(Agen Food) - Roma, 24 apr. Partiamo con una panoramica sui grandi player dell’agroalimentare. Secondo…

Rassegna stampa del 7 aprile 2025
(Agen Food) – Roma 07 Apr. – Aumentano le tensioni tra Stati Uniti e Unione Europea sul fronte del commercio agroalimentare. Secondo Il Sole 24 Ore, l’amministrazione Trump ha messo sotto accusa le direttive europee in materia di Green Deal, plastica, Ogm e protezione dei dati. In un rapporto di 400 pagine, 33 delle quali dedicate alla Ue, Washington denuncia una serie di normative europee ritenute eccessivamente restrittive e punitive per gli esportatori americani, in particolare nel settore agricolo. Le critiche toccano il cuore delle politiche europee su sostenibilità ambientale, salute e privacy, arrivando a mettere in discussione anche il regolamento sugli imballaggi e quello sulle filiere prive di deforestazione. Non manca un attacco al Gdpr e all’Ai Act. Al centro della protesta americana, come riporta Valentina Melis, anche l’eterogeneità dell’applicazione delle regole doganali tra gli Stati membri della Ue e la lentezza della burocrazia.
Nel frattempo, a Verona, il Vinitaly apre tra speranze e preoccupazioni. Il Corriere della Sera racconta di un settore vinicolo italiano che prova a fare fronte comune per reagire all’aumento dei dazi voluto da Trump. Lo slogan è chiaro: “Keep calm”. L’obiettivo è condividere i costi delle tariffe con gli importatori statunitensi, pur di non perdere competitività in quello che è il mercato più importante per il vino italiano. Le grandi aziende, come Marchesi Antinori e Frescobaldi, si dicono pronte a trovare accordi “di filiera”, anche a costo di rinunciare a parte dei margini. Ma la sfida sarà più dura per i piccoli produttori, soprattutto quelli senza brand riconoscibili. Il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, invita alla calma e ricorda il sostegno istituzionale, mentre la premier Meloni e il ministro Lollobrigida esortano a evitare allarmismi. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, guarda al futuro e rilancia l’idea di un’area di libero scambio Usa-Ue, citando persino Elon Musk.
Anche la Repubblica sottolinea il clima di forte apprensione tra le aziende presenti a Vinitaly. Il “gusto” dei nuovi dazi è definito “amara Trumpiano”, e l’incertezza si respira tra i padiglioni, dove i buyer americani mostrano prudenza. Il timore principale è che l’aumento dei prezzi finisca tutto sulle spalle dei consumatori finali, frenando la domanda. Secondo Antonio Rallo di Donnafugata, anche un lieve rincaro potrebbe scoraggiare gli acquisti. Il problema non è solo italiano: riguarda tutta l’Europa. Come spiega Giancarlo Guidolin del consorzio Prosecco Doc, bisogna redistribuire i costi lungo tutta la filiera per mantenere la competitività.
Dal canto suo, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, intervistato da Il Messaggero, rassicura: “Non intendiamo rinunciare al mercato americano”. Anzi, aggiunge che il peso dei dazi potrebbe rivelarsi marginale nel prezzo finale. Lollobrigida conferma la strategia del governo Meloni di ampliare i mercati senza chiudere con gli Usa e ribadisce l’importanza di una diplomazia economica, opponendosi a una “guerra commerciale” che danneggerebbe tutti. Il ministro propone invece un ripensamento delle regole europee, a partire dalla Pac, per sostenere le imprese e semplificare la burocrazia. E sottolinea anche il ruolo positivo del vino come simbolo dello stile di vita italiano, citando la longevità degli italiani rispetto agli americani come esempio di benessere legato alla cultura alimentare mediterranea.
