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Ottavio, dal 1955 la storia continua: il ritorno di un’icona romana
(Agen Food) – Roma, 16 ott. – di Giordana Oddi – Nella storia gastronomica di una città come Roma ci sono insegne che finiscono per diventare qualcosa di più di un semplice ristorante. Luoghi in cui si intrecciano ricordi e storie di intere generazioni, capaci di attraversare epoche diverse senza perdere il legame con le proprie origini.
È il caso di Ottavio Ristorante, insegna romana nata nel 1955 nel quartiere Esquilino, che dopo una pausa e un importante progetto di rinnovamento torna a vivere in una nuova sede, in via Savoia 68, con l’ambizione di custodire il proprio passato e, allo stesso tempo, aprire un nuovo capitolo.

La storia comincia con Anna Di Giacomo e il marito Ottavio, che nel dopoguerra danno vita a una bottiglieria e osteria di quartiere in via Santa Croce in Gerusalemme. Un locale popolare, espressione di una Roma in cui il mangiare fuori conservava ancora il carattere spontaneo della convivialità quotidiana. Ai tavoli sedevano anche i cosiddetti fagottari, avventori che portavano da casa qualcosa da mangiare e completavano il pasto con una minestra calda e un bicchiere di vino. Un’immagine che racconta bene le radici di un’attività nata attorno alla semplicità, alla familiarità e al piacere di stare insieme.
Con il tempo, la cucina evolve e il mare conquista un posto sempre più centrale. La ricerca del pescato fresco del litorale laziale diventa uno dei tratti distintivi del ristorante, fino a trasformarlo, con il passaggio di testimone ai figli Massimo e Bernardino alla fine degli anni Ottanta, in uno degli indirizzi capitolini più conosciuti per la cucina di pesce. Nel tempo, Ottavio si afferma come punto di riferimento per protagonisti del cinema, dello spettacolo, della politica e dell’imprenditoria, senza perdere i tratti distintivi della propria identità: l’ospitalità, la discrezione e la cura nella scelta delle materie prime.

Oggi, dopo la parentesi della pandemia e la chiusura della storica sede, è la terza generazione a raccogliere questa eredità. Il progetto non punta a cancellare ciò che è stato, ma a reinterpretarlo attraverso una sensibilità nuova. Gli ambienti sono stati rinnovati, l’esperienza si apre a un pubblico contemporaneo e la proposta gastronomica si affida allo chef Vincenzo Loffredo, con esperienze maturate al fianco di Lele Usai e Pierluigi Gallo, mentre l’accoglienza è coordinata da Stefan Bujor, professionista con un percorso nel segmento luxury in Italia e all’estero.

La filosofia dichiarata è quella di mantenere intatta l’identità di Ottavio, a partire dalla centralità del pesce e dalle preparazioni che ne hanno segnato la storia. Anche la scelta di proporre porzioni generose, nel solco della tradizione, racconta la volontà di conservare un rapporto diretto con la tavola: una cucina che mette al centro il piacere del mangiare, senza rinunciare alla cura tecnica e alla qualità della materia prima.
È proprio a partire da queste premesse che prende forma l’esperienza a tavola.Il pranzo di presentazione è stato l’occasione per scoprire alcuni dei piatti che meglio raccontano l’identità gastronomica di Ottavio, tra ricette storiche, attenzione alla materia prima e interpretazioni più contemporanee della cucina di mare.

Il percorso si è aperto con il gran crudo, espressione di una filosofia che mette al centro il prodotto, lasciando che freschezza e caratteristiche della materia prima emergano senza sovrastrutture. Una scelta che restituisce il senso di una cucina in cui il mare rappresenta un elemento centrale, in continuità con la storia del ristorante e della famiglia.

Tra i protagonisti del pranzo non poteva mancare la Catalana di crostacei alla Ottavio, uno dei piatti simbolo della casa. La nuova gestione ha scelto di mantenerla in carta, riconoscendone il valore identitario e il legame con la memoria del locale e dei suoi clienti. Una ricetta che attraversa le generazioni e continua a trovare spazio nella proposta gastronomica, confermando come la tradizione possa rimanere viva senza trasformarsi in un semplice esercizio di nostalgia.
Accanto ai grandi classici, il percorso ha dato spazio anche alla ricerca dello chef Loffredo, rappresentata dal risotto con cozze, vongole e tartare di gambero rosso. La sapidità dei molluschi incontra la delicatezza del crostaceo, in un piatto che combina equilibrio e carattere, mantenendo un legame riconoscibile con i sapori del mare. È in questo dialogo tra tecnica, sensibilità contemporanea e rispetto della tradizione che si inserisce una parte del lavoro della cucina.

Tra gli assaggi anche il morone alla griglia, pesce presentato durante il pranzo per le caratteristiche della sua carne, consistente e ricca. La cottura alla griglia ne ha valorizzato struttura e sapore, mentre il piatto è stato accompagnato da cipolle bianche appassite, con note di aceto e vino rosso, capaci di introdurre una componente agrodolce e creare un piacevole contrasto con la ricchezza del pesce.
Quelli proposti durante il lunch sono alcuni dei piatti che meglio rappresentano la storia e la personalità di Ottavio, ma non esauriscono le possibilità della cucina. La proposta si apre infatti anche alle variazioni dettate dalla stagionalità e dalla disponibilità del mercato, lasciando spazio al pescato del momento e a preparazioni che possono affiancare i riferimenti storici della carta. Un approccio che consente di preservare i sapori più riconoscibili del ristorante, mantenendo al tempo stesso una cucina dinamica e in dialogo con la materia prima.
A chiudere il pranzo, una selezione di assaggi dolci che ha alternato il cremoso alle erbe, il mini brownie accompagnato dai fichi e il cannolo scomposto. Un finale costruito sulla varietà, tra note fresche, consistenze cremose e richiami alla pasticceria tradizionale, a completamento di un percorso pensato per raccontare alcune delle diverse sfumature della proposta gastronomica.

Ma la nuova identità di Ottavio non si esaurisce nella cucina. Il progetto guarda anche al mondo dell’arte e della cultura. La terza generazione ha infatti immaginato il ristorante come uno spazio capace di ospitare cicli pittorici e mostre, in collaborazione con docenti dell’Accademia di Belle Arti, affiancando all’esperienza gastronomica una dimensione visiva e culturale. Un modo per ampliare il significato stesso dell’ospitalità e fare della sala non soltanto il luogo in cui si consuma un pasto, ma anche uno spazio da vivere e scoprire.
A settant’anni dalla sua nascita, Ottavio riparte dunque da una consapevolezza precisa: la storia è un patrimonio da preservare, ma per continuare a essere rilevante deve sapersi evolvere. La nuova sede di via Savoia diventa così il punto di partenza di una fase diversa, in cui i piatti simbolo, la centralità del pescato e la memoria familiare convivono con nuove competenze, un ambiente rinnovato e una visione più ampia dell’esperienza al ristorante.
Non una rottura con il passato, quindi, ma una sua rilettura perché la sfida più interessante per un’insegna storica non è inseguire ciò che cambia, bensì riuscire a cambiare senza smettere di essere riconoscibile.
