(Agen Food) – Avola (Sr), 28 ott. – di Olga Iembo – E’ stata la…

Famiglia Cotarella è narrazione del vino autentica ma moderna: “Il settore si trasforma e richiede scelte intraprendenti”
(Agen Food) – Montecchio (Tr), 05 nov. – di Olga Iembo – “La vigna è vita. Dalla vigna è iniziata la nostra storia. La vigna è ricordo, emozione, passione ed entusiasmo”. Da queste parole di Riccardo Cotarella, uno dei più autorevoli enologi del panorama internazionale, promana l’idea che rappresenta il fondamento ed insieme il motore di Famiglia Cotarella, famosa Azienda vinicola e vitivinicola pluripremiata che dagli anni ’60 coltiva con passione il legame con la terra, vivendo il mondo del vino come una continua sfida, fra tradizione e innovazione, memoria e ricerca, ascolto e racconto.
Famiglia Cotarella è un’Azienda storica, fondata nel 1979, dall’evoluzione della cantina Falesco creata dai fratelli Renzo e Riccardo Cotarella. Nata a Montefiascone (Viterbo), la cantina affonda le radici nel lavoro dei fratelli Antonio e Domenico Cotarella nel secondo dopoguerra, per poi essere sviluppata in chiave moderna dai figli Renzo e Riccardo e oggi guidata dalla nuova generazione, in particolare dalle sorelle Cotarella, Dominga, Marta ed Enrica, che proseguendo nel solco della tradizione hanno voluto imprimere una fisionomia rispondente alle sfide del tempo che passa, raccogliendo gli input che giungono dell’evoluzione di un settore sempre più aperto all’enoturismo, all’ospitalità, a nuove forme di comunicazione e, più in generale, al territorio.

Nel 2004 l’Azienda inaugura la principale e moderna cantina a Montecchio (Terni), e col tempo arriva a gestire vigneti tra Lazio e Umbria, ed a comprendere anche proprietà come Le Macioche a Montalcino (Toscana) per la produzione di Brunello e, più di recente, a Bolgheri, sempre in Toscana. Tra le etichette più celebri prodotte dalla Famiglia Cotarella spiccano gli iconici Montiano, Merlot in purezza (IGP Lazio) tra i rossi più noti d’Italia, e il Sodale di Montiano; Ferentano (da uva Rossetto), Verdeluce (Pinot bianco, Semillon e Grechetto) e Tellus (Syrah / Chardonnay).
Ma l’azienda, come detto, si è sviluppata anche in chiave moderna ed attuale anche lungo la direttrice di ospitalità ed esperienze più ampie, prevedendo la possibilità di effettuare visite guidate e degustazioni in cantina con prodotti tipici locali, aprendo all’alta formazione di sala, nonchè portando avanti progetti educativi e sociali, come la Fattoria Tellus e la Fondazione Cotarella.
A descrivere questa storica realtà ad Agen Food sono proprio le sorelle Dominga, Marta ed Enrica, mentre è il giovane Riccardo Chiasso Cotarella a raccontare dell’innovativo progetto “Ci facciamo un calice? Perché no!”, nato proprio da una sua idea mirata ad avvicinare e coinvolgere i giovani al mondo del vino.
Tratteggiamo la fisionomia dell’Azienda, quali sono i tratti distintivi della vostra attività?
“Famiglia Cotarella, lo dice il nome stesso, è un’impresa di famiglia. Quando, nel 2016, noi sorelle ne abbiamo preso le redini abbiamo voluto proprio rendere evidente questo aspetto già nel marchio. Consapevoli della solidità delle nostre radici, quelle di un’azienda nata con il nonno Domenico, poi cresciuta con i suoi figli Renzo Riccardo, avevamo, e abbiamo tuttora, un’altrettanto forte volontà di gestire l’azienda in un modo più nostro, che valorizzasse la nostra visione e il nostro approccio. Non ci siamo fermate alla produzione di vino, ma abbiamo voluto allargare lo sguardo al territorio. Famiglia Cotarella e i suoi vini hanno uno stretto legame con il territorio delle tre regioni in cui siamo presenti, Lazio, Umbria e Toscana. Un legame che significa racconto, identità, cultura enogastronomica, ma che, nella nostra visione, è una relazione in continua evoluzione, alimentata anche dalla capacità di innovazione e sperimentazione che ci contraddistingue. Ampliare la visione aziendale al territorio ha voluto dire, per noi, anche contribuire a creare nuove opportunità per il futuro dei giovani, di quei territori ma non solo. Così è nata, nel 2017, Intrecci, l’accademia di alta formazione di sala e ospitalità che ha sede nella Tuscia laziale, che in dieci anni ha formato oltre 200 giovani professionisti, oggi tutti inseriti nel settore Hospitality, in Italia e all’estero. Nel 2021, invece, è stata la volta di Fondazione Cotarella, con la quale abbiamo scelto di sostenere i giovani che soffrono di DNA e le loro famiglie promuovendo, al contempo, la sensibilizzazione delle comunità rispetto a una patologia ancora un po’ sottovalutata. Il filo conduttore di tutte le nostre attività è proprio questo: considerare ogni criticità non come un limite, ma come una sfida e un’opportunità per guardare oltre e continuare a crescere”.

