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Vino: Grottafumata, il lato sud dell’Etna
(Agen Food) – Catania, 25 feb. di Massimiliano Cinque – Mauro Cutuli, dell’Azienda Agricola Grottafumata, dopo una lunga giornata trascorsa a lavorare nei campi e tra le vigne, rientra a casa stanco e un po’ provato, ma non perde mai la voglia di raccontare ai suoi figli le avventure della giornata, trasformandole in una fiaba. Il racconto che ne scaturisce non ritrae solo un eroe di altri tempi, bensì un produttore deciso e innovativo, con lo sguardo rivolto al futuro, intenzionato a fare dei suoi vini un manifesto enologico per il rilancio del versante sud dell’Etna.
Ed ecco, concedetemi questa licenza descrittiva, che non potrei iniziare a narrare l’azienda Grottafumata con un semplice “c’era una volta”. Tra muretti a secco realizzati in pietra lavica, segnata dal tempo che ha intagliato crepe da cui ripopola la vita vegetale, lo sfondo imponente della montagna si anima dello slancio luminoso di un fiume di lava rovente, che discende dalle pendici come un enorme serpente. I vigneti di Mauro, floridi e resistenti, sono delimitati da pali di castagno, curati nei minimi dettagli, perché ogni particolare è fondamentale per ottenere un prodotto di eccellenza.
Mauro non proviene da una consolidata tradizione vitivinicola familiare: possedeva vigne e produceva vino per uso domestico, quel bicchiere condiviso a pranzo e a cena come segno di convivialità, un matrimonio secolare tra vino e cibo. Fino a quando, rendendosi conto che la carriera da sommelier non faceva per lui, nel 2017 decise, insieme alla moglie Mariangela, di fondare l’Azienda Agricola Grottafumata.
Le vigne si estendono tra le contrade di Monte Ilice, Monte Gorna e Carpene, ad un’altitudine che varia tra i 720 e gli 840 metri sul livello del mare, rappresentano un microcosmo unico dove i vini Lato Sud prendono vita. Qui, varietà come Carricante, Zu’ Matteo, Nerello Mascalese e Grenache sono le vere “pietre vitivinicole” che danno forma a questa vinificazione, conferendo a ciascun calice una storia radicata nel terreno e nel clima.
Mauro, deciso e appassionato sostenitore di questo versante del vulcano, ritiene con fermezza che si sia in qualche modo creata una falsa narrazione sui differenti versanti dell’Etna. Contrariamente a quanto suggerito da tradizioni più consolidate, il sud non può e non deve essere racchiuso in vecchie classificazioni storiche legate alle contrade. La vera caratterizzazione dei vini etnei nel sud è legata, piuttosto, al nutrimento che la pianta riceve dai minerali profondi del sottosuolo, i cui elementi mutano in base all’età e alla composizione geologica di quel particolare segmento di territorio.
La complessità di questa zona vinicola consiste proprio in questi fattori variabili. Ai tradizionali elementi minerali se ne aggiungono altri arricchiti dai fenomeni eruttivi: lievi movimenti tellurici e il deposito di lapilli provenienti dalle recenti esplosioni vulcaniche. Questa ricchezza primordiale, cosparsa naturalmente sulle viti, contribuisce a conferire unicità al vino, una firma distintiva che riesce a racchiudere nel suo complesso le sfumature naturali dell’Etna. Il silicio e altri minerali favoriscono una fotosintesi più efficiente, dando alla pianta una struttura vegetale più solida e resiliente, in grado di affrontare con successo le sfide climatiche.
Ecco quindi che il “Lato Sud” dell’Etna non è solo un territorio da esplorare fisicamente ma anche una visione, un aroma, un equilibrio, una mineralità.
LATO SUD CARRICANTE 2022
La mineralità è l’anima del vino, e nel caso dei Lato Sud si esprime con grande intensità. Al 70%, come da disciplinare Etna Bianco, il Carricante è affiancato dal Catarratto, ma Mauro, viticoltore ribelle e visionario, non si accontenta delle convenzioni: sperimenta anche con Zu’ Matteo, un vitigno antico che definisce una vera e propria reliquia, riscattando la memoria storica del territorio. Da questa sinergia emerge un vino dal colore giallo oro intenso, così luminoso da sembrare capace di ingannare una gazza ladra, pronta a rubare il bicchiere. Il colore è il frutto di un raffinato contatto tra mosto e bucce che arriva fino a tre giorni, quasi a voler imprimere nella bevanda una traccia di quella forza primordiale che solo l’Etna può concedere. In cantina, le sapienti mani di Mariangela si adagiano su ogni dettaglio, con un controllo meticoloso dell’alcolicità che non deve mai prevalere, perché ciò che è per Mauro più importante è trovare l’equilibrio perfetto tra la sapidità e l’acidità, affinché il vino possa orientarsi sulla via della bevibilità autentica. Al naso, i sentori sono complessi, si affacciano lentamente come una colata lavica che scivola via dalla montagna: minerali, frutta fresca e fiori bianchi si fondono in un bouquet che racconta lentamente la storia del terreno, del clima, della mano che ha guidato il processo. Mauro non si limita al tecnicismo vinicolo, ma si preoccupa di trasmettere un approccio culturale, più che standardizzato, che sfida ogni conformismo e ogni pressione legislativa. Non si tratta solo di produrre un vino, ma di narrarne la storia, di gemmare un prodotto che esprima la sua profonda connessione con la tradizione e l’innovazione, e soprattutto con la natura che lo ha generato.

In questo modo anche il Nerello Mascalese e la Grenache si fondono nei suoi vini come espressioni eccezionali, che vanno ben oltre il semplice “bere” e che meritano di essere scoperti a fondo, ogni volta con nuove sfumature.
Grottafumata e Idda, la Muntagna, una simbiosi tra una terra di bellezza straordinaria, imponente nel suo paesaggio, e nutrice di frutti che regnano sui palati, esprimendo tutto il carattere indomito di un’isola che non smette mai di sorprendere.
