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Pizza Symposium: a Trevi la pizza diventa cultura, benessere e visione contemporanea
(Agen Food) – Trevi (Pg), 14 apr. – di Giordana Oddi – Dal 5 all’8 febbraio scorso, l’Accademia “Antico Fienile” di Molino sul Clitunno a Trevi ha ospitato la prima edizione del Pizza Symposium, un evento unico nel suo genere ideato dal molino. Non una semplice fiera o competizione, ma un percorso immersivo in cui pizza, territorio, benessere e innovazione si incontrano.

Trenta pizzaioli professionisti, insieme a produttori, esperti e partner d’eccellenza, hanno condiviso quattro giornate di laboratori, degustazioni e visite sul territorio, creando un dialogo autentico tra tecnica e cultura. Il risultato? Il primo Manifesto della Pizza Italiana, che traccia una visione consapevole e innovativa del mestiere del pizzaiolo.
Abbiamo intervistato Marco Marani, export manager di Molino sul Clitunno, per farci raccontare la filosofia e l’emozione dietro questo progetto.

1. Marco, il Pizza Symposium si presenta come un evento totalmente diverso dai classici incontri di settore. Cosa vi ha spinto a creare un format così innovativo e quale vuoto del mondo della pizza cercavate di colmare?
«Il mondo della pizza era spesso frammentato, concentrato sul singolo prodotto o sull’evento isolato. Volevamo fare qualcosa di più: unire il territorio umbro e le sue eccellenze, mostrando ai pizzaioli non solo farine e impasti, ma l’intera filiera alimentare. Olio, vino, tartufo, prodotti locali: dietro ogni ingrediente c’è una storia, una filosofia produttiva familiare che punta all’eccellenza.
Il Symposium ha dato modo ai partecipanti, soprattutto quelli esteri, di capire come la qualità nasce da piccoli gesti e attenzioni quotidiane. Non è solo la scelta della farina o dell’olio, ma tutto un contesto culturale e produttivo che si riflette nella pizza. Abbiamo voluto trasmettere questa consapevolezza e dare strumenti concreti che i pizzaioli possono riportare nel loro lavoro quotidiano.»
2. L’evento è stato a numero chiuso e riservato a un gruppo selezionato di pizzaioli, soprattutto internazionali. Qual era l’intento dietro questa scelta e in che modo ha valorizzato l’esperienza?
«Abbiamo voluto dare un’esperienza intima e immersiva, non un grande raduno dove tutto si confonde. Dare valore all’evento significava coccolare ogni partecipante, farlo sentire protagonista, fargli vivere l’Umbria a 360 gradi. Non è solo partecipare a un corso: è camminare tra i produttori, capire la filosofia dietro ogni ingrediente, visitare cantine e frantoi, assaggiare prodotti che mai vedresti nella vita quotidiana. Il pubblico internazionale, in particolare, ha avuto la possibilità di scoprire realtà italiane ancora poco conosciute all’estero. Per loro è stato un greenfield, un territorio da esplorare, mentre i pizzaioli italiani conoscono già molto. Questo ha permesso un confronto reale e profondo, con un impatto formativo e culturale che difficilmente si può replicare in un grande evento aperto a tutti.»

3. Il Symposium non si limita a parlare di tecniche o ingredienti: tocca temi come benessere, nutrizione e visione contemporanea della pizza. Quanto questa visione è distante dalla quotidianità delle pizzerie italiane e come può influenzare la mentalità di pizzaioli e consumatori?
«Molto, soprattutto per il consumatore. Spesso la pizza è sottovalutata: si pensa che non possa costare quanto un piatto di pasta. Ma dietro ogni pizza ci sono ricerca, investimenti, attrezzature, aggiornamento continuo.La tendenza italiana è spesso quella di denigrare le proprie eccellenze. Se non valorizziamo i nostri prodotti e la nostra arte bianca, lasciamo spazio alle multinazionali e al surgelato. Questo Symposium vuole dare consapevolezza del valore reale della pizza, far capire che un prodotto di qualità ha un prezzo giustificato e, soprattutto, salvaguardare l’arte bianca italiana e il patrimonio gastronomico che rischia di scomparire.
Non a caso abbiamo scelto di affiancare ai tutor che hanno trattato argomenti specifici dell’arte bianca (come il maestro Favio Gargiulo), anche tutor che hanno invece affrontato tematiche trasversali ma comunque complementari, come Nerina Di Nunzio che ha condotto un laboratorio di mindfulness, lo chef Andrea Impero che ha parlato di alta cucina nella pizzeria, Helga Liberto e la nutrizionista Chiara Bartolomei che hanno invece portato degli impasti alternativi healty food”

4. Nel Symposium avete parlato anche di materie prime innovative, nutrizione e benessere, e delle tendenze future della pizza. Quanto è importante trasmettere ai pizzaioli una visione che vada oltre il prodotto, facendoli riflettere sul loro ruolo culturale e professionale?
«È fondamentale. Abbiamo introdotto farine proteiche, low carb e blend innovativi, ma sempre legati a una filosofia di qualità e consapevolezza. La pizza non è solo un alimento: è cultura, espressione del territorio e mezzo per trasmettere valori.
Volevamo che i pizzaioli capissero come le loro scelte quotidiane influenzino il mercato e il consumatore. La speranza è che, tornando nelle loro pizzerie, applichino questa mentalità, scegliendo ingredienti e metodi che valorizzano la materia prima e rispettano il prodotto.»
5. Il Symposium è solo un evento isolato o rappresenta il primo passo di un progetto più ampio per Molino sul Clitunno e per la cultura della pizza italiana?

«È un primo passo, sicuramente replicabile. Stiamo valutando di farlo annualmente o biennalmente. È stato impegnativo, ma estremamente gratificante: si è creata un’alchimia unica tra i partecipanti e una connessione reale con il territorio. Vogliamo che diventi un appuntamento stabile per diffondere cultura e consapevolezza sulla pizza e sui prodotti italiani di qualità.»
Il Pizza Symposium dimostra che la pizza può essere un vero e proprio percorso di formazione, scoperta e cultura. Laboratori, degustazioni e visite sul territorio hanno offerto a pizzaioli italiani e internazionali strumenti concreti e conoscenze applicabili subito, rafforzando il valore della materia prima, della tecnica e del territorio.
Da questa esperienza nasce il primo Manifesto della Pizza Italiana. Non un semplice documento: una visione. Una bussola per chi vuole guardare oltre il piatto, verso una pizza più consapevole, più professionale, più profondamente radicata nella qualità.