Famiglia Cotarella, una storia lunga più di 40 anni che non smette di innovarsi. Ci descrive il posizionamento in Italia e all’estero, i vostri prodotti di punta e gli obiettivi che vi siete dati per il prossimo futuro?
“Famiglia Cotarella oggi è tra le realtà più note del mondo del vino in Italia ma anche all’estero. Non lo diciamo noi, ma il successo crescente che stanno ottenendo i nostri vini. Montiano, senza dubbio, è il nostro vino di punta, un vino unico, nato dalla sfida dei nostri predecessori, i fratelli Riccardo e Renzo Cotarella, di impiantare uve Merlot in una terra come la Tuscia, tradizionalmente vocata ai bianchi. Un’innovazione che ancora oggi ci premia. Più di recente, siamo approdati a Bolgheri, altro luogo iconico della produzione vinicola toscana di qualità, e nel 2027 usciremo con il primo vino. Una nuova sfida che affrontiamo con profondo rispetto, grande umiltà e consapevolezza.
Di recente, comunque, abbiamo fatto la scelta di puntare molto anche sui bianchi umbri, vini freschi ma di carattere, capaci di raccontare un territorio ma soprattutto di andare incontro alle esigenze del mercato attuale. Uno su tutti Verdeluce, il vino con cui, dal 2022 abbiamo voluto davvero accendere una nuova luce sul Cuore verde d’Italia. Un altro aspetto su cui puntiamo molto è l’accoglienza enoturistica nelle nostre cantine di Montecchio e Montalcino. Per noi l’ospitalità di qualità è imprescindibile. All’ospitalità, come già ricordato, abbiamo dedicato l’accademia Intrecci e, oggi, insieme a RosatiNet, anche Intrecci Mindset, con cui portiamo la cultura dell’ospitalità nelle aziende di settori diversi che vogliano migliorare l’accoglienza al cliente, la cultura aziendale, lo sviluppo manageriale. In cantina, non ci limitiamo a visite e degustazioni, ma abbiamo ideato un’accoglienza che si estende al territorio, facendone fare esperienza a 360 gradi”.
Radici nella tradizione ma sguardo al futuro attraverso la ricerca. Come si coniugano questi due aspetti?
“Come dicevamo, per noi la ricerca, l’innovazione, la sperimentazione sono fondamentali e si coniugano benissimo con la tradizione e con il territorio. Questi ultimi sono il fondamento, le radici appunto. Crediamo che la ricerca e l’innovazione siano strumenti essenziali per permettere alla tradizione di evolversi, rinnovarsi e dialogare con il presente, mantenendo intatto il proprio valore e continuando a essere un patrimonio vivo, capace di guardare al futuro”.
Nella filosofia di Famiglia Cotarella un punto fondamentale è il rispetto per la natura e per i frutti che essa offre. Cosa significano per l’azienda sostenibilità e valorizzazione del territorio, che sono requisiti a cui sempre di più anche i consumatori fanno attenzione?
“Il rispetto per l’ambiente e per la terra è la naturale conseguenza del legame profondo con le nostre radici, di cui parlavamo prima. È proprio attraverso la cura e la tutela del territorio che possiamo preservarlo e fare in modo che continui a offrirci i suoi frutti anche in futuro. Basta guardarsi intorno, osservando i paesaggi delle nostre campagne, per comprendere quanto i viticoltori, così come gli agricoltori in generale, siano veri e propri custodi del territorio e quanto il loro lavoro abbia contribuito a creare e preservare la bellezza che contraddistingue il nostro Paese. Quando parliamo di sostenibilità, però, non ci riferiamo soltanto alla dimensione ambientale, ma anche a quella sociale. Per noi significa assumersi una responsabilità d’impresa che va oltre la propria attività: restituire al territorio una parte del valore generato dalla terra e dal lavoro di tante persone, attraverso iniziative e progetti capaci di creare nuove opportunità e contribuire al benessere della comunità”.
Oltre la narrazione più classica e “tradizionale”, come sta cambiando il mondo del vino ed il rapporto con i suoi consumatori?
“Il settore vitivinicolo sta attraversando ormai da qualche anno una fase di profonda trasformazione, che riguarda non soltanto le abitudini di consumo, ma anche gli assetti produttivi, i modelli di business e il modo stesso di comunicare e raccontare il vino. È un cambiamento strutturale, che richiede a tutti coloro che operano in questo mondo la capacità di prenderne atto, comprenderne le cause e interpretarne le dinamiche, individuando strade diverse per il futuro. Se guardiamo, per esempio ai giovani e al loro rapporto con il vino, è evidente come le abitudini di consumo siano cambiate rispetto al passato: si beve meno frequentemente e il vino sembra avere sempre meno spazio nella quotidianità, mentre viene scelto più spesso in occasioni conviviali, fuori casa, quando assume un significato legato alla condivisione, all’esperienza e al piacere di stare insieme. Allo stesso tempo, molti giovani sembrano orientarsi verso altre tipologie di bevande, spesso percepite come più immediate, semplici da scegliere e accessibili. Dobbiamo chiederci quali siano le ragioni di queste scelte. Il punto di partenza potrebbe essere proprio questo: ascoltare. Che non significa inseguire ogni tendenza o snaturare un prodotto che porta con sé una storia, una cultura e un’identità profonde, quanto, piuttosto, trovare nuove modalità per rendere il vino più comprensibile, interessante e rilevante anche per le nuove generazioni”.

