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Fantini Rosé: L’Abruzzo Conquista il Mondo
(Agen Food) – Ortona (Ch), 23 set. – Fantini Wines ha creduto nel rosato quando ancora non era di moda. Una scelta controcorrente, oggi ampiamente premiata: il gruppo vinicolo abruzzese, fondato a Ortona nel 1994, è diventato un punto di riferimento internazionale per la produzione di vini rosati di qualità. Calalenta Merlot, il best seller che ha rivoluzionato il mercato, è solo la punta dell’iceberg di un progetto più ampio che racconta territori diversi, dalla Puglia alla Sicilia, dalla Basilicata alla Spagna, con un unico filo conduttore: stile, innovazione e identità.
«Abbiamo intercettato questa riscoperta del vino rosato quando era ancora considerato un prodotto minore, proprio come lo era il nostro Sud in ambito enologico», spiega Giulia Sciotti, marketing manager e figlia del fondatore Valentino Sciotti. Il rosé, però, è un vino complicato da produrre. «Può sembrare strano, ma mentre sui rossi e sui bianchi c’è sempre possibilità di manovra durante la vinificazione e ancor prima durante la raccolta, sui rosati questa scappatoia non esiste», conferma Dennis Verdecchia, responsabile tecnico degli enologi del gruppo Fantini.
Proprio per superare questi limiti, Fantini ha istituito un dipartimento interno di Ricerca e Sviluppo – uno dei pochi in Europa – dove si sperimentano vinificazioni su scala ridottissima, in serbatoi da 10 litri, per testare lo sviluppo di vini ottenuti da vitigni diversi, con lieviti diversi, cresciuti ad altitudini diverse, vendemmiati in tempi diversi. L’obiettivo? Costruire il “rosato ideale”: colore tenue, profilo aromatico fine, struttura equilibrata. È così che nasce Calalenta Merlot, lanciato nel 2019 e oggi prodotto in oltre mezzo milione di bottiglie. «Lo volevamo diverso dai soliti rosati, più elegante e moderno, scarico di colore e ispirato allo stile provenzale – racconta Verdecchia – e per ottenere questo risultato, il Merlot abruzzese di Fantini era un’ottima base di partenza».
Il segreto è nella lavorazione: vendemmia perfettamente calibrata, raccolta manuale e raffreddamento immediato delle uve alla pigiatura, per evitare l’estrazione eccessiva di colore (per non estrarre le componenti polifenoliche responsabili del colore acceso di certi rosati) e preservarne la freschezza aromatica. Nessun additivo enologico per schiarire il vino, ma solo tecnica e rispetto della materia prima.
Il successo di Calalenta ha ispirato l’applicazione del modello su altri vitigni e territori italiani della galassia Fantini, con una filosofia comune: rosati chiari, vibranti, riconoscibili, ma sempre espressione del proprio terroir. Nascono così: il Sensuale Rosato Terre Siciliane IGT (da Nerello Mascalese, Merlot e Cabernet Sauvignon, prodotto da Vigneti Zabù, consociata Fantini); il Pipoli Rosato Basilicata IGP (da vitigni autoctoni, è prodotto da Vigneti del Vulture); e il nuovo Zolla Rosato di Puglia IGP, 100% Nero di Troia da Castel del Monte, prodotto da Vigneti del Salento. «Ogni nostro rosé è ambasciatore della sua regione», sottolinea Sciotti. Se approccio e stile restano comuni, «è l’esplosività dei territori a emergere di volta in volta», dichiara Verdecchia.
In parallelo, prosegue anche la produzione del Fantini Cerasuolo d’Abruzzo DOC, l’unico rosato “tradizionale” con colore più carico, e della Fantini Gran Cuvée Rosé, bollicina 100% Aglianico di grande successo. A questi si affianca un’altra etichetta sorprendente: Cala Rey di Finca Fella, Tempranillo in purezza prodotto in Castiglia (Spagna), nei vigneti a piede franco di Finca Fella, tra i 900 e i 1.200 metri d’altitudine. Anche in questo caso, lavorazione in iper-riduzione e raffreddamento spinto, per un rosato elegante e aromatico. «Ne sono particolarmente orgoglioso», dice Verdecchia. «Nel 2022, appena nato, ha vinto il Mondial du Rosé in Francia, e ha ancora potenziale per superare persino Calalenta».
Vini ben studiati, espressione dei loro territori, a prezzi più che ragionevoli, in bottiglie eleganti: ecco la ricetta del successo dei rosé Fantini. I numeri parlano chiaro: «negli ultimi tre anni abbiamo più che triplicato le vendite. Certo, ci siamo trovati nel momento giusto con lo stile giusto, in questo siamo stati fortunati, ma è un successo che ci siamo conquistati perché abbiamo fatto tanta ricerca per capire come produrre al meglio, adottando un linguaggio enologico contemporaneo. I numeri ora ci danno ragione» – conclude Giulia Sciotti. Si può brindare.
