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Farine da mais: i produttori in guerra contro i rincari
(Agen Food) – Roma, 19 sett. – Ancora una campagna complicata per il mais, a causa del clima estremo e delle tensioni geopolitiche. A denunciare la difficile situazione del settore è Ailma, che all’interno di ASSITOL, l’Associazione Italiana dell’Industria olearia (Confindustria), rappresenta le aziende produttrici di mais alimentare.
“Ci troviamo a fronteggiare un quadro assai negativo, non soltanto in Italia, ma in tutta Europa – spiega il presidente Massimiliano Carraro – dovuto al caldo torrido degli ultimi mesi, che ha inciso sia sulle quantità sia sulla qualità della materia prima”. L’alternanza di siccità e piogge torrenziali, infatti, ha provocato l’insorgere di agenti patogeni, colpendo le rese della coltura.
Sulla base delle indicazioni degli operatori, Ailma, che rappresenta più del 90% del settore, prevede una riduzione media della disponibilità di mais pari al 35% in meno. “Un dato che, purtroppo, si abbina al difficile quadro internazionale, rendendo ancora più critica l’attività delle aziende”, avverte Carraro. Al calo della materia prima, infatti, si aggiungono gli effetti dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, che hanno determinato forti aumenti dei costi energetici, dei trasporti e degli imballi. “Rincari che cerchiamo di non far ricadere sui consumatori – sottolinea il presidente degli imprenditori – ma che le aziende fanno sempre più fatica a sostenere”.
Le farine proteiche di mais e quelle da leguminose, quindi di origine vegetale e senza glutine,sono alla base di un’ampiagamma di importanti prodotti alimentari: snack salati e dolci, prodotti da forno e per la prima colazione, birra, pasta, bevande vegetali e prodotti alternativi alla carne, anche nei filoni del “senza glutine”, biologico e proteico.
A differenza di altre campagne complesse, non sarà agevole compensare il deficit produttivo con il ricorso all’import. Tutta l’Europa è stata colpita dal caldo estremo e dalla siccità: il timore, secondo il Joint Research Center della Commissione europea, è che la campagna 2026-27 si riveli la peggiore degli ultimi trent’anni. Le previsioni parlano di una produzione di 50,6 milioni di tonnellate mais, in calo di oltre il 10% rispetto alla campagna precedente. A soffrire di più sono la Francia, l’Ungheria e il Centro Europa. L’Ucraina, un tempo tra i principali produttori mondiali, ha enormi problemi logistici e, a causa della guerra, oggi riesce a movimentare appena la metà dei suoi normali quantitativi: il porto di Odessa non è più utilizzabile, il Danubio sta tornando parzialmente navigabile in questi giorni dopo la siccità, e il trasporto ferroviario è sotto attacco della Russia.
Fuori dall’Europa, la produzione negli Stati Uniti è risultata inferiore alle aspettative (401,33 Mt). Il ricorso agli stock di materia prima ha quindi ridotto la capacità americana di sostenere l’export, peraltro più costoso a causa dei dazi e dell’incremento dei trasporti via mare.
In questo scenario, i prezzi della materia prima hanno già registrato un primo aumento (+15%). “Il quadro di mercato è davvero complicato, da interpretare e da gestire – osserva il presidente di Ailma – e crea grande incertezza tra gli imprenditori che, con grandi difficoltà, difficoltà, sono riusciti, fino ad oggi, a limitare al minimo l’impatto sui listini e sul carrello della spesa, mentre l’inflazione rialza la testa. È difficile, però, immaginare che le imprese riescano a mantenere questa linea ancora a lungo”.
