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ENEA, Salute: la nocciola viterbese per trattamento e prevenzione neoplasie
(Agen Food)- Viterbo, 09 ott. – di Claudia Pollara – Barbara Benassi della divisione Biotecnologie dell’ ENEA, ha guidato la ricerca in collaborazione con Maria Pierdomenico, circa il potenziale antitumorale delle biomolecole attive presenti nell’estratto della nocciola tradizionale del viterbese, la Tonda Gentile Romana (Corylus avellana L.).
Si tratta del recente studio condotto da ENEA pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Natural Product Research, che apre nuove prospettive per lo sviluppo di trattamenti e strategie di prevenzione contro il cancro al fegato.
Èstatodimostrato che questo estratto di nocciola è in grado di uccidere cellule tumorali in vitro, attraverso una specifica azione diretta che favorisce il ripristino delle condizioni fisiologiche di crescita del tessuto epatico.
La scoperta si basa sull’osservazione dei livelli di due microRNA, piccole molecole di RNA (1) che svolgono un ruolo cruciale nella regolazione della crescita cellulare. La dott.ssa Benassi evidenzia che neltessuto malatoil livello intracellulare dei due microRNA diminuisce rispetto alla controparte sana, causando la proliferazione neoplastica. Riportare a livelli normali i due microRNA è una delle possibili strategie ‘intraprese’ dai nuovi farmaci per ridurre la progressione della malattia tumorale; parallelamente, mantenere sotto controllo la loro integrità intracellulare, evitando che diminuiscano nell’arco della vita di un individuo, rappresenta una possibile strategia di prevenzione verso la trasformazione in neoplasie.
Lo studio di ENEA ha dimostrato che l’estratto di nocciola stimola significativamente l’aumento dei livelli intracellulare dei due microRNA nelle cellule tumorali del fegato, inibendo la proliferazione e causando la loro morte in vitro. Questo effetto citotossico apre nuove opportunità per lo sviluppo di trattamenti oncologici innovativi.
Il passo successivo riguarderà l’identificazione dellebiomolecole attive responsabili di tale effetto citotossico contro le cellule tumorali, anche se uno studio preliminare in silico, ossia al computer, ha individuato alcuni possibili candidati. In particolare, alcune sostanze derivanti dall’acido caffeico e dalle catechine, di cui l’estratto di nocciola è ricco, sulle quali è necessario condurre ulteriori approfondimenti in modelli preclinici più complessi in vitro e in vivo, per validare la potenziale efficacia di nuove formulazioni quali innovativi coadiuvanti terapeutici per la cura del tumore al fegato.
