(Agen Food) - Roma 02 ago. - A volte basta un piccolo pezzo di terra…

Landini Business Unit Manager IMCD: “Alimentazione in continua evoluzione, con Food & Nutrition innovazioni alla portata delle aziende”
(Agen Food) – Milano, giu. – di Olga Iembo – Quello dell’alimentazione è un tema in continuo mutamento, condizionato da nuove esigenze, nuovi stili di vita ed anche nuove mode e, conseguentemente, anche l’industria alimentare si misura con le nuove richieste del mercato, alla ricerca di soluzioni sempre attuali. E’ il caso dell’innovazione proteica, che sta trasformando sempre più la formulazione alimentare, dal momento che il mercato delle proteine si sta ampliando oltre l’integrazione sportiva e i prodotti per atleti, per divenire un ingrediente chiave nell’alimentazione di tutti i consumatori.
Lo conferma l’analisi dei trend più recenti secondo cui, a livello globale, il 58% dei consumatori dichiara di voler includere proteine nella propria dieta, l’80% presta attenzione alla loro presenza e il 57% afferma di aumentarne attivamente il consumo. Ciò apre a nuove opportunità per l’industria alimentare, chiamata a sviluppare prodotti arricchiti ma al tempo stesso buoni, bilanciati e coerenti con la richiesta di etichette semplici e ingredienti riconoscibili. E chiama in causa, una volta di più, i distributori delle materie prime necessarie in questi processi evolutivi, come IMCD Group, leader globale nella distribuzione, commercializzazione e formulazione di specialità chimiche e ingredienti, che opera come intermediario tecnico e commerciale tra i produttori di materie prime e le aziende che realizzano prodotti finiti, offrendo anche supporto di laboratorio per lo sviluppo di prototipi per diversi settori (farmaceutico, alimentare, cosmetico e industriale).
Ne fa parte IMCD Italia, filiale del Gruppo con sede a Milano, integrata da cinque Centri Tecnici dedicati ai settori Coatings, Construction, Adesivi, Food & Nutrition e Beauty & Personal Care, con un totale di circa 225 esperti che lavorano a soluzioni per le esigenze dei partner commerciali e un fatturato di circa 350 milioni di Euro. Proprio Massimiliano Landini, BU Manager Food & Nutrition di IMCD Italia, ha risposto alle domande di Agen Food.

Landini, a chi è diretta l’attività di IMCD Italia Food & Nutrition e in cosa si sostanzia?
“Il gruppo IMCD è una multinazionale nata nel 1995 con sede a Rotterdam, cresciuta a seguito di numerose acquisizioni e diffusa prima in tutta Europa e poi in tutto il mondo, perché oggi è presente in oltre 60 paesi con più di 5.000 dipendenti, dagli Stati Uniti fino al sudest asiatico. IMCD si rivolge alle aziende produttrici e la sua forza è di essere presente in tutti i settori, Advanced Materials, Beauty & Personal Care, Coatings & Construction, Food & Nutrition, Home Care and I&I, Industrial Solutions, Lubricants & Energy, Pharmaceuticals. In ogni sede la struttura viene replicata. Per quanto riguarda l’Italia, IMCD ha puntato molto sui laboratori, quindi sulle applicazioni tecniche nell’utilizzo delle materie prime. Questa è una cosa estremamente importante che la differenzia da tutti gli altri distributori, perché sempre più spesso i fornitori di materie prime cercano partner che hanno anche dei laboratori applicativi”.
Quindi come attività di base la sezione Food & Nutrition fornisce alle aziende gli elementi per integrare…
“Sì, noi in linea generale forniamo materie prime per l’industria alimentare. Oggi IMCD è sicuramente uno dei distributori più completi che esiste in Italia, perché abbracciamo tutti i settori, sport & nutrition, salumifici, caseifici, produttori di bevande, produttori di gelato, produttori di articoli senza zucchero e noi distribuiamo sempre le materie prime. Questo lo facciamo ovviamente attraverso i nostri fornitori, che producono queste materie prime e le vendono a livello mondiale, tutti con una grande reputazione sul mercato”.
Da pochi giorni si è tenuto un seminario IMCD dedicato alle applicazioni, in particolare, delle proteine alimentari, quali sono state le finalità dell’incontro e perché vi siete concentrati proprio su questo?
“Anzitutto abbiamo voluto spiegare cosa sono queste proteine e fare una panoramica di quelle che si possono utilizzare nei prodotti sul mercato. Il trend dell’uso di proteine è in aumento in Italia, anche se è arrivato con un po’ di ritardo rispetto a quanto avvenuto in Europa. Oggi più o meno il 58% delle persone vuole avere più proteine nella propria alimentazione, ed ecco perché ci siamo concentrati proprio su queste, sia dal punto di vista applicativo che dal punto di vista nutrizionale. C’era anche una nutrizionista che ci ha spiegato quanto sia importante l’apporto di proteine nell’alimentazione, anche per le persone che si mettono a dieta e che, riducendo drasticamente l’apporto calorico giornaliero, devono integrare i nutrienti che assumerebbero durante il pasto, soprattutto le proteine”.

