(Agen Food) – Rosazzo (Ud), 08 ott. – Dalla vendemmia del 1956 sono trascorsi settant’anni…

Vino, Calabretta: se vuoi essere unico, devi essere differente
(Agen Food) – Randazzo (Ct), 14 set. – “Se vuoi essere unico, devi essere differente”. Questa frase del vignaiolo apocrifo è stata scelta per rappresentare l’azienda vinicola siciliana Calabretta, e non a caso.
L’Azienda Vinicola Calabretta ha radici profonde nella viticoltura etnea, portando avanti tradizioni secolari con dedizione e passione da quattro generazioni. Situata sulle terrazze a gradoni dell’Etna, l’azienda coltiva le viti utilizzando tecniche sostenibili e rispettose dell’ambiente. Le vigne, spesso centenarie, sono allevate ad alberello o a spalliera bassa, su suoli vulcanici ricchi di minerali che beneficiano di una forte escursione termica tra giorno e notte e di un elevato irraggiamento solare diurno. Questo terroir unico conferisce ai vini Calabretta aromi e sapori inconfondibili, autentici testimoni della meravigliosa Sicilia.
La storia di Calabretta inizia agli inizi del Novecento con Gaetano Calabretta e donna Grazia, che acquistano i primi terreni e avviano la produzione di vino. Tra la fine degli anni Venti e gli inizi degli anni Trenta, la produzione si espande e viene venduta anche al nord Italia, con due negozi di proprietà in Liguria. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il figlio Salvatore amplia ulteriormente l’azienda, affiancato dalla moglie Concetta. Negli anni Novanta, Massimo e Massimiliano, rispettivamente figlio e nipote di Salvatore e Concetta, riorganizzano la cantina e portano i vini Calabretta sul mercato internazionale.
La cantina di Calabretta è un luogo dove la tradizione incontra l’innovazione. Distribuita su più livelli, compreso un sotterraneo scavato nella roccia lavica, la cantina offre condizioni ideali di temperatura e umidità per l’affinamento dei vini. Le numerose botti di rovere di Slavonia permettono un affinamento naturale, mentre le barrique di più passaggi sono utilizzate per l’affinamento di piccole partite. Le fermentazioni avvengono prevalentemente in botti d’acciaio di varie dimensioni, mantenendo separate le partite di produzione fino all’imbottigliamento. Un sistema di climatizzazione senza circolazione d’aria preserva i lieviti e i batteri naturali, garantendo fermentazioni alcoliche e malolattiche naturali. La cantina è alimentata da un impianto fotovoltaico, a conferma dell’impegno di Calabretta verso la sostenibilità.
L’Etna, con le sue peculiarità geologiche, gioca un ruolo cruciale nella produzione dei vini Calabretta. Il vulcano, alto oltre 3.000 metri, presenta suoli eterogenei, altitudini variabili e una notevole esposizione solare, creando contrade viticole con caratteristiche uniche. I suoli vulcanici, ricchi di minerali e pietre, insieme alla terra nera che trattiene il calore, alle alte escursioni termiche e alla notevole ventosità, conferiscono ai vini dell’Etna una complessità e una tipicità senza pari. Calabretta coltiva le sue vigne nelle contrade di Solicchiata/Montedolce, Passopisciaro/Feudo di Mezzo, Calderara, Taccione, e Battiati/Zocconero.

Ogni contrada, con le sue peculiarità pedo-climatiche, contribuisce a creare vini dalle marcate particolarità organolettiche. Per esempio, i vigneti di Calderara, situati tra i 700 e i 750 metri di altitudine, producono vini eleganti e longevi, mentre quelli di Passopisciaro, a 680 metri, danno origine a vini di grande struttura e profondità. I vini di Calabretta esaltano le caratteristiche uniche del terroir etneo.
Tra i vini prodotti spiccano il “Vigne Vecchie”, proveniente da vigne centenarie e caratterizzato da grande acidità, eleganza e struttura tannica; il “Nonna Concetta”, prodotto in quantità limitata e dedicato alla nonna di famiglia, e il “Gaio Gaio”, un rosso fruttato e floreale da servire fresco. Inoltre, il “Carricante Bianco” offre un profilo minerale e strutturato, ideale per chi cerca un bianco di grande personalità. Ogni vino è frutto di anni di esperienza, continua sperimentazione e un profondo rispetto per la natura e la tradizione.
