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Fiera Mondiale del peperoncino, parola a Ortenzi dell’Univesità della Tuscia: nel mondo agricolo l’intelligenza artificiale che piace ai giovani

(Agen Food) – Rieti, 25 ago. – di Olga Iembo – La Fiera Mondiale Campionaria di Rieti, che torna puntuale anche questa estate con la sua XIV edizione dal 29 agosto al 7 settembre, è un “mondo” pieno di tante esperienze e proposte diverse che ruotano tutte attorno a “sua maestà” il peperoncino, e con esso a un mondo, quello agricolo, in continua evoluzione. Un mondo necessariamente legato a quello scientifico che, attraverso studio e ricerca, ne garantisce la crescita, la specializzazione, e le opportunità che lo rendono al passo con i tempi anche e soprattutto grazie a sofisticate tecnologie, compresa quell’intelligenza artificiale dal cui utilizzo, ormai, non si può prescindere. Così l’agricoltura, bando a una concezione vetusta che la voleva attività strettamente ‘agreste’, assume invece quei connotati di modernità che tornano ad attrarre soprattutto i giovani, fin dagli studi universitari, come testimonia ad Agen Food Luciano Ortenzi, ricercatore all’Università della Tuscia Responsabile Scientifico del laboratorio di Human Driven AI Technologies for Environment (MANDRACHE).

Dott. Ortenzi, in virtù di un legame sinergico fra il Comitato organizzatore della Fiera Mondiale del peperoncino di Rieti e l’Università della Tuscia, lei parteciperà all’evento con un importante momento divulgativo scientifico. Di cosa si tratterà?          

“La ringrazio della domanda. Da tempo l’Università della Tuscia è impegnata a Rieti con i corsi del Dipartimento di Scienze agrarie e Forestali. Quest’anno ripartiamo con il corso di laurea triennale in ‘Scienze della Montagna e dell’Agricoltura’ e il corso di laurea magistrale internazionale in ‘Science and Technologies for Agriculture and Mountain Areas’ con corsi in Inglese. All’incontro presso la Fiera del peperoncino insieme a me parteciperanno il professor Massimo Cecchini che è presidente del corso di laure internazionale citato sopra, la dottoressa Simona Violino del CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria n.d.r.) con la quale io collaboro da tempo e che rappresenta in qualche maniera la fruttuosa e solida sinergia fra il dipartimento DAFNE e il CREA, e il dottor Leonardo Assettati che è Precision Agriculture Specialist Support presso PM&B S.r.l., una concessionaria John Deere (noto marchio leader nel settore n.d.r.). La presenza del dott. Assettati esplicita in maniera chiara quello che rappresenta per un giovane l’Università. Egli infatti si è formato da noi, è stato un nostro dottorando, e ora si occupa delle tecnologie che egli stesso ha sviluppato durante il periodo del dottorato di ricerca”.

Dottor Ortenzi, “peperoncino-intelligenza artificiale” … un binomio davvero particolare ma dalle implicazioni estremamente importanti, quali sono? Con Rieti, poi, lei ha un altro forte legame didattico… 

“Quella che viene spesso chiamata intelligenza artificiale in realtà è un insieme di modelli matematici in grado di adattare la loro struttura interna mediante l’elaborazione di dati usati per rappresentare il contesto nel quale verranno fatte le predizioni. Si tratta quindi di una tecnologia estremamente flessibile ed efficace laddove non esistano o sia molto difficile ottenere dei modelli deterministici. Mi spiego meglio. Per predire quanto impiegherà una mela a cadere da un albero di tre metri mi basterà usare una semplice formula matematica ottenuta attraverso un modello generale che vale per tutti gli oggetti che cadono. Questo modello è stato ottenuto immaginando un modello di funzionamento dell’universo e poi verificando con degli esperimenti che le cose effettivamente funzionassero così. Per secoli. E il modello è fatto in modo tale che l’unica grandezza che devo misurare per sapere quanto impiegherà la mela a cadere è l’altezza da terra. Per sapere qual è un giusto prezzo di vendita per il mio fondo agricolo – su cui è magari piantato il peperoncino – non c’è un modello generale che mi dia una risposta verificabile e delle variabili più importanti di altre da misurare.  E allora occorre cambiare paradigma. Da qui inizia il corso di ‘Artificial intelligence Applications in the Agricultural Sector’ presso la laurea magistrale internazionale del DAFNE a Rieti”.  