Rispetto a questo dato del 58% dei consumatori che vuole aggiungere proteine all’alimentazione, a cosa ritiene sia dovuto questo aumento crescente? Incide anche un fattore moda? Il mercato delle proteine, in pratica, si sta ampliando oltre l’integrazione sportiva e sta avvenendo un graduale passaggio dalle proteine da integrazione “separata” ad un arricchimento degli alimenti di consumo comune…
“Assolutamente sì, ormai la proteina non è più per chi va in palestra o per lo sportivo, ma è per tutti, la gente vuole prodotti ricchi in proteine. Negli anni 80 – 90 le proteine erano associate solo al mondo degli sportivi, di chi faceva palestra e voleva aumentare la massa muscolare, o degli sportivi professionisti, con una gamma di prodotti specifici pre e post allenamento. Oggi invece il concetto di alimentazione si è evoluto, si fa più attenzione a un apporto di nutrienti bilanciato, anche perché da una parte abbiamo molti più cibi a disposizione e, dall’altra, facciamo i conti con il fatto di mangiare molto spesso fuori casa. Ma secondo me, comunque, anche il fattore moda incide. Lo vediamo dall’evoluzione dei trend di mercato nel tempo. Con i prodotti a base latte arricchiti di proteine, ad esempio, noi eravamo presenti in Italia fin da dieci anni fa quando in Europa andavano già forte. Parlavamo all’epoca in maniera ‘innovativa’ di prodotti base latte tipo yogurt, bevande base latte o anche dessert ricchi in proteine che oggi sono di utilizzo comune, e qui si nota che l’effetto moda un po’ fa”.

