affatto al “servizio” del cittadino.

Concetti che ha approfondito per Agen Food.

Paganini, come è nata l’idea di scrivere questo libro, e cosa dobbiamo intendere per iFood?

“L’ispirazione per questo libro deriva dalla mia passione per la libertà di scelta. Il libro è inno a questa libertà, con l’obiettivo di fornire uno strumento ai cittadini/consumatori sulle dinamiche sottili che influenzano e a volte predefiniscono le loro decisioni. Il mio scopo è di fornire gli strumenti per contrastare le politiche di salute pubblica di natura ideologica che ci inducono a delegare il nostro potere decisionale ai cosiddetti ‘consigli’ di un’entità astratta come la Scienza di Stato. Strumenti come i bollini informativi sui prodotti, tipo il Nutriscore, le stelline e i timbri neri, le tasse di scopo (ad esempio, quella sullo zucchero o i grassi), e la lotta contro il cibo industriale e gli alimenti ultra-processati sono, a mio avviso, tattiche politiche mirate a influenzare le nostre scelte e, di conseguenza, i nostri consumi. Di fronte a questa realtà, le formule dei prodotti alimentari devono inevitabilmente adattarsi per sopravvivere. Ciò genera apprensione tra le piccole e medie imprese alimentari europee e nei governi, i quali temono giustamente la perdita delle tradizioni culinarie locali, come la dieta mediterranea. In contrasto, le grandi multinazionali del settore alimentare, molte delle quali sostengono sistemi di etichettatura come il Nutriscore, sono alla ricerca di un mercato di prodotti universali, una sorta di “iPhonizzazione” e “iFoodizzazione” dell’alimentazione. Tuttavia, a differenza dei prodotti globali come l’iPhone, che hanno conquistato il mercato e i consumatori per le loro qualità intrinseche, consentendo a imprese come la Apple di raggiungere economie di scala, questi prodotti alimentari cercano di imporsi attraverso politiche restrittive che limitano la libertà di scelta”.

Lei ha parlato di una pericolosa ideologia alimentare a favore di un’agenda politica e commerciale. Ci spiega in maniera diretta cosa intende?

“Il problema che dobbiamo affrontare è molto grave e peggiora di giorno in giorno. Si tratta della malnutrizione da eccesso, cioè l’obesità e le malattie non trasmissibili. Purtroppo, chi ha impostazioni ideologiche, in particolare si affida al materialismo storico o a un’idea per cui è lo Stato che deve scegliere per i cittadini, ritiene che il consumatore non sia in grado di prendere decisioni consapevoli e debba quindi essere guidato nelle proprie scelte. Altrimenti mangia male, in eccesso, i nutrienti sbagliati, ingrassa e si ammala. Da qui la volontà di guidarlo. Questo approccio ci pone due problemi, altrettanto gravi come la questione dell’obesità. Chi governa non accetta la libertà di scelta, non concepisce che il cittadino debba essere messo nelle condizioni di scegliere criticamente. Così come non si accetta con consapevolmente possa compiere scelte a nostro dire sbagliate, non salutari. Chi governa o decide non vuole riconoscere il fallimento del sistema educativo. Il cittadino non conosce, ignora, non ha gli strumenti per scegliere. Davanti a questo fallimento, pur di ammetterlo e rimboccarsi le maniche per recuperare, si ricorre a queste politiche impositive e fuorvianti che alla fine, illudono e basta. Non risolvono il problema perché non lo centrano. Imputano la malnutrizione da eccesso ai nutrienti, come grassi saturi, zuccheri e sale. Il problema della malnutrizione da eccesso ha radici e cause molto più profonde e complesse. Non dobbiamo concentrarci su ciò che mangiamo, ma come, quando, e perché mangiamo. Il problema sta in noi (DNA, metabolismo, microbiota, psiche, ecc.), e intorno a noi (società, cultura, tecnologia), ecc. Nel libro mi spiego con ‘equazione energetica’, quanto assumiamo e quanto consumiamo. E siccome ciascuno di noi è diverso, è difficile elaborare politiche pubbliche universali. Dobbiamo ragionare, come scrivo nell’ultimo capitolo, in termini di diete e cibo personalizzato. La tecnologia ci sta venendo in aiuto così come la genetica. AI e IoT ci consentiranno di personalizzare l’alimentazione in tempo reale, aiutandoci a scegliere su dati oggettivi”.

L’Italia quanto è a rischio rispetto all’influenza di queste ideologie?

“L’Italia, patria della rinomata dieta mediterranea, si trova oggi di fronte a un rischio crescente, condiviso con altri paesi europei e del mondo: l’aumento dell’obesità. Questo fenomeno è particolarmente preoccupante nel nostro paese, dato il successo storico della dieta mediterranea nel promuovere uno stile di vita sano. L’incremento dei casi di obesità in Italia può essere attribuito in parte all’allontanamento da questa tradizionale dieta e, in modo più significativo, ai cambiamenti nello stile di vita degli italiani. Ritorniamo quindi al concetto dell’equazione energetica, il bilancio tra l’energia consumata e quella spesa. Questo problema va oltre la mera scienza della nutrizione; è profondamente radicato nella cultura, nell’educazione e nella capacità di sviluppare un pensiero critico sulle proprie scelte di vita. La sfida che l’Italia affronta non è solo nutrizionale, ma anche educativa e culturale, richiedendo un approccio olistico per promuovere un cambiamento significativo e duraturo”.

