(Agen Food) - Roma, 21 ago. - Piccole, instancabili e preziose, le api sono molto…

Intervista al Presidente e all’Avvocato del Consorzio Avasim: “Antichi semi, identità da tutelare”
(Agen Food) – Avola (SR), 16 giu. – di Olga Iembo – Antiche sementi, une terminologia evocativa di qualcosa di atavico, radicato, identitario, prezioso. Custodi della vita e fonte di una storia che si rinnova, custodendo quei segreti dei contadini dai volti riarsi che hanno fatto e ancora fanno grandi le nostre produzioni. Di antichi semi oggi si torna a parlare, più che mai, perché sono un’eredità che deve essere protetta e ancor più valorizzata, come origine di ricchezza e fecondità. E’ questa la filosofia del Consorzio Avasim, che si muove con il cuore ancorato al passato e la mente rivolta al futuro, al PNRR, un’occasione rispetto alla quale l’ente lavora instancabilmente per produrre benefici.
A parlare ad Agen Food della realtà del Consorzio è l’avvocato Alessia Montani, Presidente di Avasim.
Presidente, perché è nato il Consorzio Avasim?
“L’Alleanza per la Valorizzazione delle Antiche Sementi Italiane e del Mediterraneo (Avasim) è un consorzio internazionale di ricerca e promozione che accoglie e aggrega tutti gli attori delle filiere agroalimentari delle antiche sementi italiane, dalla cerealicola a quella orto-frutticola, dalla vitivinicola alle erbe aromatiche, dalle oleose alle officinali. Il nostro obiettivo è prima di tutto quello di contribuire a ridurre la frammentazione della produzione e a istituire filiere in grado di sviluppare, produrre e promuovere un’ampia offerta di prodotti da semi antichi italiani nel nostro Paese e nel mondo. Attraverso il consorzio promuoviamo azioni rivolte alla valorizzazione del fattore umano e culturale locale, all’innovazione degli antichi saperi ma anche a coltivare la condivisione e la reciprocità, supportando la redditività delle piccole aziende agricole ‘eroiche’ e dei contadini custodi che hanno, di generazione in generazione, tramandato le antiche sementi, condividendo e diffondendo conoscenze e competenze tra i nostri consorziati”.
Il Consorzio punta a un’azione incentrata sulla divulgazione, comunicazione e sul marketing delle antiche sementi in Italia e all’estero, delle loro filiere, di quell’insieme di competenze, conoscenze e tradizioni a rischio d’estinzione. Come?
“Prima di tutto attraverso la ricerca. Come per esempio la Ricerca esplorativa sul settore dei semi antichi in Italia che ha fotografato un intero settore agroalimentare italiano in riferimento alle filiere delle antiche sementi autoctone, descrivendone: gli operatori attivi in Italia in tale ambito; il grado di interesse dei consumatori italiani verso i semi antichi e i prodotti derivati; le potenziali opportunità del settore (che comprende i già numerosi e importanti consorzi di produzione nazionali, aziende, cooperative, associazioni, contadini custodi, mulini, ecc.) in termini di contributo alla crescita economica del Paese e del Made in Italy, anche nell’ambito della sostenibilità e della transizione green in corso. La ricerca ha evidenziato come quello delle antiche sementi sia un settore sul quale convergono sia gli interessi degli attori della filiera produttiva che dei consumatori finali, ma che resta ancora carente di una visione unitaria e strategica. L’attività riguarda anche la diffusione della conoscenza, delle caratteristiche, delle proprietà e dei benefici, nonché dei metodi e dei sistemi produttivi per creare filiere sostenibili. La seconda azione è stata la redazione del primo Manifesto per i semi antichi italiani e le loro filiere. Il documento, rappresentato simbolicamente dal bollino MAMA SEEDS®, individua gli intenti e le azioni per unire e compattare il comparto al fine di garantire la vitalità̀ del patrimonio culturale ed economico rappresentato dalle antiche sementi autoctone e dalle loro filiere, ivi comprese la loro identificazione, documentazione, ricerca, preservazione, protezione. M’AMA.SEEDS. AVASIM è anche partner del Parco dell’Anima, un’oasi di biodiversità e rigenerazione e di One Sky Academy (OSA), con cui collabora, per promuovere la costituzione di un corso di Laurea in agricoltura, arte, design e altri studi per la salute del Pianeta. E poi c’è la nostra piattaforma MAMA:SEEDS, https://www.mama-seeds.com/ che ambisce a diventare il punto riferimento degli antichi semi in Italia a che a sostegno degli agricoltori ‘eroici’ e dei prodotti 100% made in Italy, a partire dai semi”.
