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James Bond, l’agente che amava le uova

(Agen Food) – Roma 6 ott. – di Massimiliano Cinque – 5 ottobre 1962. Nelle sale cinematografiche veniva proiettato un film il cui protagonista era un attore scozzese ancora poco conosciuto: Sean Connery. Il film era Dr. No, uscito in Italia con il titolo Licenza di uccidere, e narrava le gesta e le avventure dell’affascinante e temerario agente segreto britannico James Bond. Tutto era tratto dai libri, già allora in voga e amatissimi, di Ian Fleming, ex agente segreto di Sua Maestà con la passione per la scrittura. Da quell’anno, come una ricorrenza d’un grande compleanno, il 5 ottobre è divenuto il Global James Bond Day.

I libri — quattordici in tutto, dodici romanzi e due raccolte di racconti — sono sì un miscuglio di avventura e spionaggio, di brutalità, automobili, belle donne, passione e gioco d’azzardo, ma anche un raffinato racconto dei cibi e degli alcolici che andavano di moda, o più correttamente che l’autore amava, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, fra Inghilterra, Stati Uniti e Caraibi. Ma anche Russia e Turchia. Sì, perché 007, da buon viaggiatore e amante delle cose buone, quando si trovava in terre lontane dalla sua Inghilterra, non mancava di assaporare i piatti autoctoni, senza però rinunciare mai al suo preferito. Leggendo Fleming, si scopre infatti che la pietanza più citata nei romanzi sono le uova. Bond le ordina in ben dieci libri.

In Casino Royale (1953), il primo romanzo della saga, quello della partita al cardiopalma contro Le Chiffre sui tavoli del baccarat e dell’incontro con il suo grande amore Vesper Lynd — a cui dedicherà il nome del celeberrimo cocktail martini — Fleming scrive:

“A Bond piaceva fare una buona colazione. Dopo una doccia fredda, si sedette allo scrittoio davanti alla finestra. Guardò la bella giornata e bevve mezzo litro di succo d’arancia ghiacciato, tre uova strapazzate e pancetta, e una doppia porzione di caffè senza zucchero.”

Nel capitolo 9, Bond chiede a Vesper se apprezza l’abbinamento tra caviale e uova grattugiate: un dettaglio minuscolo, ma rivelatore del suo gusto preciso e sensuale.

In Vivi e lascia morire (1954), Bond si trova negli Stati Uniti, prima a New York e poi a Jacksonville, in Florida. Anche qui ordina uova strapazzate, pur lamentandosi del modo in cui gli americani le preparano, “bagnate nel latte”. E commenta con ironia britannica:

“Le uova strapazzate saranno cotte con il latte. Ma in America non si possono mangiare uova sode. Hanno un aspetto così disgustoso senza i loro gusci, mescolate in una tazza da tè come fanno qui. Dio solo sa dove hanno imparato il trucco. Dalla Germania, suppongo.”

In Dalla Russia con amore (1957) troviamo un dettaglio ancora più intimo: a Bond piacciono le uova marroni, bollite per tre minuti e venti secondi, servite nel suo “portauovo blu scuro con un anello d’oro intorno alla parte superiore” di Minton’s. E, nel viaggio in treno con la bellissima Tatiana Romanova, ordina uova fritte e pane integrale.

Nel romanzo Thunderball (1961) emerge invece un Bond domestico, quasi familiare. Qui si scopre che ha una governante, May, a cui chiede:

“Sii un angelo e fammi il tuo tipo di uova strapazzate, quattro uova. Quattro fette di quella pancetta americana affumicata con noce americano, se ne abbiamo ancora, pane tostato caldo imburrato — il tuo tipo, non integrale — e una grande tazza di caffè, a doppia forza. E porta il vassoio delle bevande.”

Oltre alle uova strapazzate, sode e fritte, nei romanzi Si vive solo due volte (1964) e L’uomo dalla pistola d’oro (1965) Bond ordina anche uova alla Benedict; nel primo, addirittura uova di quaglia crude in salsa.

James Bond non è dunque soltanto cocktail e champagne, né soltanto un profondo conoscitore di alcolici, ma anche un vero amante del cibo, dove le uova, semplici e perfette, sono il suo piatto del cuore.

Redazione Agenfood

Redazione Agenfood

Agen Food è la nuova agenzia di stampa, formata da professionisti nel campo dell’informazione e della comunicazione, incentrata esclusivamente su temi relativi al food, all’industria agroalimentare e al suo indotto, all’enogastronomia e al connesso mondo del turismo.

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