(Agen Food) - Roma, 03 ago. - Ci sono viaggiatori che non misurano una vacanza…

Malaga: gioie visive e gastronomiche
(Agen Food) – Roma, 26 ott. – di Massimiliano Cinque – Chissà quante volte il giovanissimo Pablo Picasso ha percorso le stradine dell’Alcazaba per arrivare alle stanze di Grenada per trarre ispirazione, dalle forme e dai colori, per i suoi disegni; chissà quante volte ha guardato il mare dalla cima del monte Gribalfaro; chissà quante volte ha immaginato degli attori romani seduto sulle gradinate dell’antico teatro.
Pablo Picasso, figlio di Malaga.
Nell’Andalusia, a pochi chilometri dallo Stretto di Gibilterra, la città di Malaga, che affaccia sul mare Alboràn, regala gioie visive e gastronomiche.
In piedi, immobile, nella Plaza de Toros, il mio pensiero va subito ai grandi matador del passato, uomini che avanzavano a piccoli passi verso il toro e che sembravano camminare sulle acque del mare, ed allora nel volerli emulare nella preparazione prima della corrida, sono andato subito alla ricerca di una Manzanilla.
Manzanilla
Vino bianco secco del tipo sherry, prodotto esclusivamente a Sanlùcar de Barrameda – città costiera dell’Andalusia – da uve Palomino. Fortificato fino al 15% di alcol ed invecchiato in botti sotto uno strato di lievito chiamato “velo de flor”. Il vino ha una freschezza ed aromaticità particolare, in quanto l’affinamento avviene in un micro clima unico e speciale, mix perfetto tra temperatura e umidità, che conferisce al vino aromi floreali e sapidi che ricordano il mare. Adatto ad ogni ora, ma perfetto nell’accompagnare le tapas di mare dell’aperitivo.

Ma, nel mio voler esser controcorrente e nel voler fin da subito assaporare le specialità malagueñe, al chiringuito ho ordinato l’espetos di sardine, semplici spiedini arrostiti lentamente vicino al fuoco in caratteristiche barche. Ogni spiedino contava 6 sardine freschissime a cui l’unico ingrediente era del sale grosso.
Talmente buone che in due giorni di permanenza le ho prese ad ogni pasto.

A Pedregalejo, quartiere tipico della Costa del Sol, i chiringuitos di pesce sono una delizia. Il pescato mattutino – dei pescatori della zona – finisce sulle tavole la sera. Moscardini e calamari fritti, espetos di sardine, seppia in padella e uno tentacolo di polpo gigante sono state le portate della cena al Les Palmeras. Non c’è che dire, sanno cucinare il pesce davvero molto bene. Il tutto l’ho accompagnato con un vino della zona: il Secuencial 2022 D.O. Sierras de Malaga di Fabio Coullet. Prodotto da un blend di Moscatel, Pedro Ximenez e Doradilla, questo vino è un viaggio per Malaga: fresco e con buona sapidità e dove le note aniciate e di finocchio avvolgono la bocca e donano grande piacevolezza.
Il luogo del cuore, quello che ti rimane dentro e che dona sensazioni ed emozioni, è stato uno storico locale nel distretto centrale: l’Antica Casa de Guardia. È una cantina-taverna, fondata nel 1840 da Josè de Guardia, che all’interno è rimasta quasi immacolata. Dietro ad un lunghissimo bancone di legno vi sono all’incirca 20 botti, tutte rigorosamente piene, con varie tipologie di vino, dove gli osti servono il vino – direttamente dalle botti – e scrivono il prezzo con un gessetto bianco.
Dal Pedro Ximenez al Moscatel de Alejandria in varie percentuali e con diverse tecniche di vinificazione, passando dal secco al semi secco al dolce. Vini caratteristici e locali, serviti in piccoli bicchieri a temperatura ambiente, proprio come un tempo (per chi lo vuole fresco si può mettere uno due cubetti di ghiaccio, ma per quanto mi riguarda questa pratica è l’aberrazione del bere il vino). Il non volersi distaccare dall’idea fondante è un vantaggio ed una caratteristica che fa dell’Antigua Casa la vineria più interessante di Malaga.
Dopo il quarto bicchiere ho dovuto accompagnare il vino con dei grissini e un chorizo piccante.
Questi appunti dei due giorni trascorsi vogliono essere solo una piccola base di partenza. Troppi piatti saltati, troppi vini non bevuti, troppi monumenti e musei non goduti.
Uscendo da Malaga, seguendo la linea ondulata della costa, si entra nell’impero della luce. (cit. José Ortega y Gasset)
