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Caffè doña Lucero, intervista ai responsabili di Amka e CSC: “Libera la forza delle donne guatemalteche”
(Agen Food) – Roma, 24 feb. – di Olga Iembo – Il caffè doña Lucero non sprigiona solo l’aroma di un prodotto di qualità superiore, ma anche la forza delle donne guatemalteche che lo producono.
La loro forza, la loro dignità, la loro consapevolezza, la loro capacità di unirsi, organizzarsi, riprendere in mano la propria vita e decidere liberamente del proprio destino puntando sulle proprie capacità. Un sogno chiuso dentro al cuore forse, ma che per loro è diventato realtà dopo che hanno accolto e stretto la mano tesa di Amka e CSC – Caffè Speciali Certificati.
Il progetto doña Lucero è nato dalla loro sinergia, dal comune sentire di chi crede nello sviluppo sostenibile, nell’equità sociale, nella promozione del valore di chi deve poter trovare l’opportunità di mettersi in gioco e, su tutto, nel rispetto delle persone che vivono nel sud del mondo.
Nella provincia di Petatán, nel nord ovest del Guatemala, attraverso il progetto sociale doña Lucero che ha preso il via nel 2020, Amka e CSC hanno voluto offrire alle indigene di Huehuetenango una chance di riscatto che loro hanno colto, sfidando discriminazione ed emarginazione, povertà e un sistema normalmente basato sul loro assoluto sfruttamento, e sottraendosi così ai coyotes, gli speculatori che acquistano i caffè a prezzi bassissimi per poi rivenderli alle società di esportazione, diventando vere imprenditrici.
Amka e CSC sono intervenuti per promuovere la crescita e lo sviluppo delle piccole produttrici, spendendosi per la loro formazione sui temi della produzione del caffè, della promozione, del ruolo della donna, per la distribuzione di materiali e prodotti agricoli e per l’assistenza specializzata per il miglioramento delle tecniche di coltivazione, fino alla raccolta di quel caffè che si chiama doña Lucero in onore di una donna guatemalteca che per più di 10 anni ha lavorato con Amka.
I primi campioni assaggiati dagli esperti di Caffè Speciali Certificati hanno confermato l’alta qualità del raccolto, e così le 80 produttrici hanno ricevuto un incremento di ricavo pari a quasi il 50% per la fornitura di una materia prima che testimonia il grande valore di tutto il loro impegno.
Due anni dopo, il caffè verde del progetto doña Lucero è stato suddiviso tra le torrefazioni del Consorzio di CSC che ne hanno dato la propria interpretazione, decidendo di proporlo in purezza o di unirlo ad a uno o più caffè per creare una miscela, e in questi giorni la “tazzina fumante che sa di libertà” è stata presentata al pubblico.
Del “cuore” del progetto parla Monica Di Vico, Responsabile Area Progetti di Amka.
Come è nata l’idea di avviare il progetto doña Lucero?
L’idea è nata proprio dall’incontro e dalla progressiva conoscenza tra Amka e CSC. L’attenzione e sensibilità di CSC per i temi dello sviluppo sociale, globale e sostenibile, che Amka promuove da più di venti anni attraverso la sua azione e presenza nei paesi del Sud del Mondo, ha portato le due entità a impegnarsi in un cammino comune in Guatemala per il miglioramento delle condizioni di vita delle piccole produttrici di caffè. La profonda conoscenza del contesto locale e delle sue dinamiche socioeconomiche da parte di Amka ha permesso di elaborare e avviare un’azione progettuale con chiari obiettivi di empowerment femminile. La partecipazione di CSC, oltre all’offerta di assistenza tecnica specializzata per la produzione di caffè di qualità, ha reso possibile la definizione di un processo che avesse il carattere della sostenibilità. Così, dalla combinazione e valorizzazione di diverse potenzialità, l’idea di esportare in Italia il caffè delle donne indigene di Huehuetenango ci è parso un obiettivo possibile e soprattutto una sfida impregnata dei valori di giustizia sociale in cui sia Amka che CSC credono fortemente.
Quali sono state le principali difficoltà che avete dovuto affrontare?
