(Agen Food) - Atina (Fr), 25 ago. – Due nuovi vini, due identità, un’unica origine…

Vini dealcolati, Maretti: una sfida ora anche per i produttori italiani
(Agen Food) – Roma, 30 dic. – Con la pubblicazione del decreto interministeriale Mef–Masaf si completa finalmente il quadro normativo che consente anche ai produttori italiani di realizzare vini dealcolati e parzialmente dealcolati. Un passaggio atteso dal settore, che apre nuove prospettive industriali e di mercato per il comparto vitivinicolo nazionale, e in particolare per il sistema cooperativo.
“Le cantine cooperative hanno da tempo iniziato a guardare con attenzione crescente verso i dealcolati, attente come sono ai cambiamenti normativi e alle dinamiche di mercato che richiedono strategie innovative per garantire una crescita sostenibile e competitiva – commenta Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare, che sottolinea inoltre – la positività del completamento dell’iter normativo con tutti i tasselli necessari per produrre anche in Italia”.
No o low alcol, una tendenza in crescita. Il decreto consente ora di intercettare un segmento in forte crescita a livello globale. Il mercato mondiale dei vini dealcolati e low alcol vale già oltre 2,4 miliardi di dollari e si prevede raggiungerà i 3,3 miliardi entro il 2028, con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) dell’8%. Registra tassi di sviluppo a doppia cifra, trainato da nuovi stili di vita e da una domanda sempre più orientata a prodotti a basso contenuto alcolico. Questo soprattutto sui mercati esteri. “Si tratta di una pluralità di mercati del vino – osserva Maretti – che rispondono a esigenze diverse dei consumatori. Questo segmento andrà a coprire una nuova necessità e il made in Italy potrà dire la sua anche nel confronto internazionale”. Il mercato in Italia. Il mercato italiano dei vini analcolici è esploso, passando da 8 milioni di euro nel 2021 a 55 milioni nel 2024, con previsioni di ulteriore crescita del 60% per quest’anno. “Questa nuova categoria di vini si aggiungerà alle possibilità di scelta per le grandi occasioni, a partire dal cenone di Capodanno e insieme ai favolosi e corposi rossi e alle brillanti bollicine italiane contribuirà a tenere alto il nome della cucina italiana patrimonio Unesco”, mette in evidenza il presidente di Legacoop Agroalimentare.
Le cooperative interessate al nuovo segmento – La fotografia scattata in occasione del Vinitaly dall’Area Studi di Legacoop Agroalimentare sulle cooperative vitivinicole aderenti conferma un settore in movimento: se il 67% delle realtà non ha ancora avviato produzioni dealcolate, l’11% le produce già e un ulteriore 22% si appresta a farlo. «Sono dati che dimostrano attenzione e capacità di adattamento – aggiunge Maretti – e le competenze professionali presenti nelle cantine cooperative sapranno esprimersi al meglio anche su prodotti innovativi come questi».
Nuova opportunità di mercato – In una fase complessa per il comparto vitivinicolo, i vini dealcolati e low alcol possono rappresentare uno stimolo importante per avviare riflessioni più ampie sulle diverse segmentazioni di mercato. “Non esistono soluzioni miracolistiche valide per tutti – conclude il presidente di Legacoop Agroalimentare –. È necessario partire dai mercati più in sofferenza e costruire percorsi specifici che chiamano in causa anche le scelte dei Consorzi di tutela, sia sul fronte della promozione e delle nuove modalità di consumo, sia su quello del controllo delle produzioni. Di certo non sarà introducendo nuove misure restrittive per il vino da tavola che si risolveranno i problemi degli altri segmenti”.
