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Grana Padano DOP: dal progetto LIFE TTGG nuove soluzioni di efficienza ambientale
(Agen Food) – Siena, 18 nov. – Le filiere agroalimentari italiane DOP IGP compiono un altro passo concreto verso la produzione sostenibile, grazie ai risultati del progetto europeo LIFE TTGG (The Tough Get Going) presentati oggi durante il webinar, organizzato dalla Fondazione Qualivita, dal titolo “LIFE TTGG – soluzioni di efficienza applicate alla filiera del Grana Padano”.
Un progetto fortemente voluto dal Consorzio di tutela del Grana Padano, nato dalla sinergia tra il Consorzio e 6 partner dotati di competenze specifiche – Politecnico di Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, Fondazione Qualivita, oriGIn, Enersem e CNIEL – con l’obiettivo di migliorare l’efficienza dei processi produttivi delle filiere lattiero-casearie del Grana Padano DOP e del Comté DOP, trasferire i risultati ad altre produzioni europee, ridurre l’impatto ambientale e raggiungere così una produzione e un consumo più sostenibili.
Obiettivi a cui il progetto lavora dal 2017, in linea con la strategia Farm to Fork, cuore del Green Deal europeo, grazie alla disponibilità di 68 allevamenti, 20 stabilimenti lattiero-caseari, 20 stagionatori e 20 confezionatori della filiera DOP del Grana Padano. Quattro anni di analisi in cui il gruppo di lavoro è riuscito a definire i fattori che caratterizzano il profilo ambientale del formaggio Grana Padano DOP ed a proporre soluzioni di mitigazione.
I risultati, valutati applicando l’approccio a ciclo di vita attraverso la metodologia PEF, hanno evidenziato che la fase di produzione del latte crudo contribuisce per il 90-92% al profilo ambientale del Grana Padano DOP, le fasi di caseificazione e confezionamento per il 6-7%, mentre le fasi di distribuzione e fine vita per il restante 2-3%.
Per la fase di produzione del latte crudo gli hotspots riguardano l’acquisto di alimenti e mangimi (34%), la produzione propria di alimenti (25%), le emissioni legate alla gestione degli effluenti di allevamento (16%) e le emissioni legate alla fermentazione enterica (12%). Per la fase di trasformazione del latte, i risultati sottolineano come i fattori più impattanti siano stati il consumo di calore (34%) e di elettricità (26%).
All’analisi delle esigenze ha fatto seguito l’individuazione delle soluzioni, sia rivolte alle aziende agricole produttrici di latte, sia ai caseifici e agli stagionatori.
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