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Artigiano in Fiera 2025: la Sardegna racconta il futuro attraverso la tradizione
(Agen Food) – Milano, 19 dic. – “Bisogna pur passare il tempo, bisogna pur che il corpo esulti, ma c’è voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti”. Jacques Brel, nella celebre La canzone dei vecchi amanti reinterpretata da Franco Battiato, cantava la meraviglia di chi attraversa la vita senza smarrire la leggerezza del tempo. È lo stesso talento che ha mostrato la Sardegna, protagonista ad Artigiano in Fiera 2025: un’isola capace di custodire la memoria e reinventarsi, di restare antica e insieme modernissima.
In un mondo che riscopre la lentezza, il naturale, il biologico, la Sardegna ha dimostrato che lei era già lì, da sempre. Mentre altrove si rincorre la purezza perduta, l’isola non l’ha mai abbandonata. La sua forza è quella di un sapere che si tramanda con le mani: che impasta, intreccia, cesella, modella, tesse, stagiona. Ad Artigiano in Fiera, nel grande spazio dedicato alla Regione, oltre 90 imprese artigiane e agroalimentari hanno raccontato la Sardegna con un’unica voce: quella della tradizione che diventa futuro.
Il viaggio sensoriale cominciava dai sapori. Il pane carasau, leggero e croccante come un foglio di carta; la fregula e i malloreddus, la pasta dei giorni di festa; i culurgiones d’Ogliastra, veri gioielli della cucina sarda, chiusi a spiga con la precisione di un’opera d’arte.
Poi i formaggi — pecorino sardo DOP, fiore sardo, ricotta mustìa — che racchiudono il lavoro dei pastori e la pazienza del tempo, i salumi di montagna, le bottarghe che profumano di mare, e i dolci della memoria: amaretti, pabassini, seadas dorate e colme di miele. Proprio il miele, simbolo di purezza e di tenacia, raccontava meglio di ogni altro prodotto questa terra che sa “invecchiare restando giovane”.
Ma accanto ai profumi del forno e della cucina, la Sardegna si raccontava anche attraverso la materia. Il sughero trasformato in accessori e oggetti di design, il cuoio e il legno modellati con gusto contemporaneo, le ceramiche di Oristano e Dorgali con i loro smalti lucenti, i tessuti di Samugheo e Nule che intrecciano genealogie femminili e antichi simboli.
Gli orafi della filigrana intrecciavano fili d’oro sottilissimi in gioielli che parlano di fede, amore e identità. E ancora il corallo di Alghero, l’oro di Cagliari, la pietra e il ferro battuto: ogni mestiere custodiva una visione, un’idea di bellezza che non ha bisogno di mode.
Nel padiglione sardo, ogni oggetto, ogni piatto, ogni racconto non era solo un prodotto ma una voce. E insieme, quelle voci formavano un coro antico, come un canto a tenore che unisce generazioni e comunità. «La Sardegna – aveva ricordato l’assessore regionale del Turismo, Artigianato e Commercio Franco Cuccureddu – si racconta attraverso le mani dei suoi artigiani e dei suoi produttori, che trasformano tradizione, identità e creatività in impresa, qualità e futuro».
Un futuro che profuma di pane e di miele, che brilla nell’oro e nel corallo, che si riconosce nel colore dei tessuti e nel suono della pasta stesa a mano. Un futuro che passa attraverso un ponte tra passato e innovazione, tra bottega e mercato globale, tra artigianato e design, tra terra e tavola.
Molti visitatori hanno scoperto che, dietro ogni sapore e ogni oggetto sardo, non c’è solo bellezza: c’è etica, ecologia, senso del limite. È una forma di modernità che nasce dall’essenzialità, dalla lentezza, dalla capacità di fare con ciò che si ha, trasformando la materia in spirito. In un’epoca di standardizzazione, la Sardegna rappresenta una resistenza gentile: un’isola che ha saltato la fase industriale ma oggi incarna l’essenza della nuova economia del benessere.
E forse non è un caso che proprio qui si trovi una delle Blue Zone del pianeta, dove si vive più a lungo e meglio. Perché in Sardegna il tempo non si consuma: matura. Qui il cibo è rito, l’artigianato è identità, e il lavoro delle mani è ancora poesia.
Ad Artigiano in Fiera 2025, la Sardegna ha insegnato al mondo che la vera modernità è saper “invecchiare senza diventare adulti”: restare autentici, curiosi, vivi.
