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Nel Lazio meridionale alla scoperta di eccellenze vinicole
(Agen Food) – Roma, 23 giu. – di Ni. Cur. – Negli ultimi tempi, soprattutto dopo la pandemia, si è resa sempre più urgente la necessità di contrastare l’overtourism che flagella le grandi destinazioni come per esempio Roma: per questo è nata la Destination Management Organization Latium Experience, associazione mista pubblico-privata con l’obiettivo di promuovere la destinazione turistica di 12 comuni del Lazio con capofila il comune di Latina.
L’undertourism è sicuramente la risposta più semplice al problema, l’idea di viaggio più adatta per vacanze a ritmo slow perché coniuga la necessità di benessere, di natura e di gusto con la bellezza indiscussa di un territorio come quello del Lazio meridionale.
Una chiave di lettura imprescindibile di un territorio è certamente quella che riguarda l”enogastronomia e in particolare la produzione vinicola,che in questa zona del Lazio è molto ricca e variegata e permette di approfondire la conoscenza del luogo.
I vitigni coltivati qui sono numerosi, sia autoctoni che internazionali. Tra i vitigni a bacca nera il vitigno autoctono più importante è senz’altro il Cesanese, che è alla base di vini di assoluta eccellenza. I vini bianchi sono ottenuti soprattutto con Malvasie e Trebbiani, tra cui i vitigni Malvasia Bianca Lunga, Malvasia bianca di Candia, Malvasia del Lazio con i cloni Bellone, Cacchione e Bombino bianco, Trebbiano Giallo e Trebbiano Toscano e Trebbiano del Lazio.
Andiamo alla scoperta di alcune cantine situate presso le città di fondazione.
Una storia che parte da lontano è quella della Cantina Santa Maria di Latina. Nel 1960 un gruppo di viticoltori delle “terre nuove”, ma già conosciute dalle famiglie patrizie dell’antica Roma, ebbe l’idea di costruire una cantina cooperativa locale che potesse vinificare e commercializzare il frutto del loro lavoro.
Una svolta importante avvenne nel 1990, quando fu approvato un piano di miglioramento che riguardava sia i vigneti che la tecnologia della cantina. Valorizzazione dei vitigni autoctoni, nuovi impianti di vigneto secondo oggettivi standard qualitativi, promozione dell’immagine sono stati gli obiettivi primari.
Oggi la maggior parte del lavoro si fa in vigna. Sono selezionati pochi, sceltissimi conferitori, formati, seguiti dalla cura della vite alla raccolta delle uve. La vendemmia è studiata in base al territorio, alla sua esposizione, al tipo di vitigno, all’annata, alle aspettative dell’enologo che segue la maturazione dei frutti grappolo per grappolo.
I vini prendono il nome dalle zone di conferimento delle uve e, per ciascuna, è stato scelto il nome originario del periodo della bonifica.
In Quadrato la malvasia puntinata si esprime in tutto il suo bouquet di crosta di pane e di erbe aromatiche facendo emergere corpo ed eleganza in un mix armonico.
Strada del Passo, a base di uve Bellone, varietà autoctona, rispecchia le condizioni pedoclimatiche particolari della zona e presenta una ricca struttura e un ventaglio di profumi di frutti esotici.
Le etichette sono state elaborate stilizzando la mappa della zona e, per ciascuna, è stato preso un quadro realizzato da un artista del Novecento, da Prampolini a Marinetti, passando per Boccioni e Diulgheroff.
(www.cantinasantamaria.it)
Vicino al suggestivo lago di Fogliano, ai confini del Parco Nazionale del Circeo, Cantina Ganci coltiva filari di Greco un vitigno a bacca bianca non comune nella zona: un interessante esperimento che dà grande soddisfazione anche se la resa è molto bassa. Il vino Graicos presenta al naso delicati aromi di camomilla, ginestra ed erbe aromatiche. Il gusto è rotondo, molto sapido con note speziate.
(www.cantinaganci.it)
La cantina Marco Carpineti, situata a Cori, alle pendici del monti Lepini, è rimasta fermamente legata a metodi produttivi tradizionali e al territorio di origine. Fondata nel 1986, l’azienda, a partire dal 1994, ha abbracciato i metodi di agricoltura biologica, abolendo dai suoi vigneti i concimi chimici e i prodotti di sintesi e seguendo un percorso di sostenibilità ambientale e di incremento sulla qualità.
Tra i prodotti il Brut Kius è uno spumante metodo classico da uve Bellone prodotto con rifermentazione in bottiglia e affinamento sui lieviti per 24 mesi. Profuma di fiori bianchi, agrumi e frutta fresca. Al palato è fresco e di buona sapidità.
Tufaliccio è un vino rosso da uve Montepulciano e Cesanese che racchiude la matrice vulcanica del territorio di Cori. Esprime sentori di frutta matura e sfumature che rivelano una bella mineralità vulcanica. Al palato è fresco e piacevolmente tannico.
Il Collesanti Cori DOC è prodotto con uve Bellone e nasce dalla cru Collesanti.
Al naso esprime aromi intensi di pesca, ananas mela e anche nocciola, biancospino, pera e ginestra. In bocca ha un attacco fresco, buon corpo sapori intensi e finale persistente.
(www.carpinetiterrae.com)
Info: www.latiumexperience.it
