Skip to content

Rassegna stampa del 4 aprile 2025

(Agen Food) – Roma 04 apr. – Il settore agroalimentare italiano è sotto pressione. A lanciare l’allarme è Il Sole 24 Ore, che quantifica in ben 800 milioni di euro il conto salato che le imprese italiane del food dovranno pagare a causa dei dazi imposti dall’amministrazione Trump. Secondo Federalimentare, il contraccolpo sarà pesante: -10% sui fatturati e -30% nei volumi dell’export verso gli Stati Uniti, un mercato che vale oltre 7,8 miliardi di euro per il nostro agroalimentare. L’effetto si estende ben oltre i numeri: Coldiretti, sempre su Il Sole 24 Ore, stima anche una perdita potenziale di 15.000 posti di lavoro per ogni 10% di calo nei volumi esportati. E mentre alcune aziende come Lavazza, intervistata sempre da Il Sole 24 Ore, valutano di potenziare la produzione direttamente negli USA per superare le barriere, altre realtà chiedono a gran voce un’azione politica e diplomatica comune a livello europeo.

Sul Corriere della Sera, si mette a fuoco l’impatto sui prodotti simbolo del Made in Italy: olio, formaggi e vino saranno tra i più penalizzati. I dazi aggiuntivi previsti — fino al 20% — potrebbero cambiare radicalmente le abitudini di acquisto dei consumatori americani, storicamente attratti dall’eccellenza italiana. Il quotidiano evidenzia che gli Stati Uniti sono il primo mercato per l’olio extravergine italiano e uno dei principali sbocchi per il settore caseario, che ha già sofferto dazi precedenti.

Non va meglio secondo la Repubblica, che propone una lunga intervista al presidente di Coldiretti, Ettore Prandini. Il suo timore è che questi dazi possano causare un danno complessivo da 3 miliardi di euro, andando ben oltre le mancate vendite: si rischiano deprezzamento dei prodotti, aumento dei costi di stoccaggio e un’espansione dell’Italian sounding. Prandini insiste: «l’Europa deve muoversi, ma senza rispondere con dazi a sua volta». La soluzione passa per una strategia condivisa e negoziata a livello europeo.

Tornando su Il Sole 24 Ore, troviamo un focus positivo sull’andamento di Lavazza, che nonostante le incognite geopolitiche e i rincari (+70% delle materie prime nel 2024), chiude l’anno con ricavi in crescita del 9,1% e presenta una nuova capsula 100% caffè chiamata Tablì. Il CEO Antonio Baravalle conferma la volontà di investire negli Stati Uniti per raddoppiare la capacità produttiva, dimostrando che, di fronte agli ostacoli, alcune aziende scelgono di innovare e adattarsi.

Tuttavia, dalle pagine del Corriere della Sera e di Repubblica, emerge una crescente preoccupazione per il rischio che i consumatori americani si orientino su prodotti più economici e meno autentici. Le parole del Consorzio del Parmigiano Reggiano sono emblematiche: con i nuovi dazi, il prezzo al dettaglio del celebre formaggio italiano potrebbe salire a 59 dollari al chilo, spingendolo fuori dalla portata di molti. Una dinamica simile coinvolge anche il prosciutto di Parma, come spiega la Repubblica, con 800 mila pezzi esportati nel 2024 ora a rischio.

Anche le conserve di pomodoro non sono immuni. Secondo Anicav, riportata dal Corriere della Sera, gli Stati Uniti rappresentano il 15% dell’export extra UE del settore. Con i dazi che potrebbero salire fino al 32%, prodotti come pelati e passate italiane rischiano di diventare troppo costosi per il mercato americano.

Infine, il comparto degli alcolici — sottolinea ancora il Corriere — vale da solo oltre 2 miliardi di euro in esportazioni verso gli Usa e impiega 450.000 persone solo in Italia. Anche qui, le prospettive sono cupe. Federvini parla apertamente del rischio di recessi contrattuali e invita l’Europa a evitare una guerra commerciale, che sarebbe deleteria per tutti.

In questo scenario complesso, la parola d’ordine sembra essere una sola: unità. Le imprese, le associazioni di categoria e le istituzioni invocano compattezza europea, pragmatismo e un approccio negoziale, perché il Made in Italy non può permettersi di perdere il suo primo mercato extraeuropeo.

admin

Torna su
Agenfood
×