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Proposta di legge di Carloni: cibo vegetale non si chiami carne

  • Redazione Agenfood
  • CIBO

(Agen Food) – 16 giu. – di Olga Iembo – Evitare distorsioni dei mercati e di ingannare i consumatori. E’ questo il senso che vuole avere la proposta di legge avanzata (qui il link) dall’Onorevole Mirco Carloni, Deputato della Lega e Presidente della Commissione Agricoltura della Camera, in materia di denominazione dei prodotti alimentari contenenti proteine vegetali.

“Ognuno è libero di mangiare ciò che vuole e le imprese di produrre come preferiscono i loro prodotti – spiega Carloni -. Ma non c’è assolutamente il bisogno che un prodotto a base vegetale fatto in una fabbrica usi nomi che rievochino la carne, la tradizione o, addirittura, i prodotti d.o.p. come ‘bresaola’, ‘prosciutto’ o ‘salame’. Questo crea una distorsione dei mercati ed è un inganno per i consumatori”.
Le audizioni Commissione Agricoltura rispetto alla proposta sono già iniziate, ma l’esame non inizierà prima di due settimane.

“Il mercato agroalimentare in questi ultimi anni ha visto il proliferare di alimenti a base vegetale posti in commercio con l’uso distorto di nomi riferiti alla carne e ai prodotti a base di carne” esordisce Carloni introducendo la proposta, “si rende così necessario – aggiunge – adottare regole chiare che impediscano agli operatori del settore alimentare” queste distorsioni. “È, anzitutto, un’iniziativa per tutelare le produzioni zootecniche del nostro Paese – spiega ancora – da coloro che vogliono offrire alternative di consumo” perché “usare tali denominazioni significa evocare, nell’immaginario del consumatore, alcuni concetti strettamente legati alla produzione zootecnica, quali: la metodologia di produzione fatta di impegno personale, manodopera e passione per l’allevamento animale, la tutela degli stessi e la salvaguardia di ambiente e paesaggio, oltre che le capacità e le conoscenze specialistiche richieste per la stagionatura dei salumi o la corretta lavorazione delle carni”.

“Ma c’è di più – argomenta ancora Carloni -: questi prodotti ottenuti mediante la lavorazione di vegetali che vengono macinati, mischiati, arricchiti con aromi e addensanti non hanno nulla a che fare, dal punto di vista nutrizionale, con i veri prodotti della zootecnia: vitamine, proteine, sali minerali (e spesso anche apporto calorico complessivo) sono sideralmente distanti da quelli dei prodotti della zootecnia. Ci si trova così a proporre al consumatore delle alternative di consumo che non hanno tuttavia lo stesso apporto, ricchezza e valore nutrizionale”.

Di qui, e dalla riconosciuta importanza “di un sistema alimentare che si fonda sulla storia, sul rispetto della terra, sulla tutela del territorio e del lavoro, che rendono unici i prodotti agroalimentari italiani”, la proposta d legge che “si compone di sette articoli ed è mirata a vietare l’uso delle denominazioni legali riferite alla carne di prodotti costituiti interamente, o in via prevalente, da alimenti vegetali, salvaguardando comunque i casi particolari legati alla preparazione di prodotti composti che possono contenere sia proteine vegetali che animali. L’articolo 1 individua l’ambito di applicazione della legge. L’articolo 2 definisce gli alimenti contenenti proteine vegetali e stabilisce le definizioni base. L’articolo 3 introduce il divieto di utilizzo dei nomi riferiti alla carne, o ai prodotti a base di carne, per gli alimenti che contengono proteine vegetali. L’articolo 4 introduce eccezioni per i prodotti a prevalente origine animale in cui vengono introdotte proteine vegetali. L’articolo 5 introduce una salvaguardia per i prodotti composti da proteine animali e vegetali con la finalità di arricchire il prodotto a base di carne senza sostituire le proteine animali con quelle vegetali. L’articolo 6 richiama il mutuo riconoscimento a garanzia della libera circolazione delle merci nel mercato unico. L’articolo 7 introduce il divieto di vendita e di distribuzione a titolo gratuito dei prodotti che non rispettano le disposizioni della legge”.

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