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Nero di Troia: dalla dimenticanza al palcoscenico internazionale. La visione Crifo
(Agen Food) – Ruvo di Puglia, 09 giug.– La Cantina di Ruvo di Puglia — cooperativa agricola fondata nel 1960 — coltiva, produce e vinifica uve conferite dai propri soci, commercializzando i vini risultanti, di propria produzione, con il marchio Crifo, acronimo dell’originaria denominazione “Cantina della Riforma Fondiaria”. Dal Grifone Nero di Troia Puglia IGP all’Augustale Castel del Monte Nero di Troia Riserva DOCG, Crifo ha trasformato in pochi decenni un vitigno considerato quasi estinto in simbolo di eccellenza qualitativa. Per comprendere la strategia dietro questo percorso abbiamo incontrato tre protagonisti: il Dott. Sebastiano Marinelli, Presidente della Cantina di Ruvo di Puglia; il Dott. Emanuele Saccotelli, Direttore Commerciale e il Dott. Massimo Tripaldi, Enologo.
Enologo – Dott. Massimo Tripaldi
Il Nero di Troia è stato dimenticato per decenni. Come è iniziato il percorso del brand Crifo con questo vitigno?
“Il Nero di Troia non era dimenticato nei nostri archivi — era dimenticato dal mercato. Quando abbiamo cominciato a crederci, il vitigno aveva meno di 2.000 ettari vitati in tutta Italia, concentrati qui nella Murgia. Per generazioni era stato considerato difficile: tannini aggressivi, maturazione tardiva, bassa resa. Molti vignaioli avevano preferito l’ulivo, che garantiva più reddito con meno rischi.”
“Noi abbiamo visto quello che altri non vedevano: un potenziale inespresso. Non era il vitigno a essere sbagliato — era il modo di coltivarlo e vinificarlo che doveva cambiare. Abbiamo investito nella selezione clonale, nella gestione agronomica, nella comprensione profonda di come il Nero di Troia esprime il nostro territorio calcareo. Il primo risultato è stato capire che questo vitigno non aveva bisogno di essere domato — aveva bisogno di essere interpretato. E noi abbiamo trovato l’interpretazione giusta. Il risultato è un vino apprezzato e utilizzato da molti chef per la loro cucina.”
La progressione delle etichette Crifo sembra una scuola di enologia. È stata una scelta consapevole?
“Completamente consapevole. Quando hai un vitigno complesso come il Nero di Troia, devi costruire un percorso che il mercato possa percorrere.”
“Il Grifone Nero di Troia Puglia IGP è la lezione uno — frutto puro, breve affinamento in legno, la prima espressione autentica del vitigno. Poi lo Jazzo del Demonio: maturato in barrique, struttura, il tannino che diventa attore consapevole. E infine l’Augustale Castel del Monte Nero di Troia Riserva DOCG: almeno dodici mesi in legno di media grandezza — scelta precisa, perché la barrique piccola avrebbe sopraffatto il vitigno e la botte grande non avrebbe dato la stratificazione necessaria. Complessità senza prepotenza, come dire.”
“Ma il Nero di Troia non vive solo in verticale. Lo troviamo nei blend — Grifone Castel del Monte DOP Rosso, Terre del Crifo Castel del Monte DOP Rosso, Squarcione Appassimento, Nerodivo — e in purezza nei rosati Fuorilemura e Neia, vinificati in riduzione. Ogni etichetta racconta una sfumatura diversa dello stesso vitigno. Chi le degusta capisce in pochi bicchieri vent’anni di lavoro della Cantina di Ruvo di Puglia sotto il marchio Crifo. È educazione, non solo vendita.”
Il Nero di Troia con il pesce: come avete sviluppato questa intuizione?
“È stata una necessità commerciale che si è trasformata in una scoperta enologica genuina. Quando esporti, i sommelier internazionali ti chiedono subito come abbinare un rosso strutturato al pesce. Bisogna però distinguere due scenari.”
“Il rosato è la certezza: Fuorilemura e Neia nascono da uve Nero di Troia vinificate in riduzione e si sono affermate come la scelta naturale per il pesce, dai frutti di mare al branzino al forno. Non richiedono condizioni particolari per funzionare — è il loro terreno naturale.”
“Il rosso con il pesce grasso è la novità enologica. I nostri sommelier di cantina hanno verificato che il Grifone Castel del Monte DOP Rosso e il Terre del Crifo Castel del Monte DOP Rosso, serviti leggermente freschi rispetto al consueto, trovano la loro dimensione con pesce grasso come salmone, sgombro e anguilla: la vivace freschezza taglia il grasso, i tannini dialogano con la proteina.”
“Il momento più sorprendente è stato scoprire le verdure strutturate: funghi cardoncelli, legumi speziati, ortaggi caramellizzati. Il Nero di Troia con questi piatti sviluppa una consonanza che nessuno si aspetta. È stata come scoprire una stanza nascosta in una casa che credevamo di conoscere perfettamente.”
Presidente – Dott. Sebastiano Marinelli
L’Augustale Castel del Monte Nero di Troia Riserva DOCG è stata riconosciuta nel 2011. Come è stato ottenere la DOCG?
“È stato il suggello di una battaglia decennale. La DOCG richiede disciplinari severissimi: minimo 90% di Nero di Troia, rese limitate, zona delimitata ai comuni della Murgia Centrale, affinamento minimo 24 mesi con almeno 12 in legno.”
