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Lactalis spinge sulla valorizzazione del Made in Italy, Frantellizzi a TuttoFood: “Siamo un ponte fra tradizione e futuro”

(Agen Food) – Milano, mag. – di Olga Iembo – Lactalis – prima realtà del settore agroalimentare per presenza e capillarità sul territorio italiano, con brand come Galbani, Parmalat, Vallelata, Zymil, Ambrosi e Mandara – prosegue nella sua mission: spingere sulla crescita internazionale mettendo il Made in Italy al centro. Un obiettivo perseguito anche con la partecipazione a TuttoFood dove il Gruppo si è confermato protagonista della diffusione dei prodotti del Belpaese in tutto il mondo, con una quota del 40% dell’export caseario nazionale e oltre 105.000 tonnellate di formaggi distribuiti in 115 Paesi per un fatturato di circa 900 milioni di euro. In Italia, il Gruppo è il primo attore nella valorizzazione dei formaggi DOP, con un portafoglio unico che comprende 8 Denominazioni di Origine Protetta – Parmigiano Reggiano, Gorgonzola, Quartirolo Lombardo, Pecorino Toscano, Grana Padano, Taleggio, Montasio e Mozzarella di Bufala Campana -.

Il Gruppo Lactalis in Italia, presente da oltre 35 anni, con 4.000 referenze di prodotto tra latte, formaggi, salumi e DOP, è costituito da 6 Business Unit: BU Formaggi (Galbani e Leerdammer), BU salumi (Galbani il mio salumiere), BU latte (Parmalat), BU DOP e specialità (Castelli e Ambrosi), Lactalis Italia Export e Lactalis Out of Home. Con un fatturato di oltre 2,9 miliardi di euro, Lactalis in Italia si avvale oggi di 5.150 collaboratori e conta 30 stabilimenti produttivi sul territorio nazionale.

A TuttoFood il Gruppo ha presentato le principali innovazioni sviluppate negli stabilimenti in Italia per il mercato italiano ed estero, ad esempio per l’Italia la “Figliata di Bufala” di Mandara, uno scrigno di mozzarella di latte di bufala che custodisce un cuore morbido cremoso e piccole perline di bufala, in un formato da 150g. Per il mercato estero, Lactalis ha inoltre presentato la linea frozen, composta da mozzarella e burrata, pensata per consentire ai prodotti di raggiungere i clienti foodservice in tutto il mondo. Questa linea mantiene inalterate le qualità organolettiche dei prodotti, garantendo flessibilità, gestione più efficiente delle scorte e una significativa riduzione degli sprechi. Nel segmento food service, l’offerta si amplia, inoltre, anche con il nuovo Mascarpone Galbani Professionale da 1 kg e la mozzarella infusa al basilico.

A Milano ha risposto ad Agen Food su mission, obiettivi e strategie di Lactalis Mauro Frantellizzi – General Manager Business Unit Export di Lactalis Italia, spiegando come il Gruppo si ponga come “ponte tra tradizione e futuro, tra territori locali e mercati globali, con l’obiettivo di sostenere la competitività del sistema agroalimentare italiano e contribuire a una crescita solida, responsabile e orientata al lungo periodo”, e tutto ciò investendo in innovazione, persone e filiere.

Frantellizzi, ci parla della Business Unit che dirige in Lactalis?

“La divisione che si chiama ‘Lactalis Italia Export’, quindi una divisione che è stata creata con l’obiettivo di mettere insieme tutte le fabbriche che abbiamo in Italia per quanto riguarda l’esportazione. Ci sono dentro tutte le realtà che il gruppo ha in Italia: quelle di Parmalat, di Galbani, di Castelli, di Ambrosio, di Mandara, con l’obiettivo di massimizzare la nostra esportazione. Anche di Mandara vendiamo fuori dall’Italia le mozzarelle di bufala, quelle del sito di Mondragone che fa parte del gruppo insieme a tutte le altre fabbriche. Facciamo parte, inoltre, di tutti i consorzi di OP quindi del Parmigiano Reggiano, del Grana Padano, del Gorgonzola, della bufala Campana e anche del Montasio, perché noi abbiamo un sito a Campo Formido in Friuli che produce anche quello. La parte di OP per noi è molto molto importante, naturalmente insieme a tutti gli altri prodotti che produciamo in Italia”.

