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La festa di San Patrizio, un viaggio… alcolico

(Agen Food) – Roma 17 mar. -di Massimiliano Cinque – Lo shamrock (trifoglio) è simbolo di fortuna e buon auspicio, ed è indissolubilmente legato alla figura di San Patrizio. Il motivo è affascinante: il Santo lo usava per spiegare il concetto della Santissima Trinità ai Celti, convertendoli al Cristianesimo. Divenuto patrono dell’Irlanda, la sua festa—celebrata il 17 marzo, data ipotetica della sua morte—si è diffusa in tutto il mondo con le grandi migrazioni irlandesi del Novecento.

Il motivo di questa popolarità? Semplice. La leggenda narra che San Patrizio benedicesse il popolo con la birra, rafforzando così l’associazione tra il suo ricordo e il consumo di alcol. Oggi, la sua festa è un tripudio di parate colorate, fiumi tinti di verde, birre verdi, bande di cornamuse e, inevitabilmente, epiche sbronze.

Come disse Jim Belushi: “Io amo il giorno di San Patrizio, è la mia festa preferita, perché è una festa religiosa che si santifica nei bar.” E, in fondo, chi potrebbe dargli torto?

Pinta dopo pinta, litri dopo ettolitri di birra accompagnano le nostre vite e giornate. E a San Patrizio tutto è permesso. Anche l’ubriacatura, santa e sacrosanta.

Ma cosa accade al nostro corpo quando ci ubriachiamo?

Non appena ingeriamo CH3CH2OH (ovvero l’alcol) il nostro intestino lo assorbe rapidamente, immettendolo nel circolo sanguigno. Dopo qualche secondo attraversa la barriera ematoencefalica arrivando al cervello. Il corpo reagisce aumentando la secrezione di dopamina con conseguente eccitazione dei recettori del glutammato, il che ci rende euforici ed inclini a scelte discutibili, come l’esser propensi al matrimonio con la prima che passa.

Potremmo compensare questa eccitazione con una iperproduzione di serotonina, ma ormai tutta la capacità di giudizio è andata a farsi benedire. Inoltre, entra in gioco una modulazione allosterica a livello recettoriale, un vero e proprio turbo dell’ebbrezza: i recettori GABA vengono potenziati, amplificando la sensazione di rilassamento e perdita di controllo. È come premere l’acceleratore senza sapere dove sia il freno, il giudizio svanisce e l’effetto anestetico si fa sempre più potente. L’etanolo è dentro di noi, scorre, si fonde e confonde con il sangue ed arriva ai reni che festeggiano l’avvento. La vasopressina viene inibita gradualmente e le acquaporine rallentano il riassorbimento dell’acqua. Il risultato sono le continue corse in bagno per fare pipì, con conseguente disidratazione, sonnolenza e mal di testa.

Ed il fegato?! Il fegato, instancabile operaio del nostro metabolismo, smantella senza sosta le riserve di glicogeno, trasformandone una parte in acetaldeide per opera dell’enzima alcol deidrogenasi. Il problema? Questo processo manda in crisi l’apporto di zuccheri al cervello, lasciandoci in balia della fatidica stanchezza, confusione e quel mal di testa martellante che al mattino suona come un conto da pagare. Ecco servito il vero “regalo” della sbornia.

Vado a farmi un’altra birra.

Buona festa di San Patrizio a tutti. Bevete responsabilmente.

Redazione Agenfood

Agen Food è la nuova agenzia di stampa, formata da professionisti nel campo dell’informazione e della comunicazione, incentrata esclusivamente su temi relativi al food, all’industria agroalimentare e al suo indotto, all’enogastronomia e al connesso mondo del turismo.

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