A proposito di questi specifici prodotti di cui ha parlato, qual è il ruolo delle proteine nel dairy, tra arricchimento nutrizionale, cremosità, texture e gusto?
“Noi siamo molto focalizzati nel dairy e non a caso oggi, se guardiamo sul mercato, sono i prodotti che si trovano più facilmente. I 3 macro settori di prodotti arricchiti con proteine sono yogurt, bevande base latte e non, e sta crescendo anche la domanda di gelato. L’incidenza dell’arricchimento sulle qualità di questi prodotti è minima, anche perché le proteine vengono dosate in maniera sapiente. Sulle bevande e sugli yogurt la differenza non si apprezza affatto, lo yogurt diventa solo un po’ più cremoso, ma è un effetto voluto e che al consumatore piace. Forse è il gelato il prodotto che presenta una maggiore differenza, perché quello arricchito ha una cremosità maggiore ma bisogna saperlo per percepirla. Sulle bevande nulla cambia, anche perché comunque il gusto di queste proteine è piacevole”.
Durante il seminario avete fatto anche la prova da assaggio?
“Sì, abbiamo fatto fare diversi assaggi di vari prodotti dal gelato, alle bevande, alle barrette, al ‘mondo latte’. L’arricchimento con proteine può riguardare davvero tanti prodotti, compreso la pasta. Barilla, ad esempio, ha già un prodotto del genere per il mercato americano. Poi esiste anche tutto quello che riguarda la nutrizione speciale, un settore di cui non abbiamo parlato al seminario ma verso cui ci ‘muoviamo’. Pensiamo di ‘aprire’ nel prossimo futuro anche ad altre applicazioni, per esempio proprio nel mondo della pasta, in quello dei prodotti da forno e anche delle alimentazioni speciali, o magari anche al mercato rivolto alle persone anziane che hanno bisogno di più proteine, oltre che aminoacidi e vitamine. Però un passo per volta…”.
Questa innovazione sul piano delle proteine apre nuove opportunità per l’industria, che tipo di supporto fornisce IMCD ai produttori nello sviluppo di prototipi e soluzioni concrete alle domande di mercato proprio grazie ai laboratori di cui parlava?
“Abbiamo due approcci per quanto riguarda l’utilizzo dei laboratori. In tutta Europa, e non solo, analizziamo i trend di mercato captando le esigenze che arrivano dai vari paesi su richieste specifiche, e inoltre lavoriamo in autonomia sviluppando all’interno dei nostri laboratori dei prototipi a partire già dal concetto, dall’idea che noi stessi fissiamo. Quindi in laboratorio sviluppiamo prodotti partendo da idee nostre che comunque seguono i trend di mercato e poi presentiamo i prototipi ai clienti, oppure partiamo da un’esigenza specifica del cliente, che ci dice di voler fare un prodotto ‘X’ con determinate caratteristiche e noi sviluppiamo il prodotto con gli ingredienti più adatti. Come dicevo, questo fa la differenza perché dalla sola fornitura di materie prime a dare soluzioni già implementate è un notevole passo avanti. Vendere un prodotto è più semplice, perchè in un mondo globalizzato è facile trovare consumatori di materie prime. La differenza sostanziale tra noi e gli altri è che abbiamo un’assistenza tecnica molto più approfondita e specializzata per i vari settori e siamo in grado di fornire soluzioni a 360 gradi a tutti. Nei nostri laboratori abbiamo tecnici altamente specializzati che preparano i prototipi, testano gli ingredienti che abbiamo e aiutano i clienti per fare i loro test e verificare le loro ricette; inoltre collaboriamo anche con l’università di Milano e quella di Pollenzo di scienze gastronomiche”.

A proposito di trend, ce n’è uno emergente di prodotti ibridi, nuova frontiera della food innovation, che è quello delle formulazioni che combinano proteine animali e vegetali, è così?
“Sì, è una novità che in Italia va ancora spiegata bene, ed è legata a diversi fattori, anche alle esigenze specifiche di vegetariani, vegani e flexitariani, che impongono di adattarsi ai nuovi trend di alimentazione. Ma, soprattutto, la combinazione dei due diversi tipi di proteine è legata a esigenze di sostenibilità, poiché quelle animali che derivano per la maggior parte dal latte pongono il tema dell’inquinamento delle mucche per via delle emissioni di CO2. Le proteine vegetali, invece, derivano da scarti di lavorazione, per cui il loro utilizzo rientra nella cosiddetta economia circolare. Su questo fronte noi siamo già pronti, abbiamo già delle soluzioni e altre le implementeremo perché abbiamo un nuovo fornitore di proteine vegetali che sono base riso e base pisello. Stiamo aspettando i campioni per sviluppare dei nuovi concetti perché questa è una strada ancora più innovativa rispetto alle proteine vegetali tradizionali che ci sono, come soia e girasole. Questo, ripeto, è un mondo in continua evoluzione, abbiamo stili di vita che richiedono sempre più di ‘integrare’ e, soprattutto, ci sono aspetti salutistici che una volta venivano meno considerati. Oggi siamo sicuramente molto più attenti anche a quello che mangiamo”.