In ogni azione progettuale di sviluppo, è importante non sottovalutare mai nessun aspetto sociale, culturale, tradizionale che caratterizza il contesto in cui si va ad operare. È importante accostarsi ad esso con la sensibilità e l’umiltà di chi va a conoscere una realtà che, con i suoi punti di forza e debolezza, è comunque unica e rappresentativa di principi e valori propri. La nostra conoscenza del contesto così come delle nostre beneficiarie è stato graduale e profondo. Con loro e grazie a loro, abbiamo compreso che non è facile fidarsi di chi promette di aiutarti a produrre e commercializzare un caffè di qualità, se nessuno ha mai riconosciuto il valore del tuo lavoro e addirittura la tua dignità come donna. La principale difficoltà è stata quella di stabilire un rapporto di fiducia con le donne, una relazione di valore in cui le nostre beneficiarie si sentissero ascoltate e comprese nell’espressione delle loro esigenze, e valorizzate come persone.
Le donne della regione di Huehuetenango, dove si è sviluppato il progetto, hanno potuto apprendere molto e beneficiare della vostra attività in collaborazione con CSC, e voi cosa avete imparato da loro?
Lo scambio non può che essere reciproco, così come l’arricchimento, altrimenti l’azione e il suo impatto sono vani. Se le donne hanno appreso e beneficiato molto dalla nostra attività in collaborazione con CSC, è perché noi abbiamo imparato da loro su quali cardini dovevamo impostare il nostro intervento, affinché per loro potesse avere un impatto. Dalle donne abbiamo imparato che della propria dignità, quale un diritto fondamentale in sé e base stessa dei diritti fondamentali, non si perde consapevolezza neanche quando si è vittima di emarginazione, discriminazione e ingiustizia sociale. Gli sguardi e le parole delle donne ci hanno sempre trasmesso il coraggio e la determinazione di combattere per l’affermazione e il riconoscimento dei propri diritti e del proprio valore.
Come avete spiegato, in 18 mesi il progetto ha ottenuto ottimi risultati e, mentre in questi giorni in Italia si è svolta la presentazione ufficiale del caffè Doña Lucero, le 80 donne coinvolte sono già al lavoro per la produzione del 2023. Quale altro traguardo vi proponete di raggiungere con loro?
In questi giorni, insieme alle donne, stiamo raccogliendo e consegnando il caffè alla cooperativa guatemalteca che si occuperà di valutarne la qualità e, in accordo con CSC, esportarlo in Italia. Solo qualche giorno fa, durante la presentazione ufficiale del caffè doña Lucero, le donne, collegate dal Guatemala, hanno potuto conoscere l’entusiasmo del pubblico italiano, raccolto da Amka e CSC, nei confronti di questo progetto e del loro caffè. Un tale riconoscimento del loro lavoro è una tappa fondamentale nel processo di empowerment femminile che le vede protagoniste. Verso il raggiungimento di nuove tappe ci proponiamo di accompagnarle e sostenerle, primo fra tutti, la trasformazione del gruppo di 80 donne, ad oggi informale, in una “cooperativa femminile” riconosciuta a livello giuridico, in grado di definire e realizzare il proprio percorso di sviluppo.
Quali sono le regole imprescindibili per favorire uno sviluppo partecipato che renda gli abitanti dei Paesi in cui operate veri protagonisti e beneficiari alla pari, senza rimanere schiacciati in circuiti che spesso si traducono in sfruttamento?
Spesso ci troviamo a sottolineare la differenza tra “operare per i nostri beneficiari” e “operare con i nostri beneficiari”. La relazione che Amka stabilisce con le comunità e gli individui dei contesti in cui interviene, è prima di tutto umana, basata sull’ascolto, la conoscenza, la comprensione. Non crediamo di avere la capacità di “cambiare le cose” solo perché siamo operatori della cooperazione internazionale. Crediamo di avere il dovere di creare le condizioni di scambio e confronto che possono aiutare a far emergere potenzialità e valorizzare risorse che sono già presenti a livello locale, ma purtroppo offuscate dalle dinamiche mondiali delle disuguaglianze. Questo approccio promuove il rafforzamento delle competenze dei nostri beneficiari, che diventano fautori e protagonisti del loro processo di sviluppo.
Quali sono le altre potenzialità di questi territori su cui si potrebbe puntare con vantaggi condivisi?
Il Guatemala è un paese con un altissimo livello di disuguaglianza sociale, di cui le donne sono tra le principali vittime. Nelle comunità rurali vulnerabili dove operiamo, queste vivono una triplice discriminazione: essere donna, indigena, contadina. È sulla promozione del loro ruolo sociale ed economico, nella famiglia e nella comunità, che Amka continua a puntare. Crediamo che le principali potenzialità di tutti i territori dove operiamo, e così anche del Guatemala e della regione di Huehuetenango, siano le persone, in questo caso le nostre donne, con cui già stiamo elaborando nuovi percorsi progettuali volti al miglioramento dei livelli di sicurezza alimentare e di assistenza sanitaria. Nel raggiungimento di obiettivi di sviluppo sostenibile e duraturo vediamo i più importanti vantaggi condivisi, perché permettono di creare emancipazione ed autonomia degli individui a livello locale, e promuovere rapporti più equi tra popoli a livello internazionale.
