(Agen Food) - Roma 25 sett. - Frutta, dolci, pizza, peperoncini, hamburger e caramelle. Nel…

250 anni di America: il barbecue come simbolo nazionale. Le celebrazioni in Italia
(Agen Food) – Roma 03 lug. – di Massimiliano Cinque – Mettere piede nella Independence Hall di Philadelphia, dove il 4 luglio 1776, dopo giorni e giorni di lavori, discussioni, liti e mediazioni, fu apposta la firma alla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, significa compiere un autentico viaggio nel tempo.
Basta varcare quella soglia perché l’immaginazione faccia il resto e riporti in vita Washington, Jefferson, Franklin e tutti gli altri Padri Fondatori: seduti sugli scranni, raccolti attorno ai tavoli, fra libri, calamai e candele (sì, candele, perché l’elettricità era ancora ben lontana dall’essere inventata), mentre discutono, limano parole, cercano il termine giusto e, infine, mettono nero su bianco quella frase che, ispirata al pensiero del filosofo John Locke, avrebbe segnato non soltanto l’identità americana, ma avrebbe dato nuovo slancio all’idea stessa di democrazia nel mondo.
«Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per sé stesse evidenti: che tutti gli uomini sono creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di certi diritti inalienabili, che tra questi vi sono la Vita, la Libertà e il perseguimento della Felicità.»
Quest’anno ricorrono i 250 anni da quella firma e gli americani si preparano a celebrarli con una solennità ancora maggiore. Perché quella Dichiarazione non rappresenta soltanto un atto politico: è il racconto delle loro origini, il fondamento della loro identità nazionale. E quando si parla di identità americana e la si vuole raccontare attraverso il cibo, il pensiero corre inevitabilmente al barbecue.
Sì, proprio lui. Perché il barbecue non è soltanto carne, hamburger, hot dog, verdure adagiate sulla griglia e fuoco acceso, ardente oppure sapientemente regolato per le lunghe cotture. È molto di più. È un rito collettivo, un’abitudine familiare, una vera istituzione sociale e culturale che accompagna il popolo americano da secoli, seguendone la storia, le trasformazioni e persino le contraddizioni.
Tutto questo emerge con chiarezza nel libro Barbecue: The History of an American Institution, nel quale Robert F. Moss ripercorre le vicende di questa tradizione fin dalle sue origini. Si parte dal popolo Taíno che, nei Caraibi, cucinava il pesce su graticci di legno rialzati: una tecnica che i coloni spagnoli appresero e portarono poi in Europa. Si attraversano i secoli fino ad arrivare alle prime celebrazioni del 4 luglio, quando i politici facevano scavare enormi fosse per cuocere grandi quantità di carne da offrire gratuitamente alla popolazione, trasformando il banchetto in un efficace strumento per attirare ascoltatori ai comizi e conquistare voti. E non manca il lato più oscuro di questa storia: fino all’Ottocento, prima dell’abolizione della schiavitù, erano gli schiavi afroamericani a scavare quelle fosse e a governare le lunghe cotture.
Ancora oggi, il 4 luglio, accanto ai fuochi d’artificio, il vero protagonista della giornata resta il barbecue. Le famiglie americane si ritrovano nei giardini, nei parchi, davanti alle proprie case, per celebrare insieme la loro Indipendenza. È un gesto semplice, quasi domestico, ma proprio per questo profondamente identitario.
Anche in Italia le Ambasciate degli Stati Uniti hanno già dato il via alle celebrazioni per il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza.
Il 17 giugno è stata l’Ambasciatrice Lynda Blanchard, Rappresentante Permanente degli Stati Uniti presso le Agenzie delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, a inaugurare il calendario degli eventi. E, come vuole la tradizione, gli assoluti protagonisti della serata sono stati gli hamburger e gli hot dog.
Nel suo discorso di ringraziamento ha pronunciato una frase che racchiude perfettamente il rapporto che gli americani hanno con il cibo: “This generosity of food and service to others is our heritage” («Questa generosità nel condividere il cibo e nel servire gli altri è il nostro patrimonio»). E, infatti, ai numerosi ospiti sono stati offerti panini in abbondanza. Non è stato un semplice dettaglio di contorno, ma il segno concreto di una cultura dell’ospitalità che negli Stati Uniti passa spesso proprio attraverso il cibo. Non a caso gli sponsor della serata erano aziende simbolo dell’America alimentare nel mondo, come Coca-Cola, McDonald’s e il Consiglio per l’Esportazione dei Prodotti Lattiero-Caseari degli Stati Uniti.
Ieri, 2 luglio, a Villa Taverna, la residenza dell’Ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, si è svolta la più importante celebrazione della Festa dell’Indipendenza organizzata nel nostro Paese e, naturalmente, non potevano mancare i grandi barbecue dove cuocevano, senza sosta, hamburger e hot dog. Il profumo della carne arrostita, che si diffondeva nel giardino, finiva quasi per distrarre gli invitati dall’ascolto dei discorsi istituzionali. Una scena curiosa, che sembrava ribaltare quanto accadeva nell’Ottocento, quando erano i discorsi dei politici ad attirare il popolo davanti ai grandi barbecue allestiti per conquistarne il consenso.
Il barbecue è l’identità americana. È un rito che attraversa le generazioni, una tradizione che si rinnova senza perdere il proprio significato. Un gesto semplice, quasi quotidiano, eppure capace di raccontare meglio di molti discorsi il significato di una ricorrenza che gli americani continuano a vivere come il simbolo più autentico della loro storia, della loro libertà e del loro sogno.
