(Agen Food) - Roma, 21 ago. - Piccole, instancabili e preziose, le api sono molto…

Al Bar Show Fratelli Branca Distillerie ha celebrato Carpano, Ulianas: 240 anni di storia che portiamo nel mondo
(Agen Food) – Roma, 19 set. – di Olga Iembo – Carpano. Un marchio nato a Torino che ha 240 anni, che ha scritto la storia del Vermouth moderno nato con lui, non poteva che celebrare al Roma Bar Show la propria straordinaria identità, immutata nel tempo eppure migliorata proprio grazie a una continua evoluzione che gli consente di esprimere una modernità che si sviluppa sulla base di una salda tradizione.
Al Bar Show, il principale evento italiano di rilevanza internazionale dedicato all’industria del beverage, della mixology e dell’ospitalità, il brand ha sfoderato i propri risultati, che ne confermano la forza sul mercato contemporaneo dimostrata fin da quando nel 1786 Antonio Benedetto Carpano mise a punto a Torino la formula destinata a dare origine a una categoria che, nei secoli successivi, sarebbe entrata nella cultura dell’aperitivo e della miscelazione internazionale. Una storia lunga e ricca, che nel 2001 ha visto una tappa centrale quando Fratelli Branca Distillerie ha completato l’acquisizione del 100% di Carpano, fino all’ultimo decennio in cui, come hanno spiegato dall’azienda, i volumi in Italia sono quadruplicati, mentre Germania, Regno Unito, Spagna e Grecia registrano tassi di crescita a doppia cifra, con la Germania che si conferma il mercato più performante. Il segreto? Se pur i diversi mercati richiedono modalità di attivazione differenti, restano costanti il posizionamento del marchio, la qualità del prodotto e il legame con la cultura italiana del Vermouth, “è su questa combinazione che il Gruppo sta costruendo la crescita internazionale di Carpano” sottolinea l’azienda.
In occasione del suo 240° anniversario Carpano ha voluto raccontare la sua storia nella Capitale, mettendo in relazione le origini del Vermouth con il modo in cui la categoria viene oggi conosciuta, servita e interpretata dai professionisti della miscelazione.

A raccontare di più ad Agen Food è stato Nicola Ulianas, Global Head of Advocacy e Ambassador per Branca Distillerie, che da 18 anni porta il nome della famiglia in giro per il mondo.
“Carpano è un brand acquisito dalla famiglia Branca – ha spiegato -, che gli ha dato la possibilità di vivere una seconda vita, mantenendo inalterata la ricetta originale del vermouth che ancora oggi, dopo 240 anni, dà la possibilità a tutti di poter assaggiare esattamente il suo sapore così come è nato”.
Com’è la situazione del mercato per la fascia che vi riguarda?
“Beh, l’Azienda sta andando molto bene. Quella della famiglia Branca è un’attività che ha 180 anni ormai, quindi ha sicuramente superato qualsiasi momento di deployment, di difficoltà, con un ‘segreto’ molto semplice, mantenere la qualità alta, rispettare la tradizione, rispettare la metodologia di produzione e concentrarsi molto sul prodotto. Anche oggi, in un mercato che vede probabilmente delle inflessioni e che sta cambiando, non scendere a compromessi sulla qualità è la filosofia che ci sta portando avanti. I consumatori, all’estero come in Italia, apprezzano questa scelta. Carpano e Branca, comunque, sono un riferimento in questa fascia di mercato. Oggi non facciamo altro che mantenere quella promessa che il fondatore dell’azienda fece e noi, restare fedeli a noi stessi. Un’azienda come Branca, che è un’azienda fatta di ‘tradizione’, ha capito comunque che la tradizione non è un’ancora che ti tiene bloccata nel passato, ma piuttosto è un aquilone, è una vela che ti porta verso il futuro”.
Nel mercato internazionale che ‘posizionamento’ ha l’Italia rispetto al resto d’Europa e del mondo?
“Se si parla del mondo degli aperitivi, dei vermouth e degli amari, penso di poter dire che quasi il 100% di chi appartiene a questa categoria trae ispirazione dalla realtà italiana. Anche nel mondo dell’ospitalità il modello italiano sta acquisendo un’importanza sempre maggiore. Io lavoro in questo settore ormai da 25-28 anni e, per quanto riguarda l’evoluzione dei cocktail menu, posso dire che negli ultimi 15 anni si è passati da un menu che non aveva la presenza di amari, o forse al massimo aveva un solo drink con amaro o con vermouth, ad avere quasi la totalità del menu con ingredienti che sono amari o vermouth o comunque che facciano riferimento al mondo degli aperitivi italiani. Il consumatore ha ormai un palato pronto a questo tipo di consumazione, questi prodotti si prestano alla miscelazione così come si è evoluta oggi, molto più leggera, più approcciabile e ovviamente che si avvicina di più al mondo del cibo. Oggi non si può prescindere dall’ ‘accoppiamento’ con il food, è indispensabile la proposizione di drink col cibo, il pairing, o comunque un menu che includa anche degli alimenti. Oggi è un elemento centrale dell’ospitalità. Ebbene, tutti quei drink che si possono declinare con i vermouth e gli amari si prestano perfettamente a questo pairing, più di quanto possano fare altre categorie merceologiche come magari il rum o il whisky o il mescal. Perché i vermouth sono prodotti a base di vino e da questo deriva una naturale ‘vicinanza’ con il mondo dell’alimentare”.
Rispetto alle ‘problematiche’ poste dalla Comunità europea, sfociate nella dibattuta questione delle ‘etichettature’ degli alcolici, voi che posizione avete?
“Noi siamo già promotori del bere responsabile, non siamo per ‘bere molto’ ma per ‘bere bene’. Promuoviamo i nostri drink e i nostri prodotti in bevute lisce ma anche bevute sodate, quindi abbassando notevolmente la gradazione alcolica e, per precisa scelta e volontà dell’azienda, puntiamo sull’idea di una bevuta ‘sociale’, quindi con amici, con familiari, con parenti, con i colleghi, purchè sia un momento di socialità. Per quanto riguarda le diciture sulle etichette, comunque, noi dobbiamo fare riferimento a tutto ciò che stabilisce la Comunità Europea ma anche a quanto stabilito nei 160 paesi diversi in cui arriviamo, perchè ogni paese ha le sue regole. Noi, poi, abbiamo una gradazione completamente differente nei diversi prodotti. Dal 39% del Fernet, passando dal 28 – 25% del Caffè Borghetti, fino ai 16 gradi dei Vermouth, quindi siamo su un range molto ampio. Ogni mercato ha le sue regole che noi ovviamente seguiamo, mai a discapito del prodotto la cui qualità è tutto e deve essere attestata. Noi siamo promotori delle certificazioni, ne abbiamo volute alcune su prodotti dove non esistevano ancora. Quelle certificazioni praticamente le abbiamo create noi, quindi siamo anche un’azienda che crea degli standard qualitativi poi seguiti e utilizzati anche da altri. Questo è ciò che ci distingue”.
