(Agen Food) - Pollica (Sa), 23 ott. - Mille persone, una tavola che si allunga…

Formula 1 al dente: Bottura accende Monza con la pasta italiana
(Agen Food) – Monza, 04 sett. – di Massimiliano Cinque – Semafori verdi alle 12.30. Scatta oggi il Gran Premio di Monza, uno dei weekend più importanti, più iconici e più rappresentativi della storia della Formula 1. Sarà sicuramente una sfida tra Ferrari e Mercedes, con la concreta possibilità di un’intromissione da parte di Red Bull e McLaren, salvo qualche vicenda inaspettata, come accadde nel 2020, quando una serie quasi carambolesca di eventi portò Gasly, sull’allora AlphaTauri, erede della Minardi, a una vittoria tanto imprevedibile quanto memorabile.
La Formula 1, ormai da qualche decennio, non è più soltanto motori, odore di benzina e ruote fumanti che mordono l’asfalto. È glamour, moda, parterre d’eccezione, musica e, naturalmente, cibo.
Le grandi maison dello Champagne hanno sempre cercato di accaparrarsi il privilegio di vedere il vincitore stappare una loro magnum sul gradino più alto del podio e, per qualche anno, anche la Cantina Ferrari, con il suo Trentodoc, ne è stata protagonista. La stessa Red Bull ha costruito gran parte della strategia di marketing della propria bevanda energetica sulle corse e sugli altri sport. E le aziende alimentari, inevitabilmente, hanno sfruttato la notorietà della Formula 1 per raccontare e promuovere i propri prodotti, come nell’ultimo Gran Premio d’Olanda, dove l’azienda Daelmans ha distribuito i suoi celeberrimi stroopwafel, il dolce tipico olandese.
Da qualche anno Barilla è diventata main sponsor della Formula 1. E ieri, proprio per celebrare questa collaborazione, nel tempio della velocità e nella patria della pasta, è stata organizzata una cena di gala per oltre duecento persone, sedute attorno a una lunghissima tavolata sistemata direttamente sul rettilineo principale del circuito brianzolo.
Chef d’eccezione, Massimo Bottura, probabilmente il più famoso tra gli chef stellati italiani.
Bottura viene da Modena, terra nella quale i motori non rappresentano soltanto un’industria, ma quasi una condizione dello spirito. E con i motori e con la Formula 1 ha sempre avuto un legame molto stretto. Perché, come lui stesso ha raccontato, motori e cucina sono due mondi quasi speculari, due ambienti che possiedono molto più in comune di quanto possa sembrare: la ricerca della perfezione, il rigore, l’attenzione ossessiva al particolare e quella continua spinta verso il futuro nella quale l’improvvisazione non è concessa.
Una spinta verso il futuro che ha segnato profondamente il percorso di Bottura. Come quando presentò il piatto delle Cinque stagionature del Parmigiano, aspramente criticato dall’allora presidente del Consorzio di Tutela, che arrivò ad accusarlo di rovinare l’immagine del Parmigiano. Vent’anni dopo, quello stesso piatto sarebbe stato definito il piatto del decennio.
Barilla, nel mondo, vuol dire Italia. E allora, di comune accordo con Bottura, per questa cena si è pensato di servire due tipologie di pasta.
Ed è qui che ritorna il paragone con la Formula 1.
Assicurarsi che la pasta arrivasse a oltre duecento ospiti perfettamente al dente e alla giusta temperatura era una sfida tutt’altro che semplice. Una questione di tempi, precisione, organizzazione. Quasi un pit stop gastronomico. Ma, come i grandi ingegneri del passato, Bottura la sfida l’ha stravinta.
La tavolata voleva raccontare non una sola cucina, ma mille cucine diverse, comprese tra le Alpi e la Sicilia. Perché la pasta, in Italia, non è soltanto qualcosa da mangiare: è un rito, un’abitudine, un gesto d’amore rivolto agli amici e alla famiglia.
Bottura ha preparato due piatti.
Il primo è una ruota di pasta realizzata appositamente per la Formula 1, accompagnata da un pesto di erbe raccolte a Casa Maria Luigia. Non il tradizionale pesto alla genovese, ma qualcosa di diverso: erbe aromatiche freschissime, la menta, il basilico e, sul fondo, quella nota leggermente amara della rucola.
Il secondo piatto è invece una cacio e pepe emiliana.
Al posto del pecorino, naturalmente, il Parmigiano Reggiano. Una vera scomposizione del Parmigiano: eliminata tutta la parte proteica, rimangono soltanto l’affioramento e l’acqua. Le ruote vengono cotte nell’acqua di Parmigiano e poi mantecate con la crema di affioramento. Alla fine, semplicemente, una macinata di pepe.
Pochi elementi, apparentemente semplici. Ma, come accade spesso nella grande cucina e nelle grandi automobili da corsa, è proprio dietro la semplicità che si nasconde il lavoro più complicato.
Tra poco si accenderanno i motori. E allora il gusto e la voglia di mangiare potranno trasformarsi rapidamente in fame nervosa, se la Ferrari o il nostro Kimi Antonelli non dovessero ottenere risultati soddisfacenti, oppure in fame di gioia nel caso contrario.
Ma comunque vada, sotto il podio ci sarà un’onda rossa.
E sulle tavole italiane, per chi il Gran Premio lo guarderà da casa, probabilmente ci sarà un piatto di pasta fumante.
Due immagini lontane soltanto in apparenza: il rosso di Monza e il vapore che sale da un piatto appena servito. Motori e cucina, velocità e attesa, tecnologia e tradizione.
Un legame forte, quasi naturale, con la nostra Italia.
