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Ritorno al futuro, 40 anni di storia anche del cibo
(Agen Food) – Roma, 20 ott. – di Massimiliano Cinque – Sono trascorsi quarant’anni — o forse soltanto una frazione di secondo, così breve da non accorgercene — un po’ come accadde al cane Einstein nel primo, memorabile viaggio nel tempo a bordo della DeLorean. Eppure, il 26 ottobre 1985 resta una data che ha mutato per sempre il corso della scienza nel cinema.
Nel primo film di Ritorno al Futuro, Marty McFly, raggiungendo le fatidiche 88 miglia orarie, attiva il flusso canalizzatore e si ritrova catapultato nel 5 novembre 1955, in una realtà che conosceva solo attraverso i racconti dei genitori o le immagini sgranate della televisione.
Anche i gusti e le abitudini alimentari, naturalmente, erano tutt’altra cosa
Il primo luogo che Marty visita è il Lou’s Café. Lì incontra per la prima volta il padre, l’acerrimo nemico Biff Tannen e persino il futuro sindaco Goldie Wilson. Ordina una Pepsi senza zucchero, ma Lou, il burbero gestore, sembra non capire. Anzi, lo canzona per la sua richiesta stravagante e per quel suo abbigliamento un po’ troppo “marinaresco”.
Negli anni Ottanta la Pepsi era una bevanda in grande ascesa, audace nel voler sfidare il colosso Coca-Cola con slogan e campagne pubblicitarie rivolte ai giovani.
Nel film — anzi, nella trilogia — compare più volte come simbolo di una generazione che guardava al futuro con fiducia e desiderio di cambiamento.
Il suo celebre slogan, “The Choice of a New Generation”, sancì la nascita della Pepsi Generation, di cui uno dei più illustri rappresentanti fu Michael Jackson.
Nel secondo capitolo, quando Marty viaggia nel futuro, precisamente il 21 ottobre 2015, entra nello stesso bar, ormai irriconoscibile. Da Lou’s si era trasformato in una sorta di caricatura nostalgica — “un’orrenda operazione nostalgia”, come la definisce lo stesso Doc Brown — e lì ordina una Pepsi Perfect.
Un’iconica bottiglia che la casa madre decise di rimettere davvero in commercio nel 2015, in occasione del trentennale del film: andò naturalmente a ruba.
La Pepsi fa capolino anche in un’altra scena memorabile della Parte II: la cena nella casa del Marty del futuro. Qui però il ruolo di protagonista è condiviso con altri due colossi, Pizza Hut e Black & Decker.
L’anziana Lorraine apre un piccolo sacchetto di Pizza Hut: all’interno, una mini pizza — metà Pepperoni e metà verdure — che inserisce nell’idratatore della nota casa di elettrodomestici.
“Idratare livello 4!” esclama, fiera, mentre la pizza si trasforma in pochi secondi in una fragrante pietanza, pronta a sfamare l’intera famiglia McFly.
“Mamma, come idrati tu la pizza!” è una battuta rimasta nell’immaginario collettivo.
Nel capitolo finale, invece, la scelta del cibo e delle marche da inserire si fa più complessa.
Il regista Zemeckis e il produttore Spielberg approfondiscono la ricerca, attribuendo a Marty addirittura la “paternità” del frisbee.
Infatti, la teglia per torte che Marty utilizza per disarmare Buford “Cane Pazzo” Tannen, salvando la vita a Doc Brown, richiama direttamente la Frisbie Pie Company, realmente esistita.
Fondata a Bridgeport, nel Connecticut, nel 1871, l’azienda distribuiva torte in vassoi di latta alle università americane. Al Middlebury College, nel Vermont, gli studenti iniziarono a lanciarsi quei piatti: da lì, nel dopoguerra, nacque il celebre gioco.
Ritorno al Futuro è, certo, una trilogia cult, amata da milioni di fan, da collezionisti alla ricerca di memorabilia e da sognatori che desiderano, anche solo per un istante, sedersi nella mitica DeLorean.
Ma è anche un viaggio nel tempo attraverso il cibo e le abitudini alimentari di tre epoche differenti, perché il cibo, in fondo, è sempre storia, racconto, memoria. Un indicatore fedele di come cambiano i gusti, i sogni e le società.
Grande Giove!
