(Agen Food) – Roma, 21 set. - Giovedì 24 settembre, alle 20:30, In Fucina –…

La pizza verace esce da Napoli alla conquista della provincia (e non solo)
(Agen Food) – Napoli, 16 ott. – Nel panorama gastronomico italiano, la pizza è spesso ancora identificata con Napoli: la città madre della pizza napoletana, custode di segreti, tradizioni e rituali che si trasmettono di generazione in generazione. Ma questa visione, per quanto romantica e rispettosa della storia, rischia di essere riduttiva: da tempo ormai, una buona pizza, spesso anche eccellente, si può trovare anche oltre i confini cittadini, nelle province, nei piccoli centri, nelle nuove generazioni di pizzaioli che hanno preso sul serio l’arte e l’identità della pizza.
Esempi concreti arrivano da Pozzuoli dove locali come Ammaccàmm stanno dimostrando che la pizza di qualità non è prerogativa esclusiva del centro storico partenopeo, o da realtà consolidate come Pizzeria Salvo a San Giorgio a Cremano. Anche altre pizzerie locali come Casa Caponi – Pizza e Cucina a Torre Annunziata vantano ottime recensioni da chi cerca la pizza autentica anche fuori dal centro città.
L’espansione della tradizione: strumenti, mezzi e cultura
Come è avvenuto questo «passaggio di confine» della cultura della pizza? Diversi fattori hanno contribuito a diffondere l’arte partenopea anche oltre Napoli. La formazione è stata decisiva: molti pizzaioli di provincia si sono formati con maestri napoletani o in scuole specializzate dove si apprendono tecniche come impasto, lievitazione e controllo del forno. L’arte della pizza, un tempo trasmessa solo in famiglia, è oggi materia di studio in corsi e workshop che mantengono alto il livello tecnico anche fuori città.
Un ruolo fondamentale lo ha avuto la comunicazione: le nuove generazioni di pizzaioli utilizzano i social per raccontare la propria passione, mostrando su Instagram e TikTok la “danza del disco” in cottura e il lavoro dietro le quinte. Così, anche una pizzeria verace fuori dal centro può farsi conoscere e attrarre appassionati da zone sempre più lontane. A questo si aggiunge la maggiore mobilità delle persone e una cultura gastronomica diffusa: chi viaggia o consulta guide online cerca qualità ovunque, non solo “autenticità di appartenenza”.
Certificazioni e marchi come quelli dell’Associazione Verace Pizza Napoletana hanno fissato standard riconosciuti, aiutando le realtà periferiche a distinguersi come fedeli alla tradizione. È così che luoghi come Pozzuoli, e molte altre località campane, non sono più “periferie gastronomiche” ma nuovi poli della cultura della pizza, dove la tradizione napoletana si rinnova senza perdere la propria anima.
Due scuole di pensiero nella pizza: tradizione vs innovazione
Il mondo della pizza tradizionale, specie quella napoletana, ha sostanzialmente due orientamenti che convivono, talvolta confliggono.
- La scuola “ortodossa” o classicista insiste sulla rigida osservanza dei canoni: impasto con sola farina, acqua, sale, lievito naturale (o lievito madre), uso di forno a legna con calore massimo, cornicione ben alveolato. Qui è importante rispettare i tempi, ogni deviazione è vista con sospetto.
- La scuola “evolutiva” o contemporanea accetta contaminazioni: farine speciali, lunghe maturazioni, tecniche di fermentazione avanzate (idrolisi, poolish, biga), uso moderato di ingredienti non tradizionali (verdure grigliate, fiori, formaggi “fuori standard”) pur mantenendo l’anima della pizza come “piatto popolare”.
In provincia, molto spesso la sfida è mescolare l’idea di pizza rispettosa della tradizione con l’innovazione necessaria per distinguersi, trovare un’identità propria, senza sembrare fotocopie dei locali cittadini.
Il fenomeno dell’esibizione
Negli ultimi anni è cresciuto un fenomeno parallelo: la pizza acrobatica o “pizza show” — l’arte di far volare, roteare, lanciare il disco di pasta con eleganza e spettacolo. Non è il modo per fare la pizza migliore, ma un modo per attrarre attenzione, spettacolarizzare l’offerta, creare un brand visivo.
Un nome notevole in questo ambito è Nicola Matarazzo, campione mondiale di pizza acrobatica nonché influencer nel settore. Originario di Napoli ma bresciano d’adozione, ha studiato a fondo la tradizione della pizza verace, riuscendo a trasportarla e reinterpretarla addirittura fuori dai confini partenopei. Gestisce la pizzeria Manuno (a Brescia) e si è fatto conoscere non solo per l’abilità tecnica, ma per la capacità di trasformare l’atto della stesura e del lancio in spettacolo. Anche la sua presenza televisiva ne attesta il potere mediatico. Questo tipo di “discipline ancillari” (pizza acrobatica, show-pizza, eventi con degustazioni “coreografiche”) contribuiscono a rendere la pizza non solo cibo, ma una vera e propria esperienza che va oltre Napoli e i suoi confini.
Una geografia nuova della pizza
Oggi la pizza rappresenta molto più di un simbolo gastronomico: è un linguaggio universale, capace di adattarsi a luoghi, culture e interpretazioni diverse senza mai perdere la propria identità. L’evoluzione della pizza verace testimonia come la tradizione possa convivere con la modernità, trasformandosi in un patrimonio condiviso, vivo e in continuo movimento. Non è più solo un piatto che racconta Napoli, ma un modo di intendere il mestiere, la passione e il rispetto per la materia prima.
La provincia, con la sua autenticità e la sua voglia di sperimentare, è diventata terreno fertile per nuove idee, dove le mani dei pizzaioli continuano a impastare non solo acqua e farina, ma storie, radici e futuro. In questo equilibrio tra rigore e creatività, la pizza resta ciò che è sempre stata: un gesto d’amore semplice e profondo, capace di unire generazioni e territori sotto il profumo irresistibile di un forno acceso.
