Skip to content

Jerzu, dove il vino è comunità: viaggio ad Antichi Poderi tra terra, memoria e futuro

(Agen Food) – Jerzu (Og), 27 apr. – di Giordana Oddi – Tra le pieghe più autentiche dell’Ogliastra, dove la Sardegna si stringe tra mare e montagna in un equilibrio primordiale, il paesaggio di Jerzu si apre come una geografia emotiva prima ancora che agricola. È qui che il vino non è solo prodotto, ma linguaggio collettivo, identità condivisa, memoria viva: nasce la storia di Jerzu Antichi Poderi, una cooperativa che coinvolge circa 400 famiglie e che da decenni rappresenta uno dei modelli più significativi di viticoltura comunitaria dell’isola.

Arrivare in cantina significa entrare in un territorio che non si lascia raccontare facilmente. Il dislivello supera i 700 metri, e in questo respiro verticale si susseguono ecosistemi diversi: mentre a monte si formano i primi grappoli, a valle si lavora già sul loro equilibrio. È una viticoltura che vive di contrasti e armonie, di esposizioni diverse, di suoli di scisto e sabbie che cambiano il carattere delle uve e, con esse, dei vini.

Il vino di Jerzu nasce in piccoli areali che sembrano isole nell’isola, dove il mare è a pochi minuti ma la montagna detta ancora il ritmo. Un territorio che non è mai uniforme, ma stratificato, complesso, profondamente identitario.

Il comune conta poco più di tremila abitanti e una cooperativa che ne coinvolge quasi ogni famiglia. Una “cantina diffusa”, come viene definita, dove la dimensione produttiva è inseparabile da quella sociale. Qui la vite oltre che economia è soprattutto struttura portante di una comunità.

Il progetto nasce nel 1950, da un’idea visionaria del medico condotto del paese, che immaginò la cantina come strumento di riscatto economico. Una storia quasi clandestina, fatta di riunioni segrete nello studio medico, tra diffidenze e resistenze dei commercianti locali. Lo statuto venne firmato da 18 persone, ma il primo conferimento arrivò solo nel 1959: nove anni di attesa e determinazione.

“Il vino è il filo che unisce le generazioni”, emerge con forza nella narrazione della cooperativa, che oggi si presenta come presidio sociale oltre che produttivo.

Nel racconto del direttore Franco Usai, il paesaggio diventa quasi un organismo vivente. La macchia mediterranea – lecci, ginestre, lentischi – non è solo cornice, ma elemento attivo della viticoltura: tutela la biodiversità, protegge le vigne dai parassiti, contribuisce all’identità aromatica dei vini.

Ogni zona ha una sua voce: il fondo valle di Saganna, i versanti che arrivano fino a 800 metri, le esposizioni verso sud, i crinali che guardano il mare. E poi la zona di Pelau, più dolce e collinare, dove molte famiglie hanno la seconda casa e dove la campagna sfuma quasi nel quotidiano. È un territorio che cambia nel giro di pochi chilometri: dal mare alle alture, dalle vigne “saline” che restituiscono note sapide ai vini, fino a quelle più austere e profonde. Uno stesso vitigno, il Cannonau, può assumere accenti completamente diversi.

Il cuore produttivo resta il rosso Cannonau, declinato in diverse espressioni e cru, tra cui Baccu S’Alinu, Is Baus e la linea dedicata al fondatore con lo Josto Miglior, riserva simbolica della memoria cooperativa. Accanto, il Vermentino – introdotto progressivamente negli ultimi decenni – racconta una nuova apertura commerciale e stilistica.

Il risultato è una gamma ampia ma coerente, dove il territorio non viene mai semplificato, ma interpretato.

Negli ultimi anni, Antichi Poderi ha ampliato la propria vocazione oltre il vino, trasformandosi in spazio culturale e relazionale. La sala delle 5S, dedicata a Maria Lai, è diventata un’agorà contemporanea, dove arte e comunità si incontrano. Qui, per oltre vent’anni, si sono svolte anche rassegne teatrali e iniziative culturali, a conferma di una visione che considera il vino parte di un ecosistema più ampio.

Un ruolo centrale in questa evoluzione è stato svolto negli ultimi tempi dal lavoro di Silvia Ghirelli, consulente per lo sviluppo e l’innovazione dell’enoturismo, che ha accompagnato la cantina nel consolidamento di nuove forme di ospitalità e turismo esperienziale, rafforzando il legame tra prodotto, territorio e narrazione. Grazie anche al sostegno del GAL Ogliastra, la cooperativa ha potuto strutturare nuove progettualità legate all’accoglienza e alla valorizzazione del territorio, strutturando un’idea di turismo sostenibile e identitario.

Come sottolineato durante l’incontro del 23 aprile, ospitato proprio a Jerzu Antichi Poderi, il territorio è oggi chiamato a interrogarsi sul proprio futuro: tra sviluppo, tutela e capacità di fare rete.

Le visite in cantina vanno oltre la semplice degustazione e diventano veri e propri percorsi immersivi. Dalla barricaia ai filari, ogni tappa costruisce un racconto che accompagna il visitatore dentro il territorio. Esperienze come “Brezze d’annata” guidano alla scoperta del Cannonau, del Vermentino e delle diverse espressioni della produzione, trasformando l’assaggio in un viaggio sensoriale che restituisce tutta l’identità della Sardegna.

Jerzu Antichi Poderi racconta una regione diversa da quella più nota. Una terra che non vive solo di costa e di mare, ma di interiorità, di lavoro condiviso, di resilienza agricola e culturale.

Un territorio, quello dell’Ogliastra,  che non si osserva soltanto: si attraversa, si ascolta, si eredita, perché a Jerzu il vino non è mai solo vino, ma un modo per tenere insieme una comunità, un paesaggio e una memoria collettiva.

Redazione Agenfood

Redazione Agenfood

Agen Food è la nuova agenzia di stampa, formata da professionisti nel campo dell’informazione e della comunicazione, incentrata esclusivamente su temi relativi al food, all’industria agroalimentare e al suo indotto, all’enogastronomia e al connesso mondo del turismo.

Torna su
Agenfood
×