Quanto alla partecipazione di CSC è Paola Goppion, Presidente del Consorzio, a rispondere.
CSC – Caffè Speciali Certificati da due anni si dedica al progetto sociale doña Lucero. Su cosa si basa la scelta del Consorzio di destinare parte del proprio bilancio ad aiuti alle comunità agricole dei Paesi produttori?
CSC nasce con l’obiettivo di selezionare caffè di alta qualità avviando un rapporto molto stretto di confronto e di dialogo con piccoli e grandi produttori che sono i nostri fornitori, ma soprattutto interlocutori e collaboratori, con cui il rapporto prosegue da molti anni. Periodicamente i responsabili del nostro Consorzio, fanno visita ai farmer dei diversi Paesi produttori: con altri soci, mi sono unita più volte a loro e ho potuto verificare di persona la grande difficoltà che per lo più la donna vive, costretta a compiere i lavori più umili, come la raccolta e la cernita manuale dei chicchi, spesso senza alcuna remunerazione, anche se il suo lavoro ha un’importanza enorme proprio per la selezione che fa del prodotto. Sovente non può possedere un terreno e durante il lavoro deve svolgere anche il ruolo di madre. Quando abbiamo individuato un problema ci siamo attivati per contribuire alla sua risoluzione già in altri contesti. La realtà di Amka ha richiamato la nostra attenzione: il nostro contributo economico, ma soprattutto tecnico poteva permettere a chi già da tempo coltivava caffè di compiere un salto qualitativo importante al fine di ottenere una giusta remunerazione. Abbiamo seguito con impegno il progetto (un ruolo svolto soprattutto da Graziano Carrara, che per il Consorzio segue i produttori del Centro America) e con gioia abbiamo accolto doña Lucero, un vero “caffè delle donne” per il quale abbiamo realizzato un’etichetta di un bell’arancione carico, affinché lo si colga alla prima occhiata. Sotto un chicco stilizzato c’è la scritta Amka – doña Lucero – social development project, e a fianco il rapido racconto della peculiarità del progetto. Il caffè è stato suddiviso tra gli otto torrefattori del Consorzio, che porranno questo contrassegno sulle loro confezioni.
Fin dalla sua nascita, nel 1996, CSC promuove la qualità e la cultura del caffè di pregio. Vi rivolgete a una fetta di mercato esclusiva o pensate di seguire precise strategie per ampliare l’offerta?
Per Caffè Speciali Certificati la promozione della qualità e della cultura del caffè di pregio è un’operazione ad ampio raggio, che si rivolge a tutta la seconda parte della filiera, dal torrefattore al consumatore finale. Chi acquista i nostri caffè, contraddistinti dall’apposito bollino numerato (un vero marchio di qualità posto sulle confezioni dei caffè certificati delle otto torrefazioni che aderiscono al Consorzio), sa di utilizzare caffè di qualità certa e costante nel tempo, con una tracciabilità totale. Ai baristi diamo caffè con una storia vera e bella, che prende il via dai luoghi di produzione, dai nomi e i visi di chi cura le prime fasi della lavorazione (coltivazione, raccolta, trasformazione, selezione): trasformati con attenzione, diventano una vera opportunità di affermazione per il loro lavoro e una narrazione che fa comprendere cos’è davvero il caffè. Ci piace pensare che il cliente del bar, il consumatore che cerca un caffè buono, possa pian piano riconoscere nel marchio CSC una garanzia di caffè di pregio rispettosi della sostenibilità ambientale e sociale e buoni da gustare al bar come a casa. Qualità, formazione, divulgazione, rispetto di chi produce e dell’ambiente sono le nostre strategie per il futuro. Le torrefazioni che aderiscono a CSC sono Barbera 1870 – Messina; Blaser Café – Berna (CH); Caffè Agust – Brescia; Caffè Moreno – Casoria (NA); DiniCaffè – Firenze; Goppion Caffè – Preganziol (TV); Le Piantagioni del Caffè – Livorno; Mondicaffè C.T.&M. – Roma.