Evoluzioni e cambiamenti richiedono dunque anche di adottare nuove metodologie di comunicazione e nuovi linguaggi?
“Indubbiamente la comunicazione è strategica. Deve utilizzare un linguaggio più accessibile e autentico, capace di valorizzare non soltanto gli aspetti tecnici e produttivi, ma anche le persone, i territori, le storie e i valori che si celano dentro ogni bottiglia. Ciò significa anche promuovere una cultura del consumo consapevole, che metta al centro la qualità, la conoscenza e il valore dell’esperienza. Rendere il vino più accessibile non vuol dire renderlo più banale, solo più vicino”.
In merito al progetto “Ci facciamo un calice? Perché no!”, è Riccardo Chiasso Cotarella a rispondere.

Riccardo, come è nata l’idea di “Ci Facciamo un calice?”
“È nata parlando con i miei coetanei. Dal confronto con loro in diversi contesti mi sono reso conto che per molti giovani il vino è considerato un prodotto elitario, visto come distante, riservato a pochi. Altri, invece, ne riconoscono il valore come elemento di convivialità, ma non ne conoscono la storia, la cultura. E di questo, come si fa presente da più parti nel settore, la responsabilità non è solo e tanto dei giovani, quanto di un modo di comunicare il vino che non è più adeguato al target che essi rappresentano. Con ‘Ci facciamo un calice? Perché no!’ abbiamo voluto provare a dare una soluzione, a creare un ponte”.
Il progetto è una sorta di “esperimento” comunicativo che si è rivelato un successo tanto che, partito online, ed è divenuto operativo sul territorio. Ci racconti questa evoluzione…
“L’iniziativa, come dicevo, vuole essere un modo per andare incontro ai giovani, utilizzando un linguaggio più immediato, meno tecnico e più di racconto del vino e, soprattutto, portando questo racconto nei luoghi, virtuali e fisici, frequentati dai giovani. Insomma, abbiamo voluto avvicinare il vino ai giovani, andare loro incontro, senza aspettare che succedesse il contrario. È da questa convinzione che nasce il format, pensato per vivere innanzitutto sui social, ma anche per uscire dagli schermi e trovare spazio negli eventi e nei momenti di incontro e condivisione in cui i giovani sono protagonisti. L’obiettivo è creare occasioni di dialogo, incuriosire e costruire un rapporto più spontaneo con il vino. Quando ho condiviso questa idea in famiglia, abbiamo trovato subito una visione comune e la volontà di trasformarla in un progetto concreto. In particolare, ho avuto il sostegno di mia mamma Dominga e delle mie zie Enrica e Marta, da sempre attente al mondo dei giovani”.
Lei svolge in prima persona le “interviste” ai giovani che coinvolge nell’iniziativa, che tipo di riscontri ha avuto, cosa emerge dal confronto con loro? I giovani sono realmente distanti dal mondo del vino?
“Il format di ‘Ci facciamo un calice? Perché no!’ prevede simpatici sketch con la zia Marta e brevi interviste realizzo ai ragazzi durante gli eventi a cui partecipiamo. L’obiettivo è dare loro voce, far emergere il loro punto di vista sul vino, capire che rapporto hanno con questo mondo, come lo vivono e che cosa si aspettano. Ci interessa conoscere le loro preferenze, capire quali aspetti considerano più importanti nella scelta di un vino e, soprattutto, ascoltare che cosa vorrebbero trovare di diverso.
È un modo anche – e qui vengo alla risposta all’ultima domanda – per dimostrare che, in realtà, i giovani non sono poi così distanti dal vino. In realtà, c’è curiosità. Un racconto efficace può contribuire a creare consapevolezza e la consapevolezza, a sua volta, favorisce la conoscenza, avvicina al prodotto e può costruire nel tempo un rapporto di fiducia. C’è poi un aspetto per noi imprescindibile: promuovere la conoscenza del vino significa anche educare a un consumo consapevole e responsabile, mettendo al centro la salute e la sicurezza. Sono temi particolarmente importanti anche per le nuove generazioni, sempre più attente al proprio benessere e alle proprie scelte. Avvicinare i giovani al vino non significa semplicemente invitarli a bere, ma a scegliere in modo informato e responsabile”.
A partire da questa sua idea innovativa, dobbiamo aspettarci altre iniziative rivoluzionarie da Famiglia Cotarella?
“Rivoluzionarie non lo so, ma di sicuro i nuovi progetti sono una costante dell’attività di Famiglia Cotarella sia nell’ambito del vino che nelle altre attività del gruppo. Non tirarsi mai indietro di fronte a nuove sfide interessanti credo siano un po’ nel nostro dna”.

