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A Cheese Lattebusche racconta la sua strategia bio per la montagna

(Agen Food) – Bra (CN), 04 ott. – I prodotti biologici di Lattebusche come esempio concreto del salvataggio e della valorizzazione dei prati stabili, dei pascoli di alta montagna.Ne ha parlato nei giorni scorsi il direttore generale Antonio Bortoli, in occasione della manifestazione Cheese 2023, organizzata da Slow Food e Città di Bra e dedicata al “sapore dei prati”.

L’allarme di Slow Food

Se si perdono i prati stabili la qualità dell’ambiente peggiora ed è per questo che Slow Food sta lanciando l’allarme. Anche per evitare di perdere biodiversità. Inoltre, sempre secondo Slow Food, la perdita della tradizione del pascolo ha portato all’abbandono di razze autoctone selezionate nei secoli dagli allevatori per garantire le migliori rese possibili in relazione alle caratteristiche dei territori. L’Italia ha già perso 38 razze (bovine, caprine e ovine) delle sue 199, ma altre 115 sono ridotte a pochissimi effettivi, spesso poche centinaia.Così peggiora il benessere degli animali, la qualità delle produzioni alimentari è inferiore, il turismo perde una grande risorsa.

La scelta di Lattebusche

“Noi abbiamo da sempre raccolto latte nel territorio da Cortina a Sappada, oltre i 1.100 metri di quota. Andavamo su – ha spiegato Bortoli – e facevamo un grosso sacrificio economico, perché si dovevano percorrere con i nostri mezzi anche 150 km al giorno per raccogliere 70/80 quintali di latte. Nel 2017 la piccola latteria di Padola, in Comelico Superiore, era in difficoltà e l’abbiamo incorporata; abbiamo riunito tutti i produttori, dato sostegno economico e offerto la nostra disponibilità a sviluppare un progetto biologico”.

Si tratta di un latte di alta montagna che presenta caratteristiche uniche grazie alle essenze diverse e più numerose di quei pascoli rispetto a quelli di pianura, come è stato riconosciuto anche da Slow Food. “Così – ha proseguito Bortoli – abbiamo deciso di supportare la fase di passaggio, dal naturale al bio, con un importante investimento, garantendo l’alimentazione biologica del bestiame ed anche una remunerazione del prezzo del latte, a fronte di maggiori costi, molto superiore”.

Oggi, dunque, Lattebusche produce latte biologico di alta montagna e yogurt bio, il Val Comelico, a base di latte raccolto sempre in quest’area e ha trasformato in biologiche anche alcune caciotte erborinate. Ed in tre anni sono stati prodotti ben due milioni di contenitori di latte da 1 litro con un buon ritorno. “Perché, essendo un’azienda – ha concluso Antonio Bortoli – abbiamo ben chiaro che la sostenibilità dei prodotti e della loro produzione deve sempre essere accompagnata dalla sostenibilità economica dell’operazione.”

Un’operazione impossibile, se nel tempo non si garantisce la presenza delle aziende zootecniche su questi territori, un vero baluardo ambientale, indispensabili per gestire il territorio.

La sottoscrizione di Slow Food

Nei giorni della manifestazione, Slow Food ha anche lanciato una sottoscrizione volta a chiedere l’impegno di aziende e istituzioni nella difesa dei prati stabili

LattebuscheLattebusche è la più grande lattiero-casearia del Veneto, che si appresta a toccare nel 2024 i 70 anni di attività e presenta di anno in anno numeri in costante crescita. A fine 2022: 313 soci produttori di 7 province; 302 dipendenti; 6 stabilimenti di produzione; 3.000 esercizi commerciali serviti quotidianamente dalla rete di vendita e un fatturato di oltre 139 milioni.

Redazione Agenfood

Redazione Agenfood

Agen Food è la nuova agenzia di stampa, formata da professionisti nel campo dell’informazione e della comunicazione, incentrata esclusivamente su temi relativi al food, all’industria agroalimentare e al suo indotto, all’enogastronomia e al connesso mondo del turismo.

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