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La pausa pranzo degli italiani: vince la piadina, paga il buono pasto
(Agen Food) – Milano, 13 ott. – Quanto costa oggi mangiare fuori ufficio? Dal panino consumato al volo al menù completo, la pausa pranzo rappresenta un appuntamento quotidiano che deve conciliare esigenze di alimentari, di tempo e attenzione al portafoglio. In occasione della Giornata mondiale dell’Alimentazione, che si celebra il 16 ottobre, Pluxee Italia, leader nel settore dei benefit aziendali e dell’engagement dei dipendenti, fotografa il costo delle diverse formule della pausa pranzo in Italia, attraverso i dati della ricerca realizzata in collaborazione con Ipsos Doxa, accendendo i riflettori sul rapporto tra sostenibilità economica, libertà di scelta e qualità della pausa pranzo.
I risultati mostrano come la scelta di cosa mangiare possa incidere sensibilmente sul costo finale. In Italia, il costo medio della pausa pranzo si attesta a 15,10 euro, mentre il valore medio del buono pasto si ferma a circa 7 euro (dati interni Pluxee). Un divario significativo, che mette in luce il peso di questa spesa sul budget quotidiano dei lavoratori e il ruolo del buono pasto come strumento di sostegno al potere d’acquisto. Una differenza economica che può riflettersi anche sulle abitudini alimentari, riducendo il margine di scelta tra le diverse proposte disponibili e rendendo più difficile conciliare convenienza, qualità e preferenze personali.
Il divario emerge anche nelle scelte più semplici: panino, piadina o toast accompagnati da bevanda e caffè rappresentano la soluzione più economica tra quelle rilevate per il consumo sul posto, con una spesa media di 9,80 euro. Per un primo piatto, sempre accompagnato da bevanda e caffè, si spendono circa 13,60 euro, mentre il costo sale a 15,90 euro per un secondo piatto, fino a raggiungere 21,10 euro per un menù completo. Una differenza di oltre 11 euro tra la formula più semplice e quella più articolata, che rende evidente quanto le abitudini di consumo possano influenzare la spesa quotidiana.
Anche la modalità di consumo fa la differenza. Scegliere l’asporto permette infatti di contenere i costi, con una spesa media di 7,90 euro per panino, piadina o toast, 11 euro per un primo piatto e 12,70 euro per un secondo. Soluzioni che rispondono a esigenze differenti, dalla rapidità alla convenienza, ma che evidenziano come anche le alternative più semplici possano superare il valore medio di un buono pasto.
A incidere sul costo è anche la posizione geografica. Se a livello nazionale un menù completo con bevanda e caffè costa mediamente 21,10 euro, nel Nord Est si raggiungono i 22,30 euro, seguiti dal Centro con 21,40 euro e dal Nord Ovest con 21,20 euro. Più contenuta, ma comunque significativa la spesa nel Sud e nelle Isole, dove si arriva a 19,90 euro. Differente che si accentuano ulteriormente a livello regionale: nel Lazio, ad esempio, un menù completo raggiunge i 23,80 euro, mentre in Lombardia si attesa a 20,80 euro. Prezzi che rendono ancora più evidente quanto possa variare la spesa per la pausa pranzo a seconda del luogo in cui si lavora.
“La pausa pranzo rappresenta un momento importante della giornata lavorativa, ma anche una voce di spesa che incide concretamente sul budget delle persone. I dati mostrano come il costo di un pranzo fuori ufficio possa variare sensibilmente in base alle abitudini di consumo e come, anche scegliendo soluzioni semplici, la spesa possa superare il valore medio di un buono pasto” dichiara Anna Maria Mazzini, Marketing and Product Director di Pluxee Italia. “In questo scenario, il buono pasto rappresenta un sostegno concreto al potere d’acquisto dei lavoratori, contribuendo ad affrontare una spesa ricorrente e offrendo maggiore libertà nella scelta quotidiana dei propri pasti. In occasione della Giornata mondiale dell’Alimentazione, questo aspetto assume un valore ancora più rilevante: poter contare su un supporto dedicato alla pausa pranzo significa infatti favorire l’accesso a un’alimentazione di qualità e più in linea con le esigenze delle persone, anche in un contesto caratterizzato dall’aumento dei costi”.
