(Agen Food) – Roma, 20 ott. - Con il business delle agromafie che ha raggiunto…

Tonno in scatola, quello italiano fa scuola nel mondo
(Agen Food) – Milano, 23 mag. – Acquistato dal 96% delle famiglie italiane che ne apprezzano praticità e comodità (58,6%), è consumato almeno una volta a settimana dal 60,6% degli italiani che praticano sport. Ben il 39,4% dei nostri connazionali lo sceglie come valida alternativa alla carne o al pesce fresco (Fonte: indagine AstraRicerche 2024 per Ancit – Associazione Nazionale Conserve Ittiche e delle Tonnare). Stiamo parlando del tonno in scatola: alimento ad alto valore aggiunto di uno dei settori più virtuosi e tradizionali dell’industria alimentare italiana. L’Italia è il secondo produttore europeo dopo la Spagna nonché uno dei più importanti mercati per il consumo di questo alimento a livello globale. Il settore delle conserve ittiche fa scuola nel mondo, rappresentando un valore per il territorio e per il Paese. Il tonno in scatola guida produzione e consumo, ma anche acciughe sotto sale e sott’olio, sgombri, sardine, salmone, vongole e antipasti di mare fanno del comparto il simbolo della tradizione gastronomica italiana, contribuendo al prestigio del made in Italy in tutto il mondo.
Sebbene i dati del 2023 parlino ancora di contrazione dei volumi (complice l’inarrestabile aumento dei costi di produzione e la riduzione del potere di acquisto degli italiani), i numeri si stanno riallineando con i livelli del 2019, a conferma della tenuta dei consumi. Nel 2023, la produzione nazionale di tonno in scatola si è attestata su 73.581 tonnellate (-0,91% sul 2019 contro -4,95% sul 2022), con un volume del prodotto totale disponibile per il mercato italiano di 143.250 tonnellate (-4,9% sul 2022), che ha alimentato circa 2,42 kg di consumo pro capite, a conferma dell’importanza del prodotto nella dieta degli italiani. A valore, il mercato è stato di 1.674 milioni di euro (+8% sul 2022 e +26,34% sul 2019, causa lo choc inflazionistico) per un settore che conta più di 1.500 addetti. Nello stesso arco di tempo, le esportazioni hanno raggiunto quota 27.926 tonnellate (+8,65% dal 2019).
L’andamento del settore conserviero ittico – che comprende anche sgombri, acciughe sott’olio e sottosale, sardine, salmone in scatola -, rispecchia quello delle conserve di tonno, con consumi a volume in calo sul 2022 (-5,93% con 18,3 mila tonnellate tra alici, sgombro, salmone, sardine, vongole e altre conserve), ma in sostanziale tenuta nel 2019 (-3,8%). Il fatturato del settore conserviero ittico nel 2023 è stimato in circa 2 miliardi di euro.
I consumi sul retail in linea con il 2019, buoni trend per il tonno al naturale
I consumi sul canale retail (GDO + Discount) parlano di vendite a volume per il tonno sott’olio e al naturale di quasi 111.000 tonnellate (praticamente in linea con le 111.425 tonnellate del 2019, segnando un -4,59% sul 2022), a fronte di un valore totale di mercato, che include tutti i canali, di circa 1.674 milioni di euro (+7,6% sul 2022 e +20% sul 2019). Analizzando le tendenze per singolo prodotto, a fronte di una stabilità del tonno all’olio (e fase di assestamento che ha avuto dei picchi importanti nel 2020-2021), si registra un leggero incremento del tonno al naturale (probabilmente per ragioni salutistiche).
“Il mercato si sta riposizionando rispetto al pre-Covid – afferma Giovanni Battista Valsecchi, Presidente di Ancit -. Il 2023 non è stato un anno facile per il comparto delle conserve ittiche, con uno shock inflazionistico che ha generato una perdita dei volumi sui mercati. In particolare, il costo dell’olio d’oliva, ingrediente alla base della ricetta della tradizione, desta preoccupazione: le avversità del cambiamento climatico, dalla siccità agli agenti patogeni, si riflettono sul calo delle produzioni con conseguente incremento del suo prezzo. Ma al di là delle difficoltà che il mercato sta vivendo ci conforta sapere che, rispetto al 2019 (dopo i picchi registrati nel 2020-2021), i consumi a volume sono rimasti sostanzialmente stabili e che, nel frattempo, l’industria è andata avanti nella direzione di nuovi prodotti e dell’innovazione. Siamo di fronte ad una fase di assestamento che non ha ancora trovato un suo punto di caduta definitivo, per un auspicato rilancio del comparto. L’andatura del mercato nazionale si conferma anche nell’export, in corso di assestamento con valori comunque superiori al 2019. Il punto di caduta rispetto al 2019 è comunque positivo”.
