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Restituzione del 20% della quota associativa: Confagricoltura Ravenna dà un “bonus” alle aziende agricole
(Agen Food) – Ravenna, 28 dic. – Confagricoltura Ravenna chiude l’anno con un “bonus” alle aziende agricole: la restituzione del 20% della quota associativa a coloro che sono in regola con i pagamenti e si affidano all’organizzazione per l’espletamento di almeno due servizi. “Vogliamo dare valore all’appartenenza sindacale e un forte segnale di vicinanza agli imprenditori dopo un’annata difficile, funestata dagli effetti della pandemia e del cambiamento climatico – spiega il Presidente Andrea Betti -. Vogliamo iniziare il nuovo anno con ottimismo e ripartire più uniti di prima perché ci aspettano traguardi impegnativi, il PNRR e il green deal europeo”.
L’obiettivo è “sostenere le imprese in questa delicata fase di transizione, accompagnandole verso nuovi investimenti (fotovoltaico, biogas e biometano); promuovere colture in grado di catturare carbonio e aumentare la sostanza organica nel suolo; spingere sulla produzione di ammendante e concime organico tramite la valorizzazione degli scarti agricoli, tra cui potature, sfalci ma anche bucce di frutta e verdura”.
Nel 2022 ci saranno sicuramente più ettari investiti a grano in tutta la provincia. “Si continua a seminare anche durante le feste – racconta il responsabile della sezione cereali di Confagricoltura Ravenna, Lorenzo Furini – questo è di buon auspicio: il territorio riscopre la sua antica vocazione cerealicola, raggiungendo 32.000 ettari di superficie coltivata a frumento di cui 19.000 ettari a duro (nel 2019 erano 27.500); stabile l’orzo con circa 2.500 ettari e il mais da trinciato ad uso energetico che tocca quota 8.500 ettari. Il boom del grano riflette condizioni di mercato super favorevoli, con quotazioni in netto rialzo: nel periodo dicembre 2020 – dicembre 2021, il duro è passato da 299,00 a 527,50 euro a tonnellata (+76%) e il tenero “di forza” da 226,33 a 380,17 euro a tonnellata (+68%)”.
Per la frutta termina un’annata da dimenticare. Il comparto ravennate reagisce alla brutta botta “puntando su varietà a club, nuovi impianti di nettarine (varietà dalla polpa soda, sapore dolce e colore acceso; di buona conservazione) e coltivazioni di kiwi giallo e rosso. Compaiono sia noccioleti che noceti e si comincia a credere nei piccoli frutti in pianura e sulla prima collina”, sottolinea Nicola Servadei, Presidente dei frutticoltori di Confagricoltura Ravenna. Si archivia, così, il bilancio in rosso del 2021, che ha visto il comparto delle drupacee registrare complessivamente una perdita del 60% a causa delle gelate. La più colpita è stata la pianura faentina dove la produzione si è azzerata; male anche la collina con danni al 70-80% dei frutteti (fino al 90% per le varietà precoci di albicocche). Nella zona di Lugo il calo si è attestato mediamente al 40%. L’ondata di gelo non ha risparmiato, in provincia, neanche le mele (- 30%) e le pere (- 40%). Queste ultime, inoltre, continuano a pagare alto il prezzo degli attacchi di agenti patogeni. Una netta contrazione si è avuta infine nel kiwi: – 30% con punte fino a – 40% per il kiwi verde coltivato nelle vallate interne, che più di altre hanno risentito del freddo siberiano. Chi è riuscito a produrre ha tuttavia strappato prezzi interessanti: pesche e nettarine 70-80 cent al chilo; albicocche 1,30 euro/kg; pere abate e kaiser 1,30 euro/kg; poi 1 euro al chilo il kiwi verde, 1,50-1,80 quello giallo e oltre 2 euro quello rosso.
Notizie discordanti arrivano dal mondo del vino. “Le vendite nel canale Horeca hanno ripreso con buoni ordini sotto le feste, in particolare per le bollicine dopo il lockdown dello scorso Natale – dice Luca Sbarzaglia, Presidente dei viticoltori di Confagricoltura Ravenna. Preoccupano, però, alcune criticità. Sono introvabili – dichiara sconcertato – le bottiglie “champagnotte” comunemente usate per i vini spumante quindi saremo costretti a rimandare l’imbottigliamento previsto per fine gennaio. I materiali, dalle scatole ai tappi in sughero, hanno subito rincari del 40% circa. Speriamo solo che non ci siano altri stop o rallentamenti dovuti alle incertezze della pandemia”. C’è poi il rilancio dei vitigni a bacca bianca – albana, trebbiano, famoso, pignoletto, pinot grigio e sauvignon -, “ma i produttori sono frenati dal caro prezzi dei materiali (+ 40% per pali, fili e accessori) e ritardano la messa a dimora di nuovi impianti”.
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