Anche le antiche sementi rischiano di essere travolte da fenomeni di falso Made in Italy, tanto che Avasim, attraverso un suo comitato tecnico-scientifico, punta su una proposta di legge – Made in Italy dei semi – per tutelare la filiera, per il riconoscimento e la qualificazione della natura originaria e autoctona delle antiche sementi e per il loro ingresso nel patrimonio culturale nazionale. Ce la illustra?
“Nella convinzione che l’heritage seeds economy abbia il potenziale, a oggi in larga parte ancora inespresso, Avasim, attraverso un comitato tecnico-scientifico multidisciplinare, formato da docenti universitari e professionisti di varie discipline, tra cui il diritto, sta da tempo studiando e promuovendo una proposta di legge con l’obiettivo di riconoscere e qualificare la natura originaria ed autoctona delle antiche sementi, – quello che Avasim ha denominato il MADE IN ITALY DEI SEMI – proteggerle da fenomeni di ‘italianità’ fittizia e, in quanto patrimonio della collettività, dalla possibilità di brevettazione. Una norma che protegga e indirizzi non solo il processo di trasformazione enogastronomico in atto in Italia, ma ciò che vi è alla base: i semi autoctoni italiani, cioè non solo coltivati in Italia, ma portatori certi della cultura e tradizione italiana. La proposta legislativa è volta ad ottenere un quadro normativo d’insieme, che permetta (oltre che di qualificare l’originarietà del seme antico e proteggerlo) l’ingresso dei semi antichi all’interno del Patrimonio culturale nazionale nell’accezione di beni culturali, fondamentali della tradizione agroalimentare italiana. In quest’ottica, una possibilità è data dalla recente riforma dell’articolo 9 della Costituzione: si tratta in definitiva di un caso tipico, in cui un importante segmento del patrimonio nazionale colturale e culturale chiede immediato riconoscimento e protezione da parte del legislatore, anche in attuazione della recente modifica dell’art. 9 della Costituzione, nel quale, alla tradizionale tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, si aggiunge la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni. A questo scopo abbiamo recentemente costituito un tavolo tecnico-Osservatorio Permanente con tecnico insieme a importanti istituzioni pubbliche e private, imprenditori, eccellenze italiane della ricerca scientifica: Accademia dei Georgofili, Stazione di Granicultura di Caltagirone, Istituito Ballatore, Cumo (Consorzio Universitario Mediterraneo Orientale), Università di Catania, Universita’ di Palermo, Università di Napoli, Comune di Noto, Comune di Caltagirone, Comune di Piazza Armerina, Confagricoltura Donne, Aidda. Il mondo della filiera agroalimentare delle antiche sementì rappresentata da Biancuccia, Nicola Fiasconaro, Minardo, Vinanti, Il Geranio, La Zaituna e Mennula. La norma in fase di studio persegue i seguenti obiettivi: riconoscere e qualificare la natura originaria e autoctona delle antiche sementi, distinguendo i grani “Born in Italy” nati o storicamente presenti in Italia da quelli semplicemente coltivati in Italia, per proteggerli da fenomeni di “italianità” fittizia; formulare la candidatura all’Unesco, affinché i semi made in Italy possano essere tutelati come patrimonio dell’umanità nell’accezione di beni culturali fondamentali della tradizione agroalimentare italiana, dando cosi attuazione al nuovo art. 9 della Costituzione; promuovere la produzione di prodotti 100% made in Italy, dalle materie prime alla trasformazione finita, a partire dai semi (bollino MAMASEEDS)”.
E’ invece l’avvocato Riccardo Segamonti, Co-Founder di PNRR Avvocati Network Advisor, a rispondere su Avasim e PNRR.
Avvocato, Avasim ha ideato un progetto che, come avete spiegato, soddisfa i criteri previsti dal PNRR andando a collocarsi all’interno della seconda Missione, denominata Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica. Ci spieghi.
“Credo molto nel PNRR non a caso insieme ad altri colleghi avvocati ho fondato una rete di professionisti, Pnrr Avvocati Network Advisory, che si occupa di offrire consulenza per l’attuazione dei progetti previsti dal piano a Pubbliche amministrazioni ed aziende. Come noto, il PNRR costituisce la sfida principale per il rilancio del sistema-Paese sia dal punto di vista economico sia da quello socio-culturale. Una corretta gestione delle risorse stanziate infatti consentirebbe all’Italia di consolidare il proprio ruolo strategico all’interno dello scenario internazionale. A tal fine, risulta necessario un coinvolgimento di tutti: Amministrazioni centrali, soggetti attuatori e/o realizzatori al fine di raggiungere ‘milestone’ e ‘target’ previsti dal Piano. Anche i cittadini si possono rendere partecipi attraverso un monitoraggio continuo delle attività, accedendo ai servizi digitali messi a disposizione dalle Pubbliche Amministrazioni. Risulta quindi necessaria una vera e propria responsabilizzazione nella corretta gestione dei fondi del PNRR da parte di ogni categoria sociale ed economica coinvolta. Un esercizio di dovere civico finalizzato a migliorare la qualità della vita della collettività nonché il sistema produttivo nazionale nell’interesse delle generazioni future. In questa direzione vanno molti dei progetti che si occupano dell’applicazione pratica di alcuni obiettivi del Pnrr, come il progetto ideato dal Consorzio Avasim volto alla conservazione del patrimonio genetico degli “antichi semi” e della biodiversità agricola per le generazioni future. Il progetto infatti tiene conto delle recenti modifiche degli articoli 9 e 41 della Costituzione, finalizzati alla attuazione dei principi costituzionali di tutela Ambientale e Culturale, e delle missioni previste dal PNRR riguardo lo sviluppo sostenibile e la transizione ecologica e digitale. In progetto ideato da Avasim quindi non si colloca solo nella seconda missione prevista dal piano ma interessa più obiettivi. Il progetto di Avasim è un esempio di quei piccoli progetti con grandi ricadute, importanti soprattutto per il rilancio del Mezzogiorno”.
Il Piano prevede il raggiungimento di 27 obiettivi entro il 30 giugno 2023 e di 69 entro la fine di dicembre 2023, con molti target da realizzare soprattutto nel quarto trimestre per un importo complessivo di risorse pari a 34 miliardi di euro. Però, come evidenziato della Corte dei Conti, oltre la metà delle misure interessate dai flussi mostra ritardi ed è ancora in una fase iniziale dei progetti. Avasim ha più volte sottolineato l’importanza di puntare sul partenariato pubblico-privato – PPP – come possibile rimedio…
“Come rilevato dal Senatore Domenico Matera nel corso del convegno tenutosi a Roma il 18 maggio ‘Sullo Stato di Attuazione del PNRR’ presso la Biblioteca Casanatense, l’Italia si è assicurata l’erogazione della terza rata del PNRR e si sta già lavorando sulla quarta. Peraltro, giova rilevare che tali ritardi vanno imputati, nonostante le riforme abilitanti del PNRR, a fattori esogeni quali la guerra in Ucraina, l’inflazione, il caro materiali ed energetico, elementi che senza alcun dubbio dovranno essere tenuti in considerazione dalla Commissione Europea al fine di una eventuale revisione del Piano stesso (possibile, ma non senza criticità, ai sensi dell’articolo 21 del regolamento Ue 2021/241). In questo scenario complesso e innovativo è tornato alla ribalta un istituto giuridico già presente nel vecchio Codice degli appalti e significativamente potenziato dal nuovo Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 36/2023) ovvero il partenariato pubblico-privato (PPP). Quest’ultimo è infatti lo strumento attraverso il quale, tra l’altro, si consente di generare, nella fase di gestione del progetto, flussi di cassa sufficienti a rimborsare il debito contratto per la realizzazione dello stesso e la remunerazione del capitale di rischio. Tali finalità risultano vitali per la realizzazione degli obiettivi imposti dal Piano, in quanto, come noto, il PNRR è un programma “performance based” e non di spesa e, come tale, si fonda sul raggiungimento di milestone, che individuano riforme ed investimenti, e di target che rappresentano i risultati, misurati con criteri oggettivi. Ciò, significa che: gli investimenti realizzati con i fondi PNRR dovranno essere necessariamente ‘redditizi’, ovvero generare flussi di cassa idonei a percepire ricavi sufficienti a sostenere l’onere di restituzione del capitale prestato”.
Che tipo di risposta istituzionale avete trovato a queste vostre sollecitazioni, crede che sarà implementato il partenariato pubblico-privato, in particolare con Avasim?
“Come suggerisce la V Commissione permanente della Camera dei Deputati il partenariato pubblico-privato può rappresentare un efficacie strumento per la realizzazione di opere e servizi di qualità. Ciò posto il progetto ideato dal Consorzio Avasim volto alla conservazione del patrimonio genetico degli ‘antichi semi’, che senza alcun dubbio soddisfa tutti i criteri previsti dal PNRR, si pone in linea con le finalità di cui agli artt. 9 e 41 della Carta Costituzionale, i quali sanciscono, a seguito della recente riforma, un necessario connubio tra l’iniziativa economica e la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle generazioni future. Concludo evidenziando – in qualità di membro del comitato giuridico di Avasim – lo straordinario lavoro che sta facendo il consorzio Avasim grazie alla dedizione del suo Presidente Alessia Montanti e i suoi soci, fra i tanti ricordo il professor Fabrizio Luciani e il professor Stefano Crisci”.