E l’export avviene principalmente verso quali paesi?

“Principalmente in Europa, che traina le esportazioni di Lactalis con Francia, che è il cliente più importante dell’export italiano sul mondo dei formaggi, e poi Germania, Spagna, Belgio che raggiungono il 54% della produzione, mentre extra UE la quota rappresenta il 30%. Anche la Svizzera è un buon importatore e, recentemente, sono cresciuti molto bene sia l’Inghilterra che diversi Paesi dell’Est europeo, come Romania e Polonia. Fuori dall’Europa ci sono poi gli Stati Uniti che sono uno dei grandi importatori del ‘sistema Italia’; ed nella parte asiatica la Corea sta generando delle crescite molto importanti, come nell’ultimo anno anche la Turchia”.

Nel fatturato generale la parte export quanto “pesa”?

“Sui formaggi vale per noi poco più del 42 per cento, il fatturato che facciamo come export supera gli 800 milioni. Abbiamo due gli assi di sviluppo, in alcuni casi fatturiamo con delle filiali di Lactalis, in altri con degli importatori che non sono parte del Gruppo. Per noi l’export rappresenta una massa molto importante, ed è uno dei motivi per cui Lactalis crede molto nelle potenzialità dell’Italia, quindi ha creato questa divisione – per adesso solo nel nostro Paese – che mette insieme tutto. Oggi in effetti non siamo una realtà separata, ma l’obiettivo è di divenire una società che possa fatturare i prodotti che prendiamo dalle diverse fabbriche con un’entità unica. Abbiamo con noi tante aziende, e sicuramente alcune non erano in una grande forma finanziaria quando le abbiamo ‘prese’, altre non avevano forse una struttura così importante all’estero ed altre ancora, come Parmalat, hanno avuto delle vicissitudini che le avevano ridimensionate. Noi, comunque, abbiamo scelto di mantenere i marchi e di valorizzarli, ed è molto importante. In tutta l’esportazione che si fa dall’Italia noi siamo sicuramente quelli che puntano di più sulla marca, molti esportano magari con marca del distributore come private label. Per noi la parte prevalente è a marca, e ci teniamo molto. Questo significa che molte nostre filiali all’estero fanno investimenti pubblicitari sulla marca, e ciò comporta che hanno un prezzo un po’ più alto delle private label. Ma la sfida è proprio far crescere questa parte di esportazione che origina ancora più valore aggiunto all’estero, proprio perché il prezzo è normalmente più alto”.

Il principale obiettivo a TuttoFood è parlare con operatori esteri?

“A TuttoFood ci muoviamo in due direzioni. Ad esempio, c’è lo stand di Mandara che si rivolge soprattutto alla distribuzione italiana, mentre nell’altro nostro stand ci rivolgiamo invece più ai distributori stranieri; quindi se nel primo stand magari si incontra Conad per Mandara, nel secondo incontriamo Tesco sempre per Mandara. L’obiettivo per cui abbiamo creato questa divisione è che nello spazio Lactalis non andiamo a vendere solo Mandara col cliente, ma possiamo vendere tutto il portafoglio che il Gruppo ha, quindi una panna, una mozzarella, una ricotta, un mascarpone, tutta la vasta gamma che le varie marche hanno all’interno del nostro portafoglio. L’obiettivo di Lactalis è stato proprio quello di preservare tutte le aziende che ha acquistato, mettendo insieme una struttura che possa vendere tutti a un interlocutore come interfaccia unico, e riuscire a sviluppare il bellissimo portafoglio di eccellenze italiane”.