Qual è l’importanza della diversità alimentare?

“La diversità alimentare è il cuore dell’umanità. Così ciascuno di noi è diverso e vive e mangia in modi variegati. Per questo bollini colorati come i semafori del Nutriscore e le tasse di scopo sono destinate a fallire. Sono una grande illusione. Abbiamo fallito con l’educazione, non abbiamo saputo emancipare i cittadini e per metterci l’anima in pace, pensiamo di risolvere tutto con un bollino colorato, verde se è salutare, rosso se è nocivo. Che sciocchezza. Si preferisce tenere il consumatore stupido e fargli credere che lo Stato e la Scienza si preoccupano della sua salute. Ma come fanno, se non sanno nemmeno chi è, che DNA e metabolismo ha, come vive, che stile di vita ha? Questi strumenti sono espedienti che finiscono per minare la diversità di ciascuno di noi, provando ad omologarci con cibi universali, ‘planetari’ come li chiama il circolino degli scienziati illuminati, i quali non si rendono conto delle conseguenze non intenzionali delle loro scelte saggiamente ‘salutari’. Sono impiegati ormai da anni ma gli obesi aumentano così come il peso medio della popolazione con costi socio economici elevatissimi. L’assenza di risultati viene imputata alla ‘debolezza’ con cui questi strumenti sono applicati e poco diffusi. Con questa scusa si introdurranno strumenti sempre più stringenti e ideologici che minano la nostra profonda natura. Ma andranno a colpire anche le aziende alimentari che in ogni paese, regione e città, rappresentano la cultura culinaria di quella zona”.

Nutri score, etichette con avvertenze sanitarie per il vino, carne coltivata, sono le tematiche di cui più si discute da mesi. Inevitabile chiederle cosa ne pensa…

“Il capitolo 4 del libro è tutto dedicato ad un’analisi epistemologica che si riassume con il vecchio adagio di Paracelso: la dose fa il veleno. La scienza ci serve come metodo per imparare a conoscerci e a capire cosa mangiamo e l’effetto che può avere su di noi. Non servono le etichette semplificate che sono poi superficiali perché ci dicono in modo binario, se un alimento è salutare o nocivo, buono o cattivo. Salutare per chi? Nocivo quando? Cosa vuol dire “salutare”? A noi serve sapere cosa c’è dentro un alimento e imparare a conoscerne le conseguenze su di noi e la nostra vita. Nel libro porto argomenti solidi sull’incoerenza del Nutriscore che è un sistema, come tutte le etichette fronte pacco, obsoleto, inutile, ma pericoloso. Se ingrassiamo è colpa dello zucchero? Se ci ubriachiamo è responsabilità del vino? Se si beve troppo il problema non è il vino. Ma ciò che ci porta a bere in eccesso. Perché mangiamo o beviamo in modo non equilibrato? In ‘medio stat virtus’. Un bollino mi scoraggia a bere? Semmai scoraggia chi è attento e premuroso, riducendolo a rinunciare a qualcosa di utile e salutare in una dieta equilibrata. Ecco, l’equilibrio, quello dobbiamo imparare. Il bollino non ci da equilibrio, ci illude di mangiare ‘sano’. Diverso il discorso per la carne da laboratorio. L’innovazione non va fermata, fa governata. Opporsi è stupido e anti scientifico. Così come pensare di chiudere gli allevamenti e sostituirli con i laboratori. Il cittadino deve scegliere. Per farlo deve avere le conoscenze e maturare il senso critico. Quando provo a dialogare con i promotori del Nutriscore, ripetono con un disco rotto che è uno strumento scientifico, che si basa sulla scienza. Sono affermazioni gravi, che denotano un’idea determinista della scienza, fissa, ideologica, che appunto non è e non può essere scienza”.

Educazione alimentare per un maggiore senso critico e una libera scelta del consumatore, come realizzarla?

“A Scuola. Pensiamo a tutto ciò che abbiamo imparato a scuola e oggi via rete e social. Tantissimo. Tutto, tranne chi siamo, come funzioniamo e quello che mangiamo. Fa sorridere, no? Esaltiamo la dieta mediterranea, ma poi non sappiamo nemmeno cosa sia. Ma oggi siamo fortunati. Possiamo recuperare decenni di fallimenti in educazione e in Libertà e senso critico.  Dimentichiamo le politiche pubbliche. Stanno arrivando sensori e strumenti di raccolta dati (IoT) e l’AI. La scienza, genetica per esempio, sta sfornando studi avanzatissimi. Scienza e tecnologia ci aiuteranno a conoscere e scegliere liberamente. Ci sono dei rischi, tanti, per esempio legati all’AI. È bene che i governi e le istituzioni internazionali, compresa la UE, si occupino di questa grande opportunità, invece di perdere tempo dietro ai semaforini per pulirsi la coscienza. Bene, oggi possono rifarsi. Ci aiutino a conoscere, ci mettano nelle condizioni di scegliere criticamente. E accettino che si può anche scegliere di ingrassare, per decisione libera e consapevole”.

Redazione Agenfood

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