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Un piano strategico nazionale per le materie prime: la proposta di Competere verso la diversificazione e la resilienza
(Agen Food) – Roma, 21 mar. – Un piano strategico nazionale per le materie prime alimentari, da aggiornare regolarmente, per fare in modo che crisi come quella attuale non accadano più. È la proposta di Competere – Policies for Sustainable Development, think tank europeo che sviluppa idee di policy per creare filiere sostenibili.
“Gli attori della filiera agroalimentare italiana sono frammentati e rischiano di avere poco potere contrattuale all’interno dello scenario globale delle materie prime, rimanendo così in balìa di dinamiche speculative e ideologiche. Dobbiamo lavorare come sistema Paese, tracciando una strategia di medio-lungo periodo che possa prevedere le esigenze della comunità e determinare le modalità di approvvigionamento per soddisfarle. Un piano strategico nazionale per le materie prime alimentari, con durata decennale e aggiornato ogni anno, che sostenga le realtà italiane nella definizione di scelte strategiche coerenti, solide e sostenibili” – afferma Pietro Paganini, Fondatore e Presidente di Competere.
Tre gli obiettivi principali del piano strategico secondo il think tank:
Reperire materie prime ad un costo competitivo e stabile;
Diversificare le fonti di approvvigionamento in un’ottica geopolitica strategica, garantendo così resilienza e flessibilità ed evitare eccessiva dipendenza verso alcuni Paesi;
Assicurare criteri di sostenibilità sociale ed ambientale oltre che il rispetto dei diritti dei lavoratori coinvolti, in un’ottica non ideologica ma di sostanziale pragmatismo.
Un piano di questo tipo permetterebbe di risolvere problematiche relative alla rigidità della catena di fornitura di alcuni prodotti. Ad esempio, l’indiscriminato boicottaggio dell’olio di palma ha portato gli operatori a riversarsi in massa sull’olio di girasole, una commodity che presenta vari problemi, come il fatto che vi sia un solo raccolto all’anno e una forte dipendenza da Ucraina e Russia (circa l’80% dell’export mondiale), e che ora sta finendo a causa dell’interruzione del commercio con quei Paesi. Molti operatori stanno già tornando verso l’olio di palma, la migliore alternativa possibile disponibile sul mercato, che ha dimostrato di essere salutare e soprattutto sostenibile. Questo ritorno deve convincere le imprese a investire su qualità, resilienza e sostenibilità, valutando con più attenzione le scelte del marketing.
“Con un’attenta definizione strategica non sarebbe successo: guidati da scelte razionali e non da logiche esclusivamente commerciali di breve termine o ideologiche, avremmo continuato a investire sulla filiera dell’olio di palma certificato sostenibile migliorandone ulteriormente le performance sia nutrizionali che ambientali.
Le nostre imprese, soprattutto le medio piccole della filiera alimentare, devono essere aiutate con strumenti di analisi strategica. Dobbiamo progettare filiere efficienti, resilienti, geopoliticamente efficaci e sostenibili. Altrimenti saremo sempre costretti a rincorrere le contingenze e le crisi di turno che saranno sempre più frequenti, di fatto compromettendo la nostra effettiva capacità di essere sostenibili. Dobbiamo avere un piano strategico a livello di Paese per creare catene di fornitura resilienti, diversificate e capaci di assorbire shock esogeni. Da qui dipenderà la nostra reale capacità di sviluppo futuro” – conclude Pietro Paganini.
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