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Guida Bio selezione vini, a Roma il racconto di un settore che guarda al futuro
(Agen Food) – Roma, 26 gen. – di Carla Schiavo – Dopo diverse edizioni svoltesi a Salerno, Roma ha ospitato la presentazione della Guida Bio selezione vini 2026, un appuntamento che si conferma non solo come momento di valorizzazione delle migliori produzioni biologiche italiane, ma anche come spazio di riflessione sul futuro della viticoltura sostenibile. Un evento che, come ha sottolineato l’assessore all’Agricoltura del Comune di Roma, Sabrina Alfonsi, rafforza il legame tra la Capitale e un modello agricolo fondato su qualità, tutela ambientale e responsabilità sociale.
Al centro del dibattito, il valore strategico del biologico in una fase complessa per il settore vitivinicolo, segnata da cambiamenti climatici, tensioni di mercato e da una riforma della Politica Agricola Comune (PAC) che impone nuove scelte. Un tema ripreso anche dagli interventi istituzionali e dalle principali organizzazioni di settore, che hanno evidenziato come la sostenibilità non possa essere affrontata con misure frammentarie o incentivi discontinui.

Significativo il richiamo ai dati Deloitte, citati da Maria Grazia Mammucci, presidente di FederBio. Secondo i dati infatti, il vigneto biologico italiano ha conosciuto una fase di assestamento: dopo aver raggiunto circa il 23% della superficie vitata nel 2022, nel 2023 e nel 2024 si è registrata una lieve flessione, oggi stabilizzata. Un dato che, come è stato ribadito, non va letto come un arretramento strutturale, ma come l’esito di un passaggio di maturità del settore, che richiede oggi maggiore competenza tecnica, formazione e politiche mirate. I dati mostrano come il modello agroalimentare convenzionale generi costi sociali e ambientali superiori al valore economico prodotto, mentre un sistema basato su biologico, innovazione ed efficienza delle risorse può restituire un saldo positivo per la collettività. Un messaggio chiaro: il prezzo allo scaffale non racconta mai il costo reale del cibo.
Tra i vini premiati anche Podere 109 (già protagonista di un’intervista su AgenFood), a conferma di un panorama produttivo sempre più attento alla qualità e all’identità territoriale.
A tracciare una sintesi efficace è stato Antonio Stanzione, ideatore e organizzatore della guida, che ha dichiarato: “È vero che negli ultimi anni c’è stata una lieve flessione nel numero di aziende biologiche, ma parliamo di un assestamento. Oggi siamo stabilmente intorno alle 550 aziende che aderiscono al protocollo biologico. Il punto centrale è il ricambio e la capacità di raccontare al consumatore che il vino biologico non è un vino di serie B. Anzi, dovrebbe costare di più, perché ha costi di produzione più elevati. Spesso di parla dei vitigni eroici, quelli che vengono coltivati in pendenze molto eccentuate. Ebbene, chi fa biologico oggi, soprattutto in viticoltura, è un vero eroe”.
Molto diretto anche l’intervento dell’enologo Vincenzo Mercurio, che ha messo in guardia dai messaggi fuorvianti legati ai cosiddetti “green claim” e ha ribadito il valore autentico del vino biologico: “La Guida Bio ci ricorda che i vini biologici non sono vini di seconda scelta. Oggi il bio è una condizione aggiuntiva che dà prestigio al produttore e al territorio. È un vino vivo, capace di evolvere nel calice, di cambiare e sorprendere. A differenza di vini standardizzati, il biologico racconta la biodiversità, il suolo, i microrganismi. Parlare di “residuo zero” senza spiegare cosa c’è dietro è fuorviante: il biologico è un metodo, non uno slogan”.
La Guida Bio selezione vini 2026 si conferma così uno strumento culturale prima ancora che tecnico: un invito a riconoscere nel vino biologico non una moda, ma una scelta strategica per il futuro dell’agricoltura, dell’ambiente e della collettività.
