(Agen Food) – Longarone (Bl), 13 ott. - Una magnum di spumante sciabolata dai maestri…

Il Vibonese punta alla prima DOC nel 2027: grazie al vino nuova rotta tra Costa degli Dei e Serre
(Agen Food) – Vibo Valentia, 13 ott. – Il territorio Vibonese punta, nel 2027, ad ottenere la sua prima Denominazione di Origine Controllata. La DOC Costa degli Dei, costruita nell’incrocio tra Zibibbo e Magliocco Canino, ha superato la fase regionale ed è oggi all’esame del Ministero dell’Agricoltura, dove sono in corso le integrazioni richieste. Sarebbe la prima DOC della provincia di Vibo Valentia e il riconoscimento di un patrimonio vitivinicolo che negli ultimi anni produttori e aziende hanno progressivamente raffinato. La notizia è il vino, ma la posta in gioco è più ampia. Fare della relazione tra costa e aree interne una nuova geografia del viaggio, capace di affiancare al turismo balneare esperienze legate all’agricoltura, all’enogastronomia, ai paesaggi rurali, ai piccoli centri e alle comunità che li abitano.
Giuseppe Berto lo aveva intuito già nel 1968, quando individuava il fascino di questo tratto di Calabria nella “combinazione del paesaggio marino con quello agreste”. Oggi, a pochi chilometri dalle località più conosciute della Costa degli Dei, quella relazione prende forma in una trama di produzioni recuperate, aziende agricole, cantine e nuove esperienze di ospitalità. A Pizzo, il Tartufo gelato è diventato uno dei prodotti più riconoscibili della città. Realtà come quella di Domenico Penna hanno portato una lavorazione artigianale nata negli anni Cinquanta fuori dai confini regionali, mantenendo un legame diretto con il luogo in cui quella tradizione è nata. Pochi chilometri più all’interno, sull’Altopiano degli Scrisi tra Maierato e Pizzo, Fattoria Greco coltiva cereali, olivi, vite e ortaggi e produce la propria farina attraverso un molino a pietra. È anche il territorio del Rosìa, grano tenero della biodiversità agricola calabrese che nel 2026 è stato ufficialmente iscritto dal Ministero tra le varietà italiane da conservazione, riconoscendo il valore di una risorsa genetica che rischiava l’erosione. A Francavilla Angitola, alle porte del Parco delle Serre, la storia di Cantine Benvenuto è parte, invece, da un ritorno. Giovanni Benvenuto sceglie di recuperare i vigneti appartenuti al nonno e lavora per undici anni sullo Zibibbo locale, fino al riconoscimento nel 2013 che ne consente la vinificazione come IGP Calabria. Oggi quei vigneti biologici sono anche luogo di visita e degustazione: il recupero di una varietà diventa così produzione, paesaggio e esperienza enoturistica.
Non è un itinerario costruito a tavolino, ma una geografia produttiva che esiste già e che ha solo bisogno di entrare stabilmente nelle mappe di chi visita il territorio: dal mare alle campagne, dai prodotti alle persone che li producono, dalle degustazioni alla conoscenza dei luoghi. È una Calabria “interiore”, secondo la definizione di Silvestro Serra, direttore del Touring Club Italiano, fatta di «piccoli e grandi borghi che possono raccontare una storia millenaria», immersi in una natura ancora lontana dai fenomeni di sovraffollamento turistico. Nel Vibonese questa geografia porta verso Serra San Bruno, la Certosa, il Bosco di Santa Maria e il Parco delle Serre.
Lo dimostrano anche esperienze nate lontano dai principali flussi. A Dasà, nelle Preserre Vibonesi, il progetto Pasta Grammar ha trasformato una community digitale internazionale dedicata alla cucina italiana in incoming reale: visitatori stranieri raggiungono il paese per preparare la pasta, imparare lavorazioni tradizionali e conoscere direttamente luoghi e comunità della provincia. Nella stessa direzione lavora Visit Mediterraneo che accompagna gruppi stranieri dentro aziende e botteghe, mettendoli in contatto diretto con produttori, artigiani e comunità normalmente escluse dai circuiti turistici più frequentati. Dal 2025 il GAL Terre Vibonesi sostiene le iniziative di animazione territoriale legate a progetti di questo tipo. È su questa capacità di trasformare patrimoni diffusi in ragioni concrete per arrivare, fermarsi e tornare che si gioca una parte della sfida turistica delle Terre Vibonesi: non sostituire il mare, ma utilizzare la sua forza attrattiva per aprire il viaggio a ciò che si trova alle sue spalle, distribuendo presenze e opportunità lungo più mesi dell’anno e in un numero maggiore di comunità.
Il tema sarà al centro della prima edizione del Festival Terre Vibonesi – “Terre che generano futuro”, in programma il 15 e 16 ottobre a Villa Klopè, a Francavilla Angitola. In particolare, i percorsi “Terre che accolgono” e “Terre che si raccontano” metteranno a confronto turismo, ospitalità, identità culturale e reputazione dei luoghi, fino ai Cantieri di Futuro chiamati a tradurre il confronto in proposte operative. Dalla nascente DOC alle esperienze che stanno portando visitatori nei piccoli centri, il punto di partenza è lo stesso: trasformare ciò che rende riconoscibile un territorio in un motivo per attraversarlo, conoscerlo e sceglierlo anche oltre la stagione del mare.
