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Lollobrigida: “Nuovi mercati per rilanciare il vino”. Ma a Vinòforum resta il nodo delle nuove generazioni

(Agen Food) – Roma, 10 sett. – di Massimiliano CinqueVinòforum non è ancora terminato, ma si può già affermare che, come negli anni passati, anche questa edizione è un grande successo. Numerosissime le persone in fila per acquistare i biglietti, ritirare i calici e, soprattutto, degustare le quasi 3.200 etichette presenti, provenienti da ogni parte d’Italia e anche dal resto del mondo.

Cene d’autore, degustazioni, incontri e assaggi di ogni genere hanno attirato, nella serata di mercoledì, una folla talmente numerosa che Piazza di Siena, nel cuore di Villa Borghese, appariva come una distesa di persone capace quasi di nascondere il verde del prato.

Tra gli stand più apprezzati, e soprattutto tra quelli davanti ai quali si sono formate le file più lunghe, quello della Casa del Barolo e gli spazi dedicati alla promozione dei vini georgiani e spagnoli. Segno che, pur restando il vino italiano il grande protagonista della manifestazione, c’è sempre più curiosità verso ciò che arriva da territori e tradizioni enologiche differenti.

Presenza d’eccezione, dopo aver partecipato all’inaugurazione della manifestazione, quella del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida che, passeggiando tra gli stand, si fermava a degustare e a chiacchierare con produttori e distributori.

Proprio mentre assaggiava, mostrando di apprezzarlo particolarmente, il Gvinia Rkatsiteli, un orange wine georgiano proveniente dalla regione del Kakheti, sono riuscito a scambiare con lui qualche parola sulla situazione attuale del vino italiano.

Alla mia domanda su cosa si possa fare concretamente per migliorare le vendite in un momento nel quale una parte del comparto sta facendo registrare una flessione, il ministro Lollobrigida ha risposto:

“Non bisogna parlare di una crisi generalizzata del vino italiano. Oggi abbiamo settori che vanno benissimo e altri che, invece, stanno attraversando una fase di difficoltà e hanno bisogno di trovare nuovi mercati.

Nei mercati tradizionali, per esempio, assistiamo a una crescente richiesta di vini a bassa gradazione, mentre esistono mercati molto importanti che richiedono vini ad alta gradazione. Penso alla Cina, uno dei Paesi nei quali, ad esempio, l’Amarone — un vino che negli ultimi anni ha sofferto un calo delle vendite — può trovare nuove opportunità ed essere rilanciato.

Lo stesso vale per l’Asti che, dopo aver registrato una flessione in seguito alla chiusura del mercato russo, può trovare proprio in Cina un importante mercato nel quale essere rilanciato.

Anche l’area del Mercosur (Organizzazione economica Sudamericana, NdA) sta registrando un incremento molto importante delle vendite dei vini italiani. È quindi necessario lavorare sulla promozione e sulla capacità di raggiungere questi mercati.

Bisogna comprendere anche un altro aspetto: per fare impresa non basta riuscire a produrre, bisogna anche saper stare sui mercati e, quindi, saper vendere. Chi riesce a farlo continua a ottenere risultati importanti anche in questa fase di transizione. Negli ultimi anni abbiamo avuto una crescita esponenziale e oggi stiamo attraversando una naturale fase di assestamento.

Lavoreremo insieme alle associazioni di categoria e agli imprenditori per comprendere quali opportunità possano essere colte, con l’obiettivo di aprire nuovi mercati e, allo stesso tempo, consolidare quelli nei quali siamo già presenti.

Uno dei risultati migliori che abbiamo ottenuto in questi anni, però, è stato riuscire a promuovere e difendere questo prodotto, evitando che venisse criminalizzato.

Trovo paradossale che, in nome di un’ideologia salutista — perché di questo si tratta — si finisca per criminalizzare il vino semplicemente perché contiene alcol, senza considerare tutto ciò che rappresenta: la sua dimensione identitaria, storica, culturale e alimentare.

Il vino, a mio avviso, è anche espressione e garanzia di convivialità all’interno di una cucina preziosa come quella italiana. C’è poi un altro elemento sul quale riflettere: alla diminuzione del consumo di vino corrisponde, invece, una crescita esponenziale del consumo di superalcolici.

Un ragionamento di questa natura, quindi, non sta in piedi nemmeno dal punto di vista salutistico.”

Se il Ministro vede nell’apertura verso nuovi mercati una possibile via d’uscita per il rilancio del settore, resta però una constatazione da fare: alle nuove generazioni il vino sembra interessare sempre meno. Almeno questa è stata l’impressione passeggiando tra gli stand di Vinòforum, dove la presenza dei giovanissimi alla ricerca e alla scoperta del vino è apparsa piuttosto limitata.

Forse, allora, oltre a chiedersi dove vendere il vino italiano, bisognerebbe iniziare a domandarsi anche a chi lo venderemo domani. E soprattutto come riuscire a trasmettere alle nuove generazioni quella cultura enologica che insegni a conoscere il vino, il territorio e la storia che racchiude in ogni calice, allontanandolo dall’idea del semplice bere finalizzato allo “sballo” di una serata.

Redazione Agenfood

Redazione Agenfood

Agen Food è la nuova agenzia di stampa, formata da professionisti nel campo dell’informazione e della comunicazione, incentrata esclusivamente su temi relativi al food, all’industria agroalimentare e al suo indotto, all’enogastronomia e al connesso mondo del turismo.

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