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Almanacco degli Artigiani del Vino, la sfida del clima

  • Redazione Agenfood
  • LIBRI, ZNL

(Agen Food) – Roma, 16 set. – Trecentosessantacinque vignaioli. Uno per ogni giorno dell’anno. È da questo numero, insieme simbolico e ambizioso, che nasce Almanacco degli artigiani del vino – La sfida del clima, pubblicato da Kleos Press: una grande mappatura del vino artigianale italiano e, allo stesso tempo, un’opera corale sul tema che sta ridisegnando la viticoltura mondiale. Non un annuario di etichette, ma un censimento di sguardi.

UN ALMANACCO, NON UNA GUIDA

La scelta della forma “almanacco” non è casuale. L’almanacco è il libro contadino per eccellenza: accompagna l’anno, segna le stagioni, si consulta ogni giorno. Qui, però, il calendario non scandisce le fasi lunari o le semine, ma i volti: un vignaiolo al giorno, trecentosessantacinque modi diversi di stare in vigna e altrettante risposte alla medesima domanda. Non ci sono punteggi, non ci sono classifiche, se non alcuni simboli assegnati dagli autori: trifogli, quadrifogli e colpi di fulmine. Icone aggiunte al racconto come un ulteriore spunto per il lettore, dettate dalle caratteristiche delle cantine e dalla degustazione condivisa. Nell’Almanacco, il criterio di inclusione non è il giudizio, ma la coerenza: la scelta di lavorare in regime biologico, biodinamico o naturale, la dimensione artigianale dell’impresa, la relazione diretta e riconoscibile fra il vignaiolo, la vigna e il vino. Ne risulta una fotografia d’insieme, non una gerarchia.

LA DOMANDA CHE TIENE INSIEME IL LIBRO

Il volume nasce da un lavoro di ricerca sul campo: visite in azienda, incontri diretti, degustazioni conviviali. E da una domanda posta a tutti, senza eccezioni: che cosa accade in vigna in risposta ai cambiamenti climatici, al riscaldamento globale? Quali accortezze, quali legittime strategie sono state adottate o pianificate?

Per i vignaioli artigiani la questione ha un peso specifico maggiore che per altri. A differenza dei produttori convenzionali, che ricorrono a lieviti selezionati per avviare la fermentazione, chi lavora in naturale dipende dal delicato ecosistema di microrganismi che l’ambiente vigna e l’ambiente cantina generano e custodiscono: un patrimonio invisibile che il cambiamento climatico sta mettendo sotto pressione. Le estati più calde anticipano la maturazione e quindi la vendemmia, alterando l’equilibrio dei lieviti indigeni; il caldo riduce l’acido malico, decisivo per freschezza e stabilità in vini che non vengono acidificati; l’ecosistema della vigna si modifica, con meno insetti utili e più patogeni, rendendo più complicata una viticoltura senza chimica.

Le risposte raccolte compongono un inventario di pratiche molto concreto: inerbimenti e sovesci lasciati sul suolo come pacciamatura, potature e defogliazioni ripensate per proteggere i grappoli dal sole, sesti d’impianto e sistemi di allevamento tradizionali riscoperti come difesa – la pergola veronese, l’alberello palificato – raccolte spostate nelle ore più fresche, vigneti nuovi impiantati più in alto o su versanti diversi, recupero di varietà tardive e portainnesti più adatti, riduzione del rame in favore di oli d’arancio, alghe e tannini di castagno, alberi e siepi ai bordi del vigneto per creare microclimi. Non una ricetta unica, ma una moltiplicazione di strategie locali.

TRE SAGGI IN APERTURA

Ad aprire il volume, tre riflessioni più articolate affidate a tre vignaioli che rappresentano tre geografie e tre generazioni del vino artigianale italiano. Salvo Foti, dall’Etna, individua nel 2003 l’anno in cui il cambiamento si è palesato in maniera inconfutabile e globale, e descrive un vulcano dove la variabilità pedoclimatica intrinseca si è sommata a quella planetaria: estati più lunghe e umide, inverni meno rigidi, nevicate scarse, il fortissimo attacco peronosporico del 2023 sul versante nord. La sua proposta è un’integrazione fra innovazione e tradizione, fra nuovi strumenti tecnologici e sapienza contadina. Angiolino Maule sposta l’accento dalle medie agli estremi: il problema non è tanto l’innalzamento della temperatura media — la vite è una pianta mediterranea, abituata al caldo — quanto gelate, grandinate e vampate improvvise seguite da perturbazioni violente. La risposta è agronomica: lavorare il suolo, aumentare la sostanza organica che funge da spugna per acqua ed elementi nutritivi, gestire l’erba, proteggere la chioma. Marco Casolanetti parte da una citazione di Antoine de Saint-Exupéry — «l’importante non è prevedere il futuro, ma renderlo possibile» — per spostare il discorso dalla fatalità alla responsabilità: una crisi globale che impone impegni oggi, i cui effetti positivi si vedranno fra una o due generazioni.

UN CORO, REGIONE PER REGIONE

Accanto ai tre saggi, l’opera è attraversata dalle voci dirette dei vignaioli: appunti, note, pensieri, sentimenti che trapuntano il libro e lo impreziosiscono. Sono la parte più viva dell’Almanacco, e insieme la sua documentazione più preziosa: un archivio di osservazioni raccolte in prima persona, dal Piemonte alla Sardegna, su ciò che sta accadendo alle vigne italiane. C’è chi racconta inverni ormai tiepidi e finestre di potatura che si restringono, chi ha visto raddoppiare le perdite di raccolto per gelate e grandinate, chi ha perso un grado alcolico in dieci anni perché le estati siccitose sono seguite da autunni piovosi, chi ha spostato i vigneti a settecentocinquanta metri di altitudine recuperando terreni dismessi, chi ha fatto nascere i propri vini rifermentati proprio dalla necessità di vendemmiare più presto e trasformare l’anticipo in freschezza. E c’è chi, come sempre in agricoltura, riporta tutto all’essenziale.

UN ITINERARIO ATTRAVERSO L’ITALIA DEL VINO

Le 365 schede sono organizzate per regione e per provincia, dalla Valle d’Aosta alla Sardegna: dai muretti a secco della Valtellina ai gradoni del Carso, dalle Langhe ai basalti di Gambellara, dalle pendici dell’Etna alle terrazze esposte a sud-ovest della Sicilia interna. Ogni ritratto racconta l’azienda, i vigneti, la filosofia produttiva e le etichette più rappresentative. Il volume funziona così su due registri: libro da leggere di seguito e, allo stesso tempo, itinerario enoturistico da consultare prima di mettersi in viaggio.

GLI APPARATI

Completano l’opera: una sezione dedicata a sette vini speciali, con particolare attenzione a Vermouth e Barolo Chinato; il Lessico sentimentale del vino artigianale, glossario affettivo e ragionato dei termini chiave; le Convergenze, calendario dei luoghi e degli eventi più importanti in cui incontrare i vignaioli; un decalogo pratico, ragionato e semiserio per chi frequenta le fiere dei vignaioli artigiani;

un apparato bibliografico di riferimento sulla viticoltura naturale, biologica e biodinamica.

PERCHÉ ORA

Il vino artigianale italiano è passato in vent’anni dai margini al centro del discorso enologico, conquistando scaffali, carte dei vini e un pubblico sempre più consapevole. L’Almanacco arriva nel momento in cui questo movimento si trova davanti alla sua prova più difficile: continuare a fare vino senza chimica in un clima che rende ogni annata un caso a sé. Il libro non offre soluzioni preconfezionate; offre trecentosessantacinque tentativi, e la voce di chi li sta compiendo. Non è una guida fredda, ma un racconto corale. Non una classifica, ma un invito all’incontro. Un manifesto di resistenza e, insieme, una dichiarazione d’amore per una terra che chiede, oggi più che mai, di essere protetta. Un vignaiolo al giorno. Un sorso di futuro.

A CHI SI RIVOLGE

Appassionati di vino naturale, biologico e biodinamico e tutti coloro che sono curiosi di avvicinarsi a questo mondo; sommelier, enotecari, ristoratori e professionisti dell’accoglienza; enoturisti e viaggiatori del gusto; lettori sensibili ai temi della sostenibilità, dell’agricoltura e della crisi climatica; operatori del settore enogastronomico, consorzi, scuole di cucina e comunicatori; amanti della cultura rurale italiana.

Redazione Agenfood

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Agen Food è la nuova agenzia di stampa, formata da professionisti nel campo dell’informazione e della comunicazione, incentrata esclusivamente su temi relativi al food, all’industria agroalimentare e al suo indotto, all’enogastronomia e al connesso mondo del turismo.

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