Skip to content

Barolo 2017, l’annata del caldo estremo che ha diviso la critica

(Agen Food) – Roma, 22 sett. – Il 2017 non è stata un’annata facile per il Barolo. È stata, piuttosto, un’annata di resistenza, nella quale vigneti e produttori delle Langhe hanno dovuto confrontarsi con condizioni climatiche particolarmente impegnative.

Eppure, a quasi dieci anni dalla vendemmia, il giudizio su questo millesimo appare più articolato di quanto le premesse climatiche lasciassero immaginare. Il 2017 ha prodotto Barolo intensi, maturi e generalmente più accessibili rispetto alle annate classiche, senza necessariamente rinunciare a eleganza e complessità.

E in almeno un caso, quello del Barolo Tabai 2017, la scarsità delle bottiglie ha trasformato il vino in qualcosa di diverso: un oggetto da collezione quasi introvabile sul mercato italiano.

Un’annata segnata dagli estremi climatici

La stagione iniziò con una gelata tardiva in aprile, che interessò anche il territorio delle Langhe. Nei mesi successivi lo scenario cambiò radicalmente: caldo e siccità diventarono i protagonisti dell’annata, con precipitazioni ridotte e temperature elevate.

La conseguenza fu un’accelerazione del ciclo vegetativo e una vendemmia anticipata.

Le escursioni termiche registrate nella parte finale della stagione contribuirono tuttavia a riequilibrare almeno parzialmente la maturazione delle uve, permettendo al Nebbiolo di conservare caratteristiche aromatiche e strutturali importanti.

Anche l’esperienza di produttori storici come Damilano restituisce il quadro di un inverno relativamente mite seguito da un’estate calda e asciutta e da una raccolta precoce.

La vera particolarità del 2017 sta proprio qui: una parte importante della maturazione delle uve avvenne durante le lunghe e calde giornate di luglio e agosto, anziché beneficiare pienamente delle temperature più fresche tradizionalmente associate alla fase finale di settembre.

Barolo 2017: come si presenta oggi nel bicchiere

Chi associa il Barolo esclusivamente a tannini severi, acidità marcata e lunghissimi tempi di attesa trova nel 2017 un millesimo differente.

I vini dell’annata tendono infatti a mostrare profili aromatici intensi, frutto maturo, maggiore calore alcolico, tannini generalmente più disponibili e un’acidità meno incisiva rispetto ai millesimi più freschi.

Nel bicchiere emergono frequentemente note di ciliegia matura, prugna, rosa appassita, spezie e tabacco. Il sorso può risultare più ampio e avvolgente, con una sensazione di maturità che rende molti Barolo 2017 godibili già oggi.

La verticale dedicata da Damilano al Cannubi 1752 offre una lettura interessante del millesimo: frutta matura, spezie e fiori accompagnati da tannini importanti e da un equilibrio complessivo capace, nonostante le difficoltà climatiche, di sostenere sia un consumo relativamente precoce sia un’ulteriore evoluzione in bottiglia.

Il punto, quindi, non è stabilire se il 2017 sia semplicemente un’annata “grande” o “debole”. È comprenderne lo stile.

È un Barolo figlio del caldo, con meno austerità rispetto ad alcune annate classiche e una maggiore disponibilità nella fase attuale della sua evoluzione.

Tabai 2017, il caso dell’“annata fantasma”

All’interno di questo scenario si inserisce una storia decisamente più particolare: quella del Barolo Tabai 2017.

Mentre millesimi come il 2016 e il 2019 hanno conquistato grande attenzione da parte della critica internazionale, il 2017 di Tabai ha seguito una traiettoria completamente diversa.

È praticamente scomparso.

Le uve destinate al Barolo Tabai provengono da vigneti situati tra Serralunga d’Alba e Castiglione Falletto, due territori centrali nella geografia del Barolo e tradizionalmente associati a vini di struttura e capacità evolutiva.

La produzione limitata e le bottiglie numerate contribuiscono già normalmente alla rarità delle etichette. Nel 2017, annata quantitativamente complessa per molti produttori, la disponibilità sarebbe diventata ancora più ridotta.

Il risultato è un millesimo che non ha avuto una presenza significativa nella normale distribuzione italiana e le cui bottiglie sono finite prevalentemente in collezioni private.

Da qui nasce la fama del Tabai 2017 come “annata fantasma”.

Quando il Barolo diventa un oggetto da collezione

Per comprendere il fenomeno bisogna però distinguere il valore enologico dalla rarità collezionistica.

Secondo i dati forniti, i riferimenti più significativi sul mercato secondario riguardano altri millesimi di Tabai: una Magnum Riserva 2019 sarebbe stata battuta a Hong Kong a 2.800 euro, mentre una Magnum Riserva 2016 avrebbe raggiunto i 5.000 euro, rispetto a precedenti quotazioni nell’ordine dei 3.000 euro sul mercato di Hong Kong.

Sono proprio questi precedenti ad alimentare l’interesse verso le annate più difficili da reperire.

Ma rarità e qualità non sono sinonimi.

L’eventuale premio attribuito dal mercato a un Tabai 2017 non significa necessariamente che il vino sia qualitativamente superiore al 2016 o ad altri millesimi particolarmente celebrati. Il fattore determinante diventa invece la disponibilità estremamente ridotta: poche bottiglie, scarsa circolazione e domanda proveniente dal collezionismo internazionale.

In questa prospettiva il vino cambia, almeno in parte, natura. Da bottiglia destinata alla tavola diventa bene da collezione, il cui prezzo può essere influenzato non soltanto da ciò che contiene, ma anche da provenienza, formato, stato di conservazione, numerazione e rarità sul mercato.

Il 2017 a quasi dieci anni dalla vendemmia

La distanza temporale consente oggi di leggere il Barolo 2017 con maggiore equilibrio.

Non possiede necessariamente la tensione e la struttura delle annate considerate più classiche, ma offre un’espressione differente del Nebbiolo delle Langhe: più calda, matura e immediata, con vini che in molti casi stanno attraversando una fase particolarmente interessante della loro evoluzione.

Per chi privilegia struttura e lunghissima capacità di affinamento, millesimi come il 2016 rappresentano un riferimento diverso. Il 2017 offre invece un profilo più maturo e accessibile, capace di regalare soddisfazioni senza richiedere necessariamente decenni di cantina.

Il Tabai 2017 appartiene infine a una categoria ancora diversa.

Trovarlo oggi non significa semplicemente cercare un Barolo da stappare. Significa entrare nel territorio delle bottiglie rare, delle collezioni private e del mercato secondario.

Più che sugli scaffali di un’enoteca, è lì che l”‘annata fantasma” può riapparire.

Redazione Agenfood

Redazione Agenfood

Agen Food è la nuova agenzia di stampa, formata da professionisti nel campo dell’informazione e della comunicazione, incentrata esclusivamente su temi relativi al food, all’industria agroalimentare e al suo indotto, all’enogastronomia e al connesso mondo del turismo.

Torna su
Agenfood
×