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DUILIO, a Ostia il ristorante che allarga i confini dell’ospitalità
(Agen Food) – Ostia (Rm), 10 giu. – Dopo l’esperienza di Slice e de Il Capanno, Cristiano Giacometti inaugura a Ostia Duilio, un nuovo progetto di ristorazione che amplia il significato stesso dell’ospitalità. Un ristorante, certamente, ma anche una casa di quartiere pensata per accogliere le persone oltre il tempo del pasto. Un luogo aperto dalla colazione al dopocena dove la cucina diventa il punto di partenza per costruire relazioni, condividere esperienze e creare nuove occasioni di incontro.
Duilio nasce dalla convinzione che oggi l’ospitalità possa svolgere un ruolo più ampio della sola somministrazione. Per questo all’offerta gastronomica si affiancano attività culturali, formative e creative gratuite, con l’obiettivo di generare valore per il quartiere e restituire alle persone uno spazio da vivere liberamente. Si può entrare per una colazione, fermarsi a pranzo, cenare, partecipare a un laboratorio o a un corso. Oppure semplicemente restare. Senza che il valore del tempo trascorso sia misurato esclusivamente da ciò che si consuma.

Il nome: un omaggio alla storia di Ostia
Il nome Duilio affonda le proprie radici nella memoria del territorio. Lo storico stabilimento (costruito fra il 1936 e il 1939 dall’architetto razionalista Luigi Moretti) oggi conosciuto come Il Capanno portava infatti originariamente il nome di Duilio, in riferimento al Lungomare Duilio e alla figura del console romano Gaio Duilio, protagonista della prima grande vittoria navale di Roma. Un omaggio alla storia del litorale che oggi si trasforma in una dichiarazione d’intenti: dare vita a un luogo capace di generare appartenenza, relazioni e identità condivisa.
Un nuovo modello di ospitalità
La vera novità di Duilio risiede nella sua funzione sociale. L’obiettivo è diventare progressivamente un luogo di incontro permanente per il quartiere, una piattaforma aperta a persone, competenze e passioni differenti. Il primo calendario di attività prevede corsi gratuiti di ceramica aperti a tutte le età, con l’obiettivo di favorire il contatto con la creatività individuale e la relazione con gli altri attraverso il lavoro manuale. In linea con i valori di progetto la ceramica diventa un esercizio di lentezza: richiede attenzione, cura e pazienza, riportando al centro il valore del fare e del costruire nel tempo. Il contatto con la materia si trasforma così in un’occasione di incontro, espressione personale e condivisione.
Accanto ai laboratori creativi prenderanno forma anche corsi pomeridiani di inglese dedicati ai bambini. I corsi sono pensati per offrire ai più piccoli uno spazio sereno e stimolante in cui imparare divertendosi, mentre le famiglie possono vivere il locale come un luogo di incontro e socialità. Queste attività rappresentano soltanto i primi passi di un progetto molto più ampio. L’ambizione di Duilio è diventare un luogo aperto a giovani professionisti, artisti, artigiani, psicologi, educatori e creativi che desiderino condividere competenze, idee e percorsi formativi fruibili a ogni età. Una piattaforma culturale e sociale in continua evoluzione, capace di accogliere linguaggi differenti e restituire al quartiere uno spazio autentico di relazione.
Uno spazio pensato per essere vissuto
Situato all’interno di un ex ristorante completamente ripensato, Duilio si sviluppa su circa 200 metri quadrati, con 60 coperti interni e ulteriori posti a sedere esterni previsti con l’estensione degli spazi. Il progetto architettonico è firmato dall’architetto Fabrizio Lentini, che ha interpretato il desiderio di Cristiano Giacometti di costruire un ambiente capace di far sentire ogni ospite immediatamente a proprio agio. L’ispirazione è quella di una casa immaginaria, costruita come un set cinematografico composto da ambienti differenti che evocano ricordi condivisi: la sala da pranzo, il soggiorno con la grande televisione, gli spazi della convivialità domestica.
Elemento centrale è il grande bancone a isola in travertino, concepito come punto di aggregazione e condivisione, mentre una linea gialla, pensata come il tratto di un evidenziatore, attraversa il locale nella sua lunghezza terminando in un arco che accompagna il visitatore nel passaggio tra le diverse atmosfere del locale. Gli arredi non appartengono a un’epoca precisa e non cercano effetti nostalgici o contemporanei. Il loro obiettivo è un altro: permettere a ciascuno di ritrovarsi nel proprio tempo.

La cucina quotidiana come gesto di accoglienza
La proposta gastronomica è affidata agli chef Davide Carmina ed Emanuele Ali, già protagonisti della cucina de Il Capanno. La filosofia è quella di una cucina immediata e riconoscibile, costruita attorno ai piatti del giorno, alle preparazioni della memoria e a un’idea di semplicità intesa come scelta consapevole. Parte del menu nasce anche dal dialogo con il pubblico attraverso i social network, coinvolto nella condivisione di ricordi, sapori e piatti capaci di evocare esperienze personali e collettive.
Duilio sceglie inoltre di mantenere una proposta accessibile e coerente con la propria vocazione di luogo aperto e inclusivo. Tra gli antipasti trova spazio la Mozzarella in carrozza (€ 8), mentre tra i primi emergono la Carbonara realizzata con spaghetti Felicetti (€ 12) e la Cacio e Pepe con zucchine alla scapece (€ 12), interpretazione che unisce uno dei grandi classici romani a suggestioni della cucina mediterranea. Tra i secondi figurano l’Involtino (€ 12) e l’Ossobuco (€ 14), in una proposta che mette al centro una cucina rassicurante, conviviale e profondamente legata al concetto di casa. Dalla colazione alla cena, Duilio accompagna gli ospiti durante tutta la giornata con una proposta gastronomica pensata per essere accessibile, familiare e condivisa.
La visione di Cristiano Giacometti
Per Cristiano Giacometti Duilio rappresenta anche una forma di restituzione verso un territorio che negli ultimi anni ha accompagnato la sua crescita professionale e personale. “Con Il Capanno e Slice ho cercato di costruire luoghi in cui le persone stessero bene attraverso la qualità dell’esperienza gastronomica. Duilio rappresenta per me un passo ulteriore: volevo immaginare uno spazio capace di andare oltre il tempo del pasto e della permanenza al tavolo. Un luogo dove ognuno possa decidere quanto fermarsi e come vivere il proprio tempo, partecipando a un corso, incontrando altre persone, lavorando a un progetto o semplicemente concedendosi una pausa.” – racconta Giacometti – “È la mia idea di ospitalità evoluta, più vicina alla comunità che alla sola ristorazione. Ostia mi ha accolto e dato molto in questi anni: Duilio è il mio modo di restituire qualcosa a questo territorio, creando uno spazio aperto, utile e inclusivo”.