La rete di distribuzione com’è articolata?

“Abbiamo delle filiali più o meno in tutto il mondo, noi dall’Italia esportiamo in 115 Paesi e ovviamente la forza di Lactalis è proprio di essere molto presente anche in paesi oggi molto lontani con filiali molto forti perché il Gruppo è sempre cresciuto tramite acquisizioni. Anche in Paesi lontanissimi, come in Brasile, o ultimamente in Australia, ha acquistato aziende molto importanti che sono capaci di distribuire i nostri prodotti in maniera più agile e, dove non riusciamo con le nostre filiali, lo facciamo con importatori, come del resto fanno anche i nostri concorrenti. Quindi dei distributori in loco ci aiutano a sviluppare l’attività e, come accennavo prima, a rendere un valore più alto grazie alla marca che è un valore aggiunto anche per il ‘sistema Italia’ il quale cresce di più se si esporta a prezzi più alti”.

Parliamo di sostenibilità…

“Il tema della sostenibilità per il Gruppo è molto importante oramai da circa dieci anni. Lactalis lavora su molte aree, una è quella dell’imballaggio, rispetto alla quale abbiamo cercato di rendere tutto conforme alle linee guida che noi ci siamo dati da qui ai prossimi vent’anni. L’impegno è arrivare a rendere tutto il nostro packaging in linea con quelle linee guida che il Gruppo ha promesso nel mondo. Noi come Italia siamo un hub produttivo importante, quindi abbiamo fatto degli investimenti enormi in questo ambito, ad esempio per le mozzarelle in acqua, che è una delle categorie in cui esportiamo di più. La cosa più complicata è stata passare a una soluzione che i tecnici chiamano ‘monomateriale’, quindi passare da degli accoppiati a un monomateriale, confermando la stessa shelf life, le stesse prestazioni nonostante parliamo di un prodotto con l’acqua dentro. Mentre per tutti i ‘secchi’ andare su determinati packaging è stato semplice, per prodotti come la mozzarella abbiamo dovuto trovare una soluzione che desse la stessa qualità, perché il consumatore ovviamente vuole un packaging sostenibile ma non vuole rinunciare né al prezzo, né alla shelf life, né all’organolettico. E’ stata una delle più grandi sfide che abbiamo vinto, e ci sono voluti 7 o 8 anni. Anche perché questo materiale doveva essere anche lavorabile con i macchinari che abbiamo attualmente, quindi abbiamo dovuto fare investimenti anche sui mezzi e oggi stiamo passando quasi il 100% delle produzioni su questo monomateriale. Noi, ripeto, abbiamo fatto una promessa, lavoriamo anche d’accordo con il CONAI, con le linee guida stabilite con le associazioni, per eliminare definitivamente i materiali che vengono definiti ‘cattivi’ perché non riciclabili. Sulla mozzarella, che è il prodotto più esportato, riuscire ad avere allo stesso prezzo la stessa qualità è stato uno dei lavori più duri che abbiamo fatto. Eppure io sono convinto che tutte le soluzioni che si trovano in quest’ambito non debbano rimanere un segreto tecnico per un’azienda, ma che su questo tipo di innovazioni si debba aprire a tutta la filiera, nel senso che chiunque debba poter accedere a queste soluzioni perché, se il mondo deve essere più sostenibile, quando si riesce a trovare una soluzione questa va condivisa. Specialmente un Gruppo che è ‘leader di categoria’ deve prendere sulle spalle questa responsabilità e rendere la sostenibilità accessibile”.

Redazione Agenfood

Redazione Agenfood

Agen Food è la nuova agenzia di stampa, formata da professionisti nel campo dell’informazione e della comunicazione, incentrata esclusivamente su temi relativi al food, all’industria agroalimentare e al suo indotto, all’enogastronomia e al connesso mondo del turismo.

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