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Philadelphia, dove il football sa di cheesesteak

(Agen Food) – Roma, 15 sett. di Massimiliano Cinque – La nuova stagione della NFL, ovvero la lega professionistica di football americano, è iniziata in questo weekend e la corsa che porterà le squadre ad ambire alla finale del mitico e iconico Super Bowl è già entrata nel vivo. I primi risultati hanno lasciato inevitabilmente malumori in chi ha perso e, ovviamente, gioie ed entusiasmo in chi è riuscito a vincere.

La strada, però, è ancora lunga. Sarà fatta di tante partite, probabili infortuni, sorprese e del freddo che arriverà, obbligando i giocatori a scontrarsi anche sotto la neve. Insomma, per gli appassionati di football americano i prossimi mesi, fino a febbraio, saranno ricchi e interessanti. Sia per chi resterà comodamente seduto sul divano davanti alla TV, sia per chi avrà voglia, e soprattutto la possibilità, di andare negli Stati Uniti per seguire dal vivo qualche partita.

Il football, come del resto molti altri sport americani, ha un collegamento stretto, anzi strettissimo, con il rito gastronomico. Prima, durante e dopo la gara gli americani si ritrovano nei parcheggi degli stadi, nei giardini di casa o nei bar per consumare quel rito sociale che unisce, crea appartenenza e fortifica amicizie e socialità. Ogni città, che si trovi sulla costa occidentale, su quella orientale, nel profondo Sud o nelle regioni dei Grandi Laghi, ha il suo cibo caratteristico e identitario.

Un viaggio gastronomico, però, deve obbligatoriamente avere un inizio. Che sia geografico, storico o semplicemente dettato dall’appartenenza.

La mia scelta è ricaduta su Philadelphia e sul suo cheesesteak, il celebre panino a base di carne di manzo rosolata e tagliata finemente, cipolle e formaggio: in genere provolone, formaggio americano oppure l’immancabile Cheez Whiz.

Philadelphia, la “città dell’amore fraterno”, per me ha, diciamo, un triplice significato: sentimentale, perché lì vive una parte della mia famiglia; di appartenenza, perché tifo per gli Eagles; storico, perché è proprio lì, nell’Independence Hall, che gli Stati Uniti d’America hanno preso forma.

Il cheesesteak è forse il più famoso panino simbolo di una città americana. La sua nascita viene generalmente fatta risalire agli anni Trenta del Novecento e ai fratelli italoamericani Pat e Harry Olivieri.

L’origine, come spesso accade quando si parla di ricette diventate leggendarie, non è del tutto chiara. Si racconta che i fratelli avessero un chiosco di hot dog per le strade della città e che, a un certo punto, utilizzarono del pane simile all’Italian roll, il classico filoncino, riempiendolo con carne e cipolle.

Nel libro The Larder Invaded: Reflections on Three Centuries of Philadelphia Food and Drink, pubblicato in occasione di una mostra della Historical Society of Pennsylvania tra il 1986 e il 1987, viene raccontata proprio questa origine: carne di manzo, cipolle e formaggio sfrigolanti racchiusi nel pane.

La storia, però, è sempre una porta scorrevole.

Si racconta infatti che, mentre Pat stava mangiando la sua invenzione con gusto e passione, trasmettendo forse quelle sensazioni che solo il giusto accostamento tra pane, carne e formaggio può dare, un tassista di passaggio lo vide e ne rimase incuriosito.

Volle provarlo.

Da lì sarebbe partita quella storia che ha trasformato il cheesesteak nel panino simbolo di Philadelphia: uno dei più mangiati, ricercati, imitati e, inevitabilmente, discussi d’America.

Anche il compianto Anthony Bourdain, che per anni ha raccontato il cibo come pochi altri, andando oltre la semplice cucina per scoprirne storia, cultura, persone e identità, aveva nel cuore il cheesesteak.

Durante una puntata del suo programma della CNN Parts Unknown indicò come suo preferito quello preparato da Donkey’s Place, a Camden, nel New Jersey.

Una dichiarazione che fece quasi saltare dalle sedie gli abitanti di Philadelphia.

Il loro panino storico e iconico, secondo Bourdain, non trovava la sua migliore espressione nella città, magari tra le bancarelle del Reading Terminal Market o in uno dei tanti locali storici, ma dall’altra parte del fiume Delaware, a pochi chilometri di distanza e, soprattutto, in un altro Stato.

Critiche su critiche.

Alla fine, però, si arrivò quasi a una tregua gastronomica, perché lo stesso Bourdain ammise che quello di Donkey’s Place difficilmente poteva essere considerato un cheesesteak completamente tradizionale. Il motivo? Il pane.

Non il classico lungo filoncino in stile italiano, ma un panino rotondo, simile a una Kaiser roll, ricoperto di semi di sesamo.

E quando si parla di cibo, a Philadelphia anche la forma del pane può diventare una questione identitaria.

Perché gli americani tengono alle loro tradizioni, alla loro identità e, forse più di ogni altra cosa, alla loro squadra.

Redazione Agenfood

Redazione Agenfood

Agen Food è la nuova agenzia di stampa, formata da professionisti nel campo dell’informazione e della comunicazione, incentrata esclusivamente su temi relativi al food, all’industria agroalimentare e al suo indotto, all’enogastronomia e al connesso mondo del turismo.

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