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Yor Balini apre Gin Embassy a Roma: il salotto del gin e dei piaceri gastronomici
(Agen Food) – Roma, 02 mar. – di Giordana Oddi – Un luogo intimo e curato, dove ogni bicchiere racconta una storia, ogni piatto celebra il cibo di qualità e l’arte degli abbinamenti, e il tempo rallenta per un’esperienza da vivere con calma. Nel quartiere Prati, tra le vie eleganti e le piazzette tranquille, sorge Gin Embassy, il nuovo progetto di Yor Balini, ideatore e appassionato di gin. Qui venticinque coperti, atmosfera raccolta e musica selezionata diventano cornice di un’esperienza unica nel suo genere, dove il distillato non è solo protagonista del bicchiere, ma parte integrante della cucina.

“Volevo creare un luogo dove Roma si fermasse per respirare – racconta Yor Balini – un salotto contemporaneo dove il servizio è attento, il cliente può godere dei dettagli e il gin diventa complice del piatto. Non si tratta di quantità, ma di qualità e di tempo lento, che oggi si fa sempre più raro.”

1. Quanto è stato importante progettare un luogo che mettesse al centro il tempo lento e la relazione con l’ospite?
“Fondamentale – risponde Balini – perché oggi il tempo dedicato alle cose è sempre più ristretto. Nei miei precedenti locali vedevo clienti in piedi, costretti a sorseggiare un drink velocemente, spesso in contesti affollati o scomodi. Qui volevo che l’esperienza fosse diversa: pochi coperti, servizio curato, spazio sufficiente per respirare e godere di ogni dettaglio. Ho rinunciato a una maggiore capacità di posti pur di offrire un servizio più alto, dove l’ospite non si sentisse solo un numero, ma parte di un percorso di gusto e scoperta. Roma offre tante opzioni, ma spesso affollate o “schiacciate” dall’offerta, mentre Gin Embassy vuole essere un’alternativa salottiera, dove il tempo e l’attenzione contano.”

2. Perché hai scelto il quartiere Prati, così centrale ma anche turistico?
“Prati è il giusto compromesso tra centro e zona residenziale: ci sono turisti di qualità, persone che amano scoprire il bello, ma anche residenti che apprezzano un progetto curato. Proprio in questa ottica, e ispirato da un viaggio nelle Azzorre cinque anni fa, dove ho visto un piccolo locale in montagna gestito da un ex manager inglese, è nata l’idea di Gin Embassy. Mi ha colpito l’approccio verticale, concentrato sul distillato e sull’esperienza. Prima di ricreare l’idea a Roma, ho aperto un locale più piccolo per testare il mercato, poi ho voluto un luogo più confortevole, dove i clienti potessero stare anche un’ora senza fretta, seduti e coccolati, e godere della qualità del servizio e dei prodotti.”

3. Il gin qui non è solo nel bicchiere, ma entra nella cucina attraverso questi pairing su misura, come nasce quindi l’abbinamento tra piatto e gin? Si parte dal distillato o dall’ingrediente?
“Il gin è un prodotto molto versatile. La sua struttura, la tonicità e l’acidità della tonica puliscono il palato e si sposano perfettamente con il pesce delicato. A volte scelgo il piatto e poi il gin da abbinare, altre volte è il gin che ispira il piatto. Il mio approccio è sempre quello di aggiungere, non esaltare, perché l’obiettivo non è sovraccaricare i sapori, ma completarne e armonizzarne le sfumature. Ogni abbinamento infatti tiene conto dell’intensità del piatto: uno scampo richiede un gin molto delicato, mentre un piatto più complesso può accogliere distillati più strutturati. In alcuni casi, il gin diventa ingrediente vero e proprio, entrando nella cucina: nello zabaione ad esempio, sostituisce il marsala, in dessert toscani arricchisce profumi e consistenze. Sulla burratina, grazie a un’attenta ricerca, spruzziamo un gin che si lega ai capperi di Pantelleria; sulla tartare di tonno rosso, un gin al basilico ne esalta i profumi senza coprirli. Così la cucina e il gin dialogano, creando un’esperienza armonica in ogni boccone e ogni sorso. Nessun elemento sovrasta l’altro: tutto è pensato per preservare equilibrio, leggerezza e freschezza, trasformando il distillato in parte integrante del piatto e del racconto gastronomico. Ogni visita a Gin Embassy diventa così un percorso sensoriale: il gin accompagna, completa e sorprende, senza mai sopraffare il sapore dei prodotti.”

4. Che tipo di racconto vuoi fare sul gin, soprattutto a chi si avvicina per la prima volta a questo mondo?
“Molti clienti non sono esperti, e va bene così. In realtà in questo mondo non ci sono molti esperti a 360 gradi: chi produce il gin, chi lo vende, e persino chi lo acquista, spesso ha conoscenze frammentarie. Per questo il mio approccio è sensibile e sensoriale, quasi di profumeria. Voglio che ogni persona trovi il gin più adatto a sé, senza imporre i miei gusti o quello che credo debbano bere. Propongo diverse opzioni, faccio odorare alcuni distillati, pongo domande sui gusti personali e osservo attentamente le reazioni: il naso conta quanto il palato, ed è parte fondamentale della scelta. In base a questo percorso, scelgo il gin perfetto per ciascun cliente. Così, nel 99% dei casi, il risultato è impeccabile: un’esperienza di scoperta e apprendimento, dove si impara a bere meno, ma meglio, a riconoscere la delicatezza e la qualità dei prodotti, e a comprendere che ogni gin ha una storia, un carattere e una personalità unici. L’obiettivo è rendere il momento della degustazione un vero viaggio dove il gin diventa compagno della tavola e della conversazione, senza mai sopraffare il gusto del piatto o il piacere del sorso.”

5. Perché hai scelto proprio il gin?
“Il gin è un mondo dentro il mondo. Può avvicinarsi a whisky, rum o sakè, può essere invecchiato e reinterpretato. È leggero, versatile, si sposa con il mare e con piatti raffinati come ostriche e crudi. Io mi sono avvicinato al gin cinque anni fa, all’inizio del suo rinascimento, e da allora studio, viaggio, assaggio. È un prodotto che permette sperimentazioni infinite, sempre con equilibrio e rispetto della cucina. Non è solo un cocktail: è esperienza, tecnica e cultura del gusto.”
6. Quanto conta l’improvvisazione rispetto ad un menù strutturato?
“L’intuito gioca un ruolo, ma il cliente deve ricevere un prodotto testato e definito. Il menù cambia con stagionalità e disponibilità del pescato e degli ingredienti, ma ogni abbinamento è calibrato per garantire qualità costante. La personalizzazione dei piatti è minima, perché voglio che l’esperienza sia sempre eccellente: eventuali aggiunte o variazioni rischiano di compromettere l’equilibrio e la delicatezza dei sapori. L’improvvisazione la facciamo noi, in cucina, per testare e perfezionare ogni proposta.”

7. Ci sono altri progetti per il futuro?
“Tra i progetti in cantiere c’è anche l’idea di un libro dedicato al gin, un’opera attualmente in fase di sviluppo che racconterà, con taglio narrativo e tecnico insieme, l’evoluzione del distillato, il suo boom contemporaneo, gli abbinamenti con il cibo e l’esperienza personale maturata negli anni tra viaggi, degustazioni e confronto diretto con i produttori: un volume pensato non come semplice coffee table book, ma come un racconto autorevole e accessibile, destinato a diventare un punto di riferimento per appassionati e professionisti del settore.”
Yor Balini sogna un locale dove il servizio sia impeccabile ma familiare, dove il cliente possa sentirsi a casa senza rinunciare alla qualità e all’eleganza. Qui il gin tonic diventa educazione al gusto, un invito a scoprire sapori, profumi e abbinamenti, a degustare con calma e attenzione, a fermarsi davvero un momento nella frenesia di Roma.
“Voglio che chi entra qui viva un’esperienza completa – dice Balini – che il gin non sia solo un drink, ma parte integrante del piacere della tavola, che il cliente possa apprezzare la delicatezza di ogni piatto e la cura in ogni dettaglio, dal servizio alla scelta delle etichette. Ogni visita deve lasciare il ricordo di un’esperienza unica, fatta di armonia, equilibrio e convivialità. E che, soprattutto, inviti a tornare per scoprire sempre qualcosa di nuovo.”

Gin Embassy diventa così più di un locale: è un luogo di incontro, di scoperta, di cultura del gusto, dove il tempo rallenta, i sensi si aprono e ogni bicchiere racconta una storia diversa. In un mondo in cui tutto corre veloce, Yor Balini invita i clienti a fermarsi, assaporare e comprendere che il vero lusso oggi è dedicarsi il tempo di un’esperienza consapevole, che intreccia gin e cucina in perfetta armonia.
Piatti simbolo & Gin abbinati
- Tartare di tonno rosso Balfegó con mango, passion fruit e olio al basilico → Gin al basilico
- Ceviche di pescato del giorno con leche de tigre, mais tostato e gin aromatizzato al peperoncino → Gin leggermente speziato
- Cubo di tonno scottato alla fiamma con insalata selvatica, crema di pere e mele e mandorle croccanti → Gin morbido e floreale
- CarboTartare (terrena e speziata) → Gin intenso con note calde