Conserve ittiche e circular economy: un comparto virtuoso
L’industria italiana delle conserve ittiche è costantemente impegnata a razionalizzare i processi produttivi e rendere sempre più efficiente l’impiego delle risorse, dei residui di lavorazione e dell’energia. Il tonno in scatola possiede diverse prerogative di sostenibilità, con un ciclo produttivo a basso impatto ambientale, un limitato impiego di acqua ed energia e il riutilizzo dei residui di lavorazione in importanti settori produttivi, diventando un esempio virtuoso di circular economy. Nell’industria delle conserve ittiche, del pesce non si butta via niente. Grazie all’upcycling e ai processi innovativi, una volta selezionata la porzione di pesce da destinare all’inscatolamento (43-45% del totale), il resto del tonno pescato (pari a oltre il 50% – carne rossa, pelle, scheletro, testa, ecc.), può essere trasformato in numerosi co-prodotti destinati all’alimentazione e/o utilizzati nella farmaceutica, nutraceutica e nella cosmesi. Inoltre, sempre nel segno dell’innovazione e della sostenibilità, il settore ha compiuto un ulteriore passo avanti con lo sviluppo di nuovi prodotti che prevedono un minor contenuto di olio nelle confezioni, a fronte dello stesso quantitativo di tonno, rispondendo alle esigenze del consumatore in termini di sostenibilità, lotta allo spreco alimentare, alimentazione sana ed equilibrata.
Italiani virtuosi nel riciclo
Le scatolette di tonno sono fatte di materiali – alluminio e acciaio – riciclabili al 100% all’infinito senza perdere le proprie intrinseche qualità. Gli imballaggi sono una delle voci più impattanti sulla sostenibilità dei prodotti alimentari preconfezionati. Una premessa che fa onore: l’Italia è il Paese che più di ogni altro in Europa ricicla, arrivando al 71,5% effettivo. Nel 2023 l’Italia ha ottenuto risultati straordinari, con un nuovo record: sono state avviate a riciclo 428.043 tonnellate di imballaggi in acciaio (+2% rispetto all’anno precedente), sufficienti per realizzare circa 4.280 km di binari ferroviari, in grado di coprire idealmente la distanza tra Siena ed Edimburgo, permettendo di risparmiare 6.625 TJ di energia primaria e di evitare l’emissione di 539.000 tonnellate di CO2.
Il capitale umano dietro una scatoletta di tonno
La storia delle conserve ittiche è frutto di secoli di memoria e cultura di un Paese, tramandati di generazione in generazione: un saper fare antico che risponde a regole precise, ancora valide. Il comparto ha saputo evolversi, con l’avvento di nuove tecnologie e tecniche di produzione che hanno permesso di innalzare ai massimi livelli gli standard qualitativi e igienico-sanitari, pur restando fedele alla tradizione. Macchine di ultima generazione a raggi infrarossi, impianti automatizzati, barriere tecnologiche alle contaminazioni, certificazioni di qualità, protocolli sanitari per l’alimentazione: anche se l’innovazione ha fatto passi da gigante, in tutti i processi è l’elemento umano ad essere insostituibile per controllare un sistema di produzione. Dal capitano del peschereccio al suo macchinista, dal veterinario pubblico che controlla il pesce in tutte le fasi di lavorazione, dai tecnici della cottura agli esperti della ricetta, dai pulitori ai selezionatori, dai meccanici dell’inscatolamento ai controllori della qualità, fino ai responsabili della logistica ed ai trasportatori, sono tante le professionalità che concorrono al successo di una scatoletta o di un vasetto di tonno. Una curiosità: nell’industria ittica è alta la presenza di personale femminile. Uno dei patrimoni del comparto è rappresentato, infatti, in maniera esemplare dalla capacità e dall’abilità delle donne.