“La discussione era aperta: il Nero di Troia meritava davvero questa protezione? Non aveva la storia del Barolo o del Brunello — era un vitigno che stava tornando da una quasi-estinzione. Ma il Consorzio di tutela Castel del Monte e i produttori come la nostra cooperativa hanno dimostrato, con i dati e con i vini, che l’Augustale Castel del Monte Nero di Troia Riserva DOCG regge il confronto con i grandi rossi europei per complessità, longevità, equilibrio.”
“La DOCG non è stato un premio per il passato. È stato un impegno per il futuro. Dal momento in cui è arrivata, i sommelier internazionali hanno cominciato a prestare attenzione seria al Nero di Troia. Prima potevano ignorarlo. Dopo, dovevano spiegare perché no.”
La Cantina di Ruvo di Puglia ha ottenuto la certificazione Equalitas. Cosa rappresenta per voi?
“Equalitas è la certificazione di sostenibilità vitivinicola più rigorosa nel panorama italiano: valuta la cantina su tre dimensioni — ambientale, economica e sociale. Ottenerla non è stata una scelta di comunicazione, ma una conseguenza naturale di come la nostra cooperativa ha sempre operato.”
“Siamo una cooperativa agricola: i nostri soci sono le famiglie che lavorano queste vigne da generazioni. La sostenibilità del territorio non è per noi un concetto astratto — è la condizione perché le generazioni future possano continuare a fare vino qui. La certificazione Equalitas ha semplicemente messo un sigillo su pratiche che erano già nel nostro DNA.”
“Qualità e responsabilità ambientale non sono in contraddizione: si rafforzano a vicenda. Un vigneto sano produce uve migliori. Un territorio preservato mantiene la sua identità. Questa è la nostra convinzione, ed è anche la nostra strategia di lungo periodo.”
Direttore Commerciale – Emanuele Saccotelli
Qual è il posizionamento di mercato attuale di Crifo?
“In Italia la Cantina di Ruvo di Puglia detiene la leadership assoluta nella GDO sul Nero di Troia nel formato bottiglia 0,75l sotto il marchio Crifo — è il nostro radicamento nel territorio, la nostra base. Ma l’obiettivo strategico è la ristorazione di qualità: ristoranti che trattano l’abbinamento cibo-vino come parte del servizio, che educano il cliente.”
“E poi l’estero, dove il Nero di Troia ha ancora tutto lo spazio per affermarsi. Inghilterra, Germania, Scandinavia — mercati dove il consumatore paga per la storia e per il terroir. Negli Stati Uniti siamo ancora una scoperta, con spazio per crescere senza la competizione diretta di Primitivo e Negroamaro. In Asia, Hong Kong e Singapore iniziano a guardare al Nero di Troia non come alternativa economica, ma come espressione autentica di un territorio.”
Quali sono i progetti commerciali per i prossimi cinque anni?
“Continuare a fare esattamente quello che stiamo facendo, ma meglio. Non vogliamo crescere in volume — vogliamo crescere in consapevolezza.”
“L’obiettivo è che il Nero di Troia sia studiato nelle scuole di sommellerie come caso di resurrezione enologica. Non per il nostro ego, ma perché è una storia vera: se un vitigno quasi estinto può diventare simbolo di eccellenza, significa che la qualità alla fine prevale. È la dimostrazione che vale la pena credere nel territorio.”
“Sul fronte internazionale, stiamo lavorando per consolidare la presenza nei mercati dove siamo già riconosciuti e aprire nuove piazze nei paesi nordici e nordamericani, dove il profilo del Nero di Troia — struttura, freschezza, identità territoriale forte — incontra perfettamente i gusti del consumatore evoluto.”
Come descriverebbe il ruolo di Crifo nel panorama enologico contemporaneo?
“Siamo interpreti fedeli di un territorio e di un vitigno. La Cantina di Ruvo di Puglia non cerca di essere quello che non è — non competiamo sul calore del Primitivo o sulla versatilità del Negroamaro. Con il marchio Crifo difendiamo un’idea rigorosa di eccellenza legata a questo angolo di Murgia.”
“Il Nero di Troia è un vino che chiede attenzione: rispetta le temperature di servizio, vuole il cibo giusto, non si apre senza un po’ di pazienza. In un mondo dove tutto corre veloce, noi produciamo vini che dicono rallenta, ascolta. Crifo rappresenta la convinzione che in un mercato saturo, la qualità estrema sia il modo di mostrare rispetto verso un consumatore sempre più consapevole — nonché l’unica strategia che funziona davvero nel lungo periodo.”
Cantina di Ruvo di Puglia – Crifo
Viale Madonna delle Grazie, 4 – 70037 Ruvo di Puglia (BA)
Tel. +39 080 3601611
Email: info@cantinadiruvodipuglia.it
Web: www.crifo.it
La Cantina di Ruvo di Puglia – fondata nel 1960 nel cuore della Murgia – coltiva, produce e vinifica uve prodotte da 500 ettari di vitigni, conferite dai propri soci, commercializzando con il marchio Crifo i vini in bottiglia di propria produzione.
Con oltre 400 soci è oggi uno dei riferimenti principali della rinascita qualitativa del Nero di Troia. Il catalogo Crifo – dal Grifone Nero di Troia Puglia IGP all’Augustale Castel del Monte Nero di Troia Riserva DOCG – rappresenta un percorso enologico completo, relativo al vitigno pugliese più interessante dell’attuale panorama vitivinicolo pugliese.
