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Ferrarini: dipendenti contro la messa all’asta e i sindacati chiedono l’intervento di Giorgetti
(Agen Food) – Reggio Emilia, 02 dic. – Sempre più complesso il salvataggio di Ferrarini. Dopo tre ricorsi presentati e respinti, il prossimo 14 dicembre Villa Corbelli di Rivaltella, il principale stabilimento produttivo del gruppo (230 dipendenti), sarà messo in vendita all’asta, per una cifra secondo il Giornale.it di 4,7 mln di euro.
Ed è caos sul fronte sindacale. Se la “maggioranza delle Rsu aziendali dell’azienda Ferrarini Spa di Reggio Emilia” conferma la manifestazione di domani, 2 dicembre, dalle ore 9,30 alle 14, in piazza della Scala a Milano, in prossimità della sede direzionale di Banca Intesa (accusata di ostacolare l’iter concordatario e di aver chiesto la messa all’asta), i sindacati si dissociano.
Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil ritengono infatti “che la decisione di alcuni dipendenti di organizzare un’iniziativa di presidio sotto la sede di Banca Intesa non sia condivisibile, perché non coerente con il percorso assunto in sede di coordinamento di gruppo”. Ribadiscono invece “la necessità di riattivare il tavolo istituzionale “affinché si possa arrivare ad una soluzione positiva di questa complicata vertenza” e chiedono un incontro al Ministero dello Sviluppo Economico sulla vicenda del concordato Ferrarini.
“Nel sottolineare la complessità della situazione in cui verte la società Ferrarini coinvolta in una procedura concorsuale e interessata tra l’altro dalla messa all’asta della villa in cui si colloca l’attività produttiva” le sigle ribadiscono in una nota “la necessità di trovare soluzioni che garantiscano la continuità produttiva e il mantenimento dell’occupazione su tutti i siti i della galassia Ferrarini”. “Con questo obiettivo – riporta la nota sindacale – lo stesso Coordinamento di Gruppo ha ritenuto strategico richiedere un incontro al Ministero dello Sviluppo Economico, al fine di chiarire la situazione in cui si trova la Ferrarini e approfondire in sede ministeriale gli eventuali sviluppi relativi alla messa all’asta del sito produttivo”.
Già nei giorni scorsi secondo alcuni rumors, i sindacati avevano chiamato in causa Giorgetti richiedendo la riapertura del tavolo di crisi.
L’obiettivo dichiarato delle Rsu è indurre Banca Intesa a fermare la vendita all’asta, che metterebbe a rischio la continuità aziendale con lo spettro del fallimento per Ferrarini SpA.
L’asta è un punto chiave che potrebbe buttare all’aria tutto il concordato: stando all’articolo 173 della legge fallimentare infatti, in mancanza di continuità industriale, la proposta concordataria Pini – Amco (ammessa il 19 ottobre scorso) potrebbe rischiare di essere revocata. Con l’effetto di un possibile passaggio al Tribunale di Bologna, cui spettano le competenze di amministrazione straordinaria. Si rischierebbe così di mandare all’asta Ferrarini nell’ambito di una procedura di amministrazione straordinaria in parte guidata dal Mise.
Non a caso, come aveva già scritto Agricolae – nella proposta Pini c’era l’impegno, entro il 2028, di realizzare un nuovo impianto produttivo in sostituzione di quello di Rivaltella, “se possibile nel comune di Reggio Emilia” (con una apertura alla possibilità di delocalizzazione).
Intanto i creditori di Societa’ Agricola Ferrarini (Saf), stando a quanto scrive il Resto del Carlino, hanno approvato il concordato, con il 50% +1 dei votanti. La percentuale definitiva sarà ratificata nelle prossime settimane dal giudice, Simona Boiardi. Con un passivo di 252 mln (di cui 59 verso le banche, 97 per fidejussioni e garanzie, altri 11 verso i fornitori) Saf è una delle tre aziende del perimetro industriale oggetto di procedura. Le sue sorti sono strettamente legate a Ferrarini, tanto da basare la relazione sul presupposto dell’approvazione del concordato del gruppo, dichiarato poi ammissibile.
Saf era nata nel 2016, dopo lo scorporo della produzione di prosciutti cotti e crudi. In Saf è confluita l’attività di produzione di latte per il Parmigiano Reggiano e diverse proprietà immobiliari.
Fonte: Agricolae.eu
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