Cioccolato di Modica alla presentazione della Relazione sul patrimonio agroalimentare a Montecitorio
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(Agen Food) – Roma, 27 set. – Si è conclusa con grande partecipazione la terza edizione di “Nutrire l’Incontro”, congresso internazionale su arte, gastronomia e cittadinanza, svoltosi il 21 e 22 settembre 2025 nella Accademia di Spagna e l’Instituto Cervantes. Con tutte le attività esaurite in prenotazione e un pubblico attento e partecipe, Nutrire l’Incontro si conferma un appuntamento di riferimento per esplorare i sistemi alimentari dal punto di vista estetico, culturale ed ecosistemico, mettendo in dialogo generazioni e discipline.
Tra storia fluviale, biodiversità e pane evolutivo
Il congresso si è aperto con il percorso “La Roma fluviale”, una camminata guidata da Marisa Vázquez de Ágredos (Universitat de València) e Nuria Blaya (Florida Universitaria), alla scoperta del Tevere come arteria culturale, commerciale e gastronomica della Roma antica. “Roma era una canalizzatrice di cultura con una tecnologia paragonabile a ciò che oggi rappresenta Internet” – ha osservato Nuria Blaya. “L’anima della città è il Tevere: qui si incontrano gastronomia, profumeria, rituali e conoscenza” – ha aggiunto Marisa Vázquez. Il pomeriggio ha proseguito all’Instituto Cervantes con la tavola rotonda su territorio e biodiversità, con interventi di José Luis Fernández (Kois), Sara Manisera e Valentina Poveda Pérez (FAO). Kois ha introdotto il concetto di “cecità vegetale” e sottolineato il valore sociale degli orti urbani; Sara Manisera ha invitato a riflettere sul modello agricolo che vogliamo costruire, mentre Valentina Poveda ha raccontato l’impatto delle reti giovanili attivate dal World Food Forum della FAO.
A seguire, si è tenuta la degustazione dell’olio d’oliva Artajo, condotta da Andrea Urzaiz (Navarra, Spagna), che ha illustrato il rapporto tra suolo, microbiologia e biodiversità. I partecipanti hanno scoperto che “sono necessari 10 kg di olive verdi per ottenere un litro di olio della più alta qualità” e hanno potuto degustare diverse varietà.
La giornata si è conclusa all’Accademia di Spagna con una degustazione di tre pani artigianali preparati da Laboratorio Tulipane, Sara Bonamini e Flaminia Fratini. Il pubblico ha potuto assaggiare un miscuglio evolutivo, il pane di farro monococco (noto come “il grano del faraone”) e una focaccia con polvere di ravanello e finocchietto selvatico.
L’arte e il giornalismo a tavola
Il secondo giorno è stato interamente ospitato dalla Reale Accademia di Spagna a Roma, con due tavole rotonde chiave. La prima è stata “Arte e gastronomia” – Un dialogo creativo con: Carlos Casillas, chef stellato (Barro, Ávila); Martina Puigvert chef stellata (Les Cols, Catalogna); Cristiana Collu, Curatrice e Dir. Fondazione Querini Stampalia. “La mia cucina nasce dal mio luogo d’origine, e si costruisce grazie a un lavoro collettivo con tutta la brigata” – ha raccontato Casillas, vera promessa della gastronomia europea. Martina Puigvert ha posto l’accento sull’ambiente come fonte di ispirazione poetica: “Contemplare la natura e i cicli delle stagioni ci permette di creare con consapevolezza”. Infine, Cristiana Collu ha chiuso con una riflessione potente: “Innovare significa anche saper leggere l’eredità culturale e ciò che altri hanno già sperimentato”.
La seconda tavola rotonda è stata “Giornalismo gastronomico: tra cultura, identità e trend”. Con la partecipazione di: Sarah Serrano, giornalista gastronomica independente; Lavinia Martini, giornalista gastronomica e editor di Cibo Today; Ignacio Peyró, direttore de l’instituto Cervantes di Roma. Il dibattito ha toccato temi attuali come la perdita di identità alimentare nell’epoca della globalizzazione, la diffusione globale di prodotti come il panettone che si vendono ad esempio fuori stazione, e il ruolo delle mode culinarie nei social media, spesso effimere e scollegate dalla cultura locale.
Showcooking finale – Il futuro della gastronomia è giovane e fluido
La chiusura è stata affidata a uno showcooking liquido e sensoriale, a cura di Esther Merino, consulente gastronomica e sviluppatrice di bevande (ex Noma e Alchemist), che ha presentato proposte innovative di bevande, sperimentando con fermentazioni come kefir e kombucha, tecniche di macerazione e l’impiego di piante selvatiche in cucina. La sperimentazione gastronomica ha sottolineato anche il legame con il Tevere, attraverso l’utilizzo di risorse raccolte lungo le sue sponde: dal matcha di foglia di fico all’acqua di kefir utilizzando l’acetosella. Esempi concreti di come l’ambiente fluviale possa ancora oggi ispirare nuove pratiche culinarie e un diverso modo di intendere il rapporto tra uomo e natura.