La sua specializzazione riguarda le applicazioni di intelligenza artificiale per il monitoraggio faunistico e ambientale, ma anche per la qualità della filiera agroalimentare con particolare riguardo per la sicurezza alimentare e la food selection. Vuole spiegare ai non addetti ai lavori, in sintesi, cosa vuol dire?    

“Come le dicevo, questi nuovi metodi di indagine e le nuove tecnologie basate sull’intelligenza artificiale prevedono un nuovo modo di affrontare i problemi basato sull’‘imparare dai dati’. Un’applicazione in ambito faunistico riguarda il monitoraggio automatico della fauna selvatiche mediante fotocamere equipaggiate con degli algoritmi che riconoscono, localizzano e contano il numero di animali inquadrati. Questo tipo di ricerche stanno rivoluzionando l’indagine faunistica negli oceani profondi dove l’unico modo di arrivare è quello che fa uso di piattaforme automatizzate. Vogliamo trasferire questa tecnologia in ambito terrestre. La stessa tecnologia può essere usata per rendere più efficiente la selezione automatica degli alimenti mediante fotocamere in grado di individuare e contare i lotti difettati. Su questo da anni lavoro in collaborazione col CREA. Tutto questo è parte delle attività del laboratorio di Human-driven AI Technologies for Environment (MANDRACHE), che dirigo e che attualmente si trova presso la sede di Via Angelo Maria Ricci”.

Il mondo agricolo è in continuo mutamento, e contempla sempre di più l’utilizzo di nuove tecnologie. Quanto conta questo rispetto al ricambio generazionale nel settore e dunque per attrarre i giovani?

“L’uso delle nuove tecnologie è essenziale per il coinvolgimento dei nativi digitali nel mondo agricolo. I giovani odierni vedono nella tecnologia digitale un’estensione efficace della capacità lavorativa umana. In questo senso l’intelligenza artificiale si propone di portare a pieno compimento questo processo eliminando la parte di lavoro ripetitiva, usurante e rischiosa. Il mondo agricolo è quindi il terreno di gioco naturalmente favorevole allo sviluppo di tecnologie ad alto vantaggio comparato”.

L’utilizzo di queste nuove tecnologie è alla portata di tutti o solo le grandi aziende possono beneficiarne?

“La ringrazio della domanda! Io credo che la sfida maggiore riguardi la distribuzione della capacità tecnologica (il così detto know how, per intenderci). Al momento la capacità di innovazione è concentrata su poche grandi multinazionali. Così poche che anche le grandi aziende stanno facendo fatica a stare al passo coi tempi. In questo contesto l’università, grazie alla formazione e alla ricerca, può giocare un ruolo fondamentale, facendo da novello prometeo.  Il laboratorio che dirigo a Rieti (laboratorio di Human-driven AI Technologies for Environment, n.d.r.) presso l’Università degli Studi della Tuscia pone particolare attenzione all’aspetto sociale delle nuove tecnologie come mezzo trainante della transizione verde. A tal fine si utilizzano tecnologie innovative come l’intelligenza artificiale e l’edge computing per realizzare dispositivi sempre più economici e basati su software open source cioè di libera distribuzione. In questo modo si possono ridurre drasticamente i costi di gestione delle aziende, rivolgendosi a una manodopera sempre più specializzata e attenta all’utilizzo delle tecnologie digitali. E’ recentissima una pubblicazione scientifica nella quale proponiamo un modello matematico che permette il calcolo dell’indice vegetativo NDVI mediante le sole immagini RGB che possono essere ottenute facilmente mediante l’uso di uno smartphone!”.

La ricerca non si ferma mai… parliamo del futuro, come si immagina un’eventuale partecipazione alla prossima edizione della Fiera? Ci saranno novità da presentare e spiegare?

“Chi può dirlo? Sicuramente mi aspetto un coinvolgimento sempre maggiore di giovani e brillanti ricercatori di cui il dott. Assettati che parteciperà all’incontro di quest’anno insieme a me rappresenta un fulgido esempio”.

Redazione Agenfood

Agen Food è la nuova agenzia di stampa, formata da professionisti nel campo dell’informazione e della comunicazione, incentrata esclusivamente su temi relativi al food, all’industria agroalimentare e al suo indotto, all’enogastronomia e al connesso mondo del turismo